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| 02 ago 2024 | 07:13

Peste suina, confermati 6 focolai nel Nord Italia: "Pronte misure straordinarie". L'Alto Adige: "Massima attenzione" 

L'Alto Adige non registra al momento casi di peste suina ma l'attenzione rimane alta. Il cinghiale fra i vettori della malattia. Le autorità altoatesine spiegano: “Non abbiamo una popolazione di cinghiali stanziale. Questi mammiferi si avvicinano agli escrementi dei suini e possono quindi portare la malattia nelle stalle”

Peste suina, confermati 6 focolai nel Nord Italia: "Pronte misure straordinarie"
di Redazione

BOLZANO. A partire dal 26 luglio sono stati confermati 6 focolai di Peste suina africana in altrettanti stabilimenti di suini in Lombardia (province Milano, Pavia), in Piemonte (provincia Novara) e in Emilia Romagna (provincia Piacenza).

 

A confermarlo è il Ministero della Salute che nelle scorse ore ha spiegato che è "in via di elaborazione una nota informativa al territorio per rinforzare il sistema dei controlli attraverso la disposizione di una serie di misure straordinarie, al fine di scongiurare la ulteriore diffusione della malattia”.

 

L'assessore all'agricoltura dell'Alto Adige ha voluto rassicurare che la peste suina africana non ha trovato terreno fertile sul proprio territorio. Nessun caso registrato, ma c'è la massima attenzione.

Il primo caso di peste suina africana si è verificato in Italia nel 2022 mentre in Alto Adige, ad oggi, non è stata ancora rilevata alcuna malattia. La peste suina africana colpisce solo i suini - selvatici e domestici - è altamente contagiosa e di solito risulta fatale agli animali.

 

Il Servizio veterinario provinciale ha realizzato un opuscolo informativo, nel quale vengono illustrate le regole più importanti da adottare. Quando vengono individuati focolai della malattia, si applicano regole severe per l'allevamento e la lavorazione della carne. Anche l'abbattimento di intere mandrie rientra nel protocollo previsto. L'uomo ha un ruolo nella diffusione del virus, attraverso il contatto con animali, prima malati e poi sani, oppure abbandonando in natura scarti alimentari. 

Questo è un altro motivo per cui gli allevatori hanno già aumentato le misure di biosicurezza nelle loro aziende: i contatti non necessari tra animali e persone, al di fuori dell'allevamento, devono essere evitati il più possibile. Il principale vettore della malattia è il cinghiale. “In Alto Adige non abbiamo una popolazione di cinghiali stanziale. Questi mammiferi si avvicinano agli escrementi dei suini e possono quindi portare la malattia nelle stalle”, spiega Gerlinde Wiedenhofer, vicedirettrice del Servizio veterinario provinciale dell'Alto Adige.

 

È necessario portare sempre a casa i rifiuti, compresi quelli alimentari: un gesto che contribuisce alla tutela dell'ambiente e rappresenta una difesa dagli animali selvatici che si nutrono anche di rifiuti e scarti alimentari.

 

Ai gestori di malghe che allevano suini si consiglia di non nutrire gli animali con gli scarti di cucina; i controlli possono rientrare nelle ispezioni degli alpeggi condotte dalle autorità competenti. Anche i cacciatori sono coinvolti nella campagna di informazione. Ogni cittadino deve segnalare all'Azienda sanitaria o al Corpo forestale provinciale il ritrovamento di carcasse di cinghiale ed eventuali incidenti incidenti stradali, che coinvolgono animali selvatici. 

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