Poco personale e donne in attesa da un anno, la chirurgia ginecologica a Trento e Rovereto è in crisi. Ioppi: “Sedute operatorie insufficienti”. Parolari: “Si aspetta 14 mesi”
La chirurgia ginecologica all’ospedale di Trento e Rovereto sembra essere sempre più in crisi. Lo denunciano gli addetti ai lavori e la questione, ancora una volta, è stata portata in consiglio provinciale. I futuri pensionamenti rischiano di creare ancora più pressione

TRENTO. Richieste che aumentano, attese per un'operazione che arrivano a superare un anno e una dirigenza per la quale non è stata richiesta la specifica competenza chirurgica. La chirurgia ginecologica all’ospedale di Trento e Rovereto sembra essere sempre più in crisi. Lo denunciano gli addetti ai lavori e la questione, ancora una volta, è stata portata in consiglio provinciale.
La consigliera del Partito Democratico, che già in passato ha seguito la situazione, è tornata a chiedere alla Giunta dei chiarimenti su quello che sta accadendo. Purtroppo ci si trova davanti, spiega "a donne in attesa d'intervento per prolasso genitale che a Rovereto attendono anche 14 mesi" e ancora di più a Trento.
“Sicuramente – spiega a il Dolomiti, il ginecologo Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici - abbiamo assistito ad un aumento delle richieste perché c'è un aumento della popolazione anziana. Ma questa crescita non è avvenuta in poco tempo e quello che vediamo oggi è legato alla difficoltà di andare a rispondere alle richiede dei cittadini a causa di una lunga lista di attesa degli interventi sia perché mancano operatori, sia perché le sedute operatorie per ginecologia sono poche o comunque insufficienti per rispondere alla domanda”.
Relativamente alle patologie benigne, che sono le più diffuse e che quindi più impattano sulla domanda di cura, i dati li ha riportati la consigliera Parolari nell'interrogazione presentata le scorse ore. All'ospedale S. Chiara nel 2023 gli interventi elettivi di chirurgia ginecologica eseguiti sono stati 498 (di cui 124 con una diagnosi oncologica), mentre nell’anno in corso gli interventi elettivi programmati sono 400 (di cui 117 con una diagnosi oncologica). L’attività di chirurgia ginecologica all’Ospedale di Rovereto, a novembre 2024, registrava una lista di attesa di 356 pazienti, di cui 19 in classe di priorità A, 118 in priorità B, 185 in priorità C e 33 in priorità D.
A far discutere tempo fa, era stato il bando per il nuovo primario dell'Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia dell'Ospedale di Trento, pubblicato in piena estate e scaduto lo scorso 19 agosto. La stessa Parolari aveva evidenziato che tra i requisiti richiesti non fosse presente una specifica esperienza nell'attività chirurgica. “E’ richiesto di saper 'organizzare' l’attività chirurgica nel senso di gestire la programmazione delle liste operatorie e la pianificazione della fase post operatoria, e soprattutto di possedere competenze documentate nelle attività ostetriche e in particolare ecografiche e di diagnostica invasiva" aveva spiegato. E gli stessi addetti ai lavori ancora oggi non nascondono il disagio che si è creato “Figlio – viene spiegato - di un'organizzazione che ha preferito avere sia a Trento che Rovereto una dirigenza e dei medici che non avessero fra le loro specialità quella di operare. Tutto questo va ad aggiungersi alla carenza di personale”.
E' “un'emergenza che non è stata adeguatamente come al solito preventivata” spiega ancora Ioppi che nella propria attività di ginecologo registra diverse pazienti in difficoltà sui tempi delle operazioni. “ Io come altri colleghi specialisti troviamo difficoltà a fare operare le pazienti nelle strutture aziendali– spiega il medico – specialmente quelle che presentano una patologia benigna e in particolare del pavimento pelvico . Premesso che si tratta di una patologia invalidante che colpisce non solo le persone anziane ma anche pazienti relativamente giovani che stanno aspettando da oltre un anno l'intervento. Per una paziente affetta da prolasso oltre ad essere offesa nella sua dignità va incontro a dei problemi fisici legati alla sfera urogenitale per non parlare della sedentarietà obbligata per riduzione che la patologia comporta sulla attività fisica importante in qualsiasi periodo della vita e raccomandata in particolare modo con il progredire dell’età”.
La situazione è difficile e rischia di peggiorare ancora di più nel prossimo anno a causa di alcuni pensionamenti che andranno ad impattare sul sistema.












