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Trento
04 agosto | 09:06

Orsi, chiudere i sentieri? L'ex forestale: "Dire no perché così si creerebbero false sicurezze è umiliante. In montagna sicurezze non ci sono''

"Bisogna conoscere il comportamento animale per poter fare dei programmi di convivenza" spiega l'ex forestale Stoffella che sulla chiusura dei sentieri in presenza di orsi, dopo le dichiarazioni della Sat, ha affermato: "Molti hanno dimenticato che ai tempi del covid era vietato circolare ovunque non solo su qualche sentiero. Forse rinunciare a qualche chilometro di escursioni per un periodo su 5600 chilometri disponibili è troppo? Forse perdere qualche pernottamento sulla media dei 64000 annui nei rifugi è troppo?''

TRENTO. Chiudere i sentieri in Trentino quando ci si trova in presenza di orsi “non risolve il problema ma è un'azione di collaborazione, di sensibilizzazione e permette di attenuarlo”. Le parole sono quelle dell'ex custode forestale Alberto Stoffella che per anni ha vissuto a stretto contatto con la fauna selvatica.

 

Il tema è molto discusso anche a seguito delle dichiarazioni rilasciate alla Sat che ha spiegato essere “Inefficace e improbabile interdire agli esseri umani le zone in cui è presente l'orso" (QUI L'ARTICOLO). C'è poi il tema del radiocollare, dei corridori faunistici e di come gli esemplari di orsi presenti in Trentino siano sempre più consanguinei. La fauna selvatica ha spiegato ancora Stoffella “Ha bisogno di persone di altissima competenza sul territorio non sulla tastiera”.

 

Una delle tematiche discusse è quella dell'utilizzo o meno del radiocollare. Uno strumento che ha degli aspetti positivi ma anche negativi. Lei cose ne pensa?

Bisogna pensare che la gestione della fauna non si risolve con i radiocollari. La tecnologia certamente aiuta ma ci deve essere per prima cosa una base chiara di come va gestita la fauna.

Il radiocollare è un palliativo, una forma tecnologica che contribuisce a dare un grande aiuto ma deve essere gestita in maniera corretta. Non bisogna però pensare che sia la soluzione e che dia certezze assolute, ma certamente potrebbe consentire di mitigare diversi problemi.

 

Lei parla di “base chiara” per gestire la fauna. Cosa intende?

Che bisogna conoscere profondamente. Da noi purtroppo i ricercatori di campo non ne abbiamo più. Sono ricercatori che hanno contatti diretti con l'animale.

Abbiamo l'Ispra che rilascia un parere basandosi su simulazioni in cui si ipotizza uno scenario e di conseguenza si danno delle soluzioni.

Ma la fauna selvatica ha bisogno di persone di altissima competenza sul territorio non sulla tastiera. Fare ricerca di campo significa dedicare la vita a quello. Io non voglio polemizzare con nessuno ma quando si vogliono gestire degli aspetti bisogna conoscerli. Bisogna conoscere il comportamento animale per poter fare dei programmi di convivenza.

 

In Trentino si discute sul fatto che gli orsi si sono tutti fermati nella zona occidentale e non si è invece verificata un'espansione sull'arco alpino. Questo per quale motivo è successo? E' un problema la mancanza di corrido faunistici?

I corridoi possono essere utili. Ma un animale destinato ad andare in dispersione cerca di superare qualsiasi ostacolo. Questo può creare delle vittime perché attraversano autostrade e ferrovie.

Bisogna poi considerare che la dispersione degli orsi, parliamo in particolare delle femmine, anche secondo alcune ricerche fatte, è molto lenta.

La dispersione principale è quella dei maschi, fra di loro c'è competizione e spesso i giovani si devono allontanare. Abbiamo avuto il caso di M49 che dopo essere fuggito dal Casteller è tornato nel Trentino Occidentale. Ma lo ha fatto perché voleva riprodursi ed è tornato su un territorio dove erano presenti delle femmine. Nonostante poi il Trentino dicano sia molto antropizzato, ha un aspetto positivo che è quello dell'offrire ancora risorse come il cibo.

 

Negli orsi in Trentino c'è un problema genetico?

In Trentino abbiamo una popolazione di orsi sempre più consanguinea. Numerosi plantigradi che avevano un patrimonio genetico vario perché legato ai fondatori stanno scomparendo. Lo stesso è successo con KJ1. Il fatto di avere una popolazione consanguinea significa geneticamente sempre più povera. E questo porta, purtroppo, che comunque non avrà un futuro andando avanti così. Per questo le proposte di sterilizzazione che sentiamo sono fuori dal mondo, fuori di una gestione faunistica. Si deve decidere quanta natura si vuole.

 

La 'chiusura' dei sentieri è utile oppure no? La Sat si è già espressa spiegando che sarebbe un intervento inefficace e improbabile

La chiusura dei sentieri può essere una forma di rispetto e di prevenzione. Rispondere come fa la Sat dicendo che questa azione dà false sicurezze è umiliante. In montagna, è bene chiarire, sicurezze non ce ne sono. E' una forma per collaborare e attenuare un problema. Se abbiamo un orso con il radiocollare si possono dare indicazioni puntuali tutti i giorni, ora per ora. Nessuno dice che tu risolvi il problema ma si dimostra di essere sensibili verso una determinata questione. Molti hanno dimenticato che ai tempi del Covid era vietato circolare ovunque non solo su qualche sentiero, una passeggiata solitaria nel bosco poteva costarti veramente cara. Forse rinunciare a qualche chilometro di escursioni per un periodo su 5600 chilometri disponibili è troppo? Forse perdere qualche pernottamento sulla media dei 64000 annui nei rifugi è troppo? Evidentemente questa è l’opinione della commissione ambiente della Sat

 

In tema orsi le reazioni nelle persone in alcuni casi sono davvero eccessive. Stiamo andando verso una vera e propria psicosi?

Ci siamo già ad una psicosi. Non si può attribuire una colpa a qualcuno perché questa psicosi si genera per vari motivi. Tra questi anche il continuo bombardare su questi temi da parte dell'informazione. E' normalissimo che provoca delle reazioni anche in chi aveva una opinione soft. Ecco allora che il problema diventa essere più antropologico che zoologico. Dobbiamo metterci nell'idea che l'ambiente presenta sempre i suoi pericoli. Alcuni, invece, vorrebbero solo una natura addomesticata , quella che ci fa comodo a noi, quello che non ci piace lo eliminiamo.

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