Peste suina africana, la Provincia stanzia 10 mila euro per analisi gratuite sui cinghiali abbattuti: accordo con l’Ulss per rafforzare la prevenzione
Un investimento di 10 mila euro per un anno da parte della Provincia per i costi dell’ispezione veterinaria sui cinghiali cacciati in favore dei cacciatori abilitati all’attività venatoria: è l’oggetto della convenzione tra l’ente e l’Ulss 1 Dolomiti per l'eradicazione della peste suina africana, attualmente non presente nel nostro territorio ma comunque diffusa in regioni limitrofe

BELLUNO . Un investimento di 10 mila euro per un anno da parte della Provincia per i costi dell’ispezione veterinaria sui cinghiali cacciati in favore dei cacciatori abilitati all’attività venatoria: è l’oggetto della convenzione tra l’ente e l’Ulss 1 Dolomiti per l'eradicazione della peste suina africana (Psa). “La collaborazione con le riserve alpine di caccia per noi è fondamentale, per questo siamo soddisfatti di firmare questo accordo con l’Ulss 1 e di mettere a disposizione del territorio le risorse necessarie per esentare il pagamento delle analisi obbligatorie sui cinghiali abbattuti dai nostri controllori dentro il piano della Psa, mutuando una pratica prevista a livello nazionale per le zone rosse“ commenta Silvia Calligaro, vicepresidente della Provincia.
Del tema abbiamo già approfonditamente parlato con Carlo Citterio, dirigente veterinario dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie al Centro specialistico fauna selvatica dell’Unità operativa ecopatologica di Belluno, secondo il quale l’eradicazione del cinghiale a suo tempo auspicata da Calligaro è estremamente difficile, mentre nelle zone indenni come la nostra la cosa più importante sono la prevenzione e la segnalazione precoce (qui l’intervista).
La Psa è infatti una malattia virale altamente contagiosa e spesso letale per suini domestici (maiali) e selvatici (cinghiali), ma non si trasmette agli esseri umani. Negli ultimi anni ha rappresentato una forte minaccia per l’industria suinicola e la sua natura contagiosa, nonché la mancanza di un vaccino efficace, rendono la gestione una sfida complessa. Attualmente in Europa risultano attivi diversi focolai di malattia, che in Italia è presente soprattutto in alcune aree della pianura padana. La normativa attuale prevede che tutti i capi abbattuti di selvaggina selvatica grossa siano conferiti presso appositi centri di raccolta istituiti dalle Riserve per il rilievo dei dati biometrici, oltre alle verifiche di competenza da parte della Polizia provinciale. Su tutti i cinghiali abbattuti attraverso l’attività venatoria, in particolare, è obbligatorio l’esame trichinoscopico (dall’analisi del muscolo si cerca la presenza del parassita Trichinella), al fine di evitare il possibile insorgere di casi di trichinellosi umana per via alimentare.
Annualmente in provincia di Belluno vengono abbattuti circa 6-700 cinghiali: l’accordo stipulato tra Ulss 1 e Provincia mira a ridurre la consistenza della popolazione così da limitare i danni causati dalla specie alle coltivazioni e agli ambienti silvestri e prevenire la possibile estensione al territorio provinciale del fronte dell’epidemia, presente nelle regioni limitrofe. In particolare l’Ulss 1 si impegna a provvedere al prelievo di campioni di muscolo dai capi abbattuti e al raccoglimento di quelli raccolti da cacciatori e riserve di caccia, a inviarli all’Istituto zooprofilattico per le analisi e a gestire i risultati analitici, segnalando eventuali positività. La Provincia invece, per il tramite del corpo di polizia provinciale e degli uffici caccia e pesca, ha il compito di rendere effettivamente operative le misure di eradicazione e sorveglianza della Psa previste dai piani nazionali e regionali, di coordinare le azioni dei soci delle riserve alpine di caccia previste da questi piani e rendicontare alla Regione Veneto i risultati della loro applicazione.
“L’adozione di pratiche di biosicurezza rigorose è fondamentale per proteggere gli allevamenti di suini domestici e la collaborazione tra autorità competenti, cacciatori, allevatori e cittadini, è essenziale per il successo di queste misure” commenta Giuseppe Dal Ben, direttore generale Ulss 1 Dolomiti.












