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Belluno
19 ottobre | 17:05

Soccorso Alpino e Speleologico, nuova sede in città e celebrazione dei 70 anni. Roberto Padrin: "Grazie a chi rende meno faticoso e più sicuro vivere in montagna"

Il presidente della Provincia Roberto Padrin: "Li chiamano gli angeli della montagna ma la definizione è fortemente riduttiva: i soccorritori sono persone in carne e ossa che mettono tempo, energie e preparazione al servizio di tutti coloro che vivono e frequentano la montagna"

Soccorso Alpino e Speleologico, nuova sede in città e celebrazione dei 70 anni
di Redazione

BELLUNO. "Grazie a chi rende meno faticoso e più sicuro vivere in pendenza", queste le parole del Presidente della Provincia di Belluno Roberto Padrin, intervenuto questa mattina a Belluno alla cerimonia di inaugurazione della nuova sede del Soccorso Alpino e Speleologico del Veneto, durante la quale, alla presenza di tantissimi volontari e delle istituzioni, è stato celebrato anche il settantesimo anniversario della nascita del Soccorso Alpino nazionale, che risale al 12 dicembre 1954.

 

"Li chiamano gli angeli della montagna ma la definizione, per quanto romantica e carica di affetto, non basta e risulta riduttiva, fortemente riduttiva" ha dichiarato Padrin, che ha specificato: "Gli angeli sono esseri spirituali, immateriali ed eterei. I soccorritori invece, gli uomini e le donne del Soccorso alpino, sono persone in carne e ossa che mettono il loro tempo, le loro energie e la loro preparazione al servizio di tutti coloro che vivono e frequentano la montagna".

 

Il presidente della Provincia ha poi rivolto un grande grazie alle persone del Soccorso Alpino, ai volontari e alle volontarie: "Sono impegno e sacrificio, sono preparazione, generosità e solidarietà. Sono lo spirito della gente di montagna, abnegazione, altruismo, freddezza e capacità di agire in contesti difficili. Sono competenze tecniche di altissimo valore, addestramento, formazione".

 

Un ultimo pensiero è stato poi rivolto alle persone vicine ai soccorritori, gli stessi che mettono a rischio la propria incolumità per garantire sicurezza e spesso salvezza agli altri: "Sono anche persone che aspettano con apprensione a casa e che, pur conoscendo il grado di rischio, condividono i loro cari con tutti noi, lasciandoli essere soccorritori e soccorritrici oltre che mariti, compagni, padri, sorelle, fratelli e parenti".

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