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Bolzano
22 giugno | 20:53

"Se spendo 74 euro per salire, poi non mangio al rifugio": esplode la rivolta social contro i prezzi in Val Gardena

Il caso nasce da un post su Facebook contro i rincari estivi degli impianti di risalita: centinaia di commenti tra sdegno e difesa del business

ORTISEI. La protesta, come spesso accade, corre sui social: nasce da un post di denuncia e si trasforma in un dibattito capace di coinvolgere centinaia di persone. Al centro della discussione ci sono i prezzi, definiti "folli" dall'autore di uno sfogo su Facebook che punta il dito contro i costi degli impianti di risalita della Val Gardena per la stagione estiva. "Prezzi folli quest'anno per salire al Seceda! 74 euro! Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano i proprietari dei rifugi, come il Daniel, il Troier o il Sophie – scrive un utente –. Se uno già spende 74 euro per salire, poi non spende per mangiare".

 

La cifra si riferisce a un biglietto per due persone, quindi 37 euro a testa per un viaggio di andata e ritorno. In generale, nella valle ladina i prezzi per i singoli impianti variano dai 19 ai 41 euro, una forchetta che molti considerano decisamente fuori scala. "Trovo estremamente ingiusto che soltanto chi ha soldi possa ormai godere delle meraviglie di questa bellissima valle. Dovrebbero esistere alloggi e servizi alla portata di tutti", si legge tra i vari commenti.

 

Ma la discussione non si ferma alla superficie e si ramifica rapidamente, mettendo in luce posizioni molto diverse. C'è chi evoca dinamiche quasi esclusive: "Stanno semplicemente scegliendo chi vogliono in valle e chi no, selezionano i turisti. Ma credo che prima o poi si accorgeranno degli errori fatti e si pentiranno. La vera Val Gardena non esiste più... è puro business e basta!". Altri invece ribaltano la prospettiva, legando il rincaro alla gestione dei flussi e all'overtourism da Instagram: "Purtroppo la maggior parte dei turisti scambia la funivia per un semplice ascensore panoramico".

 

Tra i classici inviti a cambiare meta ("Trappole attira turisti. Andate altrove"), non manca chi difende i listini, ricordando che la Val Gardena non è mai stata una destinazione low cost. Immancabile, poi i commenti di chi sostiene semplicemente: "Andate a piedi" convinto che la montagna vada conquistata consumando la suola delle scarpe e che gli impianti non siano affatto obbligatori. Una posizione che solleva immediatamente un'altra questione non da poco: "E chi non può camminare?".

 

Mentre il confronto si sposta tra i sostenitori del pranzo al sacco e chi lamenta il caro-vita anche all'interno dei rifugi, emerge un'ulteriore anomalia che tocca da vicino i frequentatori più assidui, ovvero i possessori degli abbonamenti stagionali. Un utente fa notare con amarezza: "Perché con lo stagionale estivo non si può più salire al Seceda con ovovia e funivia, e neppure prendere la seggiovia del Fermeda? Io pago 415 euro per l'abbonamento e non posso salire? Se volessi farlo dovrei spendere altri 74 euro? Ma stanno scherzando?".

 

"Un aumento di venti euro in un anno per gli impianti di risalita è scandaloso. E' diventato tutto un business - commenta in chiusura il presidente del Cai Alto Adige, Carlo Alberto Zanella che aggiunge: "Si parla tanto dell'overtourism ma alla fine grandi numeri vogliono dire grandi guadagni. Ed evidentemente c'è chi se ne approfitta".

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