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Belluno
26 marzo | 22:24

Peste suina africana, la Provincia: "Necessario eradicare i cinghiali". L’esperto Citterio: "Fondamentali prevenzione e segnalazioni per contenere il rischio"

Recentemente, la vicepresidente della Provincia di Belluno è intervenuta sul tema della peste suina africana sottolineando l’importanza della prevenzione attraverso l’eradicazione del cinghiale, cacciato tramite appostamento con le altane. Per fare chiarezza sui rischi concreti sul territorio e le azioni da intraprendere abbiamo intervistato Carlo Citterio, dirigente veterinario all’Istituto zooprofilattico delle Venezie

BELLUNO. Recentemente, Silvia Calligaro, vicepresidente della Provincia di Belluno, è intervenuta rispetto al tema della prevenzione della peste suina africana (Psa) sul territorio tramite il controllo della popolazione di cinghiali. “La prevenzione - ha affermato - prevede l’eradicazione del cinghiale. Il controllo di questa specie viene effettuato nel bellunese attraverso la caccia di appostamento con le altane, che sono controllate dalla Polizia Provinciale. Dispiace che si sia creato un certo allarmismo attorno a questo genere di strutture, foriero di malumori”. Quali sono però ad oggi i rischi di diffusione della malattia sul nostro territorio? 

 

Lo abbiamo chiesto a Carlo Citterio, dirigente veterinario dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie al Centro specialistico fauna selvatica dell’Unità operativa ecopatologica di Belluno. “Attualmente in Italia le zone di restrizione per la Psa riguardano il grosso focolaio tra Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana, più qualche zona in Calabria, Campania e Basilicata. Il Triveneto ne è indenne, però la malattia è tra le minacce più temute per la filiera suinicola per cui è estremamente attenzionata ovunque

 

Poiché infatti il virus è molto resistente e può essere facilmente portato in giro in maniera involontaria, su tutto il territorio nazionale è in atto un’azione di sorveglianza sia per quanto riguarda i cinghiali (con il controllo delle carcasse e degli esemplari con comportamenti sospetti) sia per i suini negli allevamenti, regolarmente testati. Questa particolare attenzione è necessaria perché prima si individua la malattia nel caso dovesse entrare nel territorio, prima si riesce a intervenire, altrimenti diventerebbe molto difficile contenerla soprattutto nei selvatici”. 

 

Cos’è la Psa e quali sono i rischi in Provincia di Belluno

La Psa è una malattia tipica dei suidi dell’Africa subsahariana, come il facocero o l’ilochero, sui quali però ha effetti minimi o nulli. Tra di essi si trasmette o attraverso il ciclo selvatico o tramite alcune zecche del genere Ornithodoros, non presenti in Europa. Quando colpisce i suidi europei, può avere effetti devastanti e la trasmissione può avvenire sia tramite contatto con esemplari e cadaveri infetti sia in via indiretta tramite residui alimentari, trasmettitori passivi (come l’uomo), veicoli, mangimi e così via. Non c’è tuttavia un rischio di trasmissione all’essere umano o altre specie animali.

 

“Si tratta di una malattia che si diffonde lentamente sul territorio - prosegue Citterio - e ciò permette un maggiore monitoraggio. Tuttavia il rischio di introduzione nelle aree indenni rimane, poiché può essere portata in giro passivamente: per questo sono previste campagne informative e regolamenti come il corretto smaltimento dei rifiuti o il divieto di portare fuori dalle zone di restrizione materiali a rischio e derivati di origine suina. Anche in Veneto l'introduzione tramite fattore umano è comunque imprevedibile. Come personale veterinario facciamo decine di corsi ed eventi, mentre per gli addetti ai lavori, come allevatori e cacciatori, ci sono prescrizioni specifiche. Tuttavia è importante che tutti i cittadini conoscano i comportamenti da tenere: in particolare, se ci si imbatte in carcasse di cinghiali o in esemplari con comportamenti anomali, è bene fare una segnalazione alle autorità sanitarie o di gestione faunistica”.

 

L’eradicazione è difficile: più importanti prevenzione e segnalazioni precoci

Nel Programma per la peste suina africana cofinanziato dall'Ue 2025-2027 e nelle “Strategie di prevenzione, controllo e comunicazione della Psa in Veneto e Friuli Venezia Giulia” è data particolare importanza alla conoscenza e alla consapevolezza tramite incremento delle attività di formazione e informazione. E per quanto riguarda l’eradicazione dei cinghiali? "Un diradamento del cinghiale - conclude Citterio - andrebbe comunque fatto perché è un animale che causa diversi danni ad agricoltura e biodiversità. Una vera e propria eradicazione è invece estremamente difficoltosa, soprattutto perché la specie è in grande espansione, resistente e prolifica, quindi difficile da eradicare: più appropriato sarebbe parlare di diradamento, cioè una diminuzione nel numero.

Riguardo la Psa, nelle zone indenni la cosa più importante sono la prevenzione e la segnalazione precoce. Avere un numero ragionevolmente basso di esemplari aiuta le operazioni in caso di insorgenza della malattia, tuttavia il cinghiale è già soggetto a un piano di controllo: la cosa importante è intervenire prima, quando le regole da seguire sono meno stringenti e si può agire su una scala più larga e con sicurezza maggiore”.

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