Un data center unico al mondo dal 2026 in Trentino: sorgerà nel cuore di una miniera attiva, lavori già in corso (VIDEO) e progetto presentato ufficialmente
Il progetto pionieristico e a ridotto impatto ambientale, da oltre 50 milioni di euro, prevede anche lo sviluppo di un polo di innovazione. Il rettore dell'Università di Trento Flavio Deflorian: "Diventiamo oggi un punto di riferimento europeo nella ricerca e sviluppo, contribuendo alla creazione di uno dei pochi poli di innovazione digitale green a livello globale”

TRENTO. Intacture. Si chiamerà così il primo e unico data center europeo costruito all'interno di una miniera attiva, nel cuore di una montagna, e sorgerà in Trentino in Val di Non, nel cuore della miniera di dolomia dell'azienda Tassullo: un ambiente naturale che offre condizioni ottimali in termini di protezione da inquinamento elettromagnetico, di sicurezza dei dati, risparmio energetico e di suolo e sostenibilità.
L'innovativa infrastruttura, il cui progetto è stato presentato ufficialmente oggi, 1 ottobre, nella sua sede di realizzazione – e i cui lavori edili e infrastrutturali sono in fase di avanzamento (VIDEO SOTTO) – verrà messa in funzione all'inizio del 2026 e prevederà un impegno finanziario complessivo di poco più di 50 milioni di euro – 18,4 dei quali provenienti da fondi Pnrr e 31,8 mila da risorse private.
Protagonista di questa sfida architetturale, ingegneristica, ambientale e tecnologica è Trentino DataMine, società espressione del partenariato pubblico-privato costituito dall’Università degli Studi di Trento (soggetto attuatore e guida scientifica del progetto) e un raggruppamento di imprese selezionato tramite gara pubblica: l’impresa edile e promotore Covi Costruzioni, l’acceleratore di tecnologia e business Dedagroup, il Gruppo GPI specializzato in digitalizzazione in ambito sanitario e ISA-Istituto Atesino di Sviluppo, con il progetto a cura della società di ingegneria integrata In-Site.
L'obiettivo, è stato spiegato, è quello di realizzare non solo un’infrastruttura digitale di ultima generazione integrata nel territorio e a ridotta impronta ambientale, ma anche di sviluppare un polo di innovazione, dove ricerca e sviluppo si intrecceranno su campi di applicazione strategici come scienze della vita, intelligenza artificiale, transizione energetica e cybersecurity.
"Con questo progetto diventiamo oggi un punto di riferimento europeo nella ricerca e sviluppo, contribuendo alla creazione di uno dei pochi poli di innovazione digitale green a livello globale”, ha dichiarato il rettore dell’Università di Trento Flavio Deflorian, che ha specificato: “Come Ateneo, alla base del nostro lavoro c'è sempre una filosofia orientata al futuro, che pone i giovani e le nuove generazioni al centro del cambiamento. Credo che l'innovazione sostenibile sia una delle chiavi per costruire un domani migliore, e ciò che realizzeremo insieme e gestiremo nel partenariato pubblico-privato è rivolto a creare soluzioni che abbiano un impatto positivo sull’ambiente e sulla società, oggi e per il futuro".
Entrando nei dettagli, grazie ad una location dalle specificità uniche il data center – la cui struttura sorgerà per oltre l’80% della superficie interamente in ipogeo fino a cento metri di profondità – rappresenta un unicum in Europa ed è tra i pochissimi progetti al mondo con caratteristiche similari. A distinguersi anche la sua unicità unicità progettuale, che lo rende a tutti gli effetti “The Natural Home of Data”, come evidenzia lo slogan stesso del nuovo brand: la protezione naturale offerta da novanta milioni di metri cubi di roccia dolomia rappresenta infatti una barriera capace di assicurare un altissimo livello di sicurezza elettromagnetica, digitale, idrogeologica e fisica, e in grado di proteggere la struttura e i dati ospitati anche da eventi naturali e persino da incidenti aerei.

"Abbiamo accolto con entusiasmo la sfida di questo progetto altamente innovativo, che ci spinge a coniugare al meglio le sfide tecniche con un quadro normativo nuovo e articolato: è un'opportunità che valorizza le nostre competenze e le nostre capacità di flessibilità e innovazione” hanno spiegato i consiglieri di amministrazione della compagine privata di Trentino DataMine Roberto Covi, Dennis Bonn e Roberto Loro. Ad essere specificato, nel corso della presentazione ufficiale del progetto, è stato come proprio i dati siano la materia prima del futuro: “Noi aiuteremo aziende e organizzazioni a conservarli e gestirli in modo sicuro ed efficiente, all’interno di un ecosistema progettato per generare benefici molteplici, attraverso i servizi di co-location per aziende pubbliche e private, le sinergie con il mondo della ricerca e lo sviluppo di soluzioni per il territorio, l’ambiente e la comunità. Inoltre, ad essere dimostrato è che il futuro della tecnologia può essere costruito in armonia con l’ambiente non solo senza comprometterne le performance, ma anzi potenziandole”.
E ad essere previsto dal progetto non è solo il data center: l'intenzione è quella di sviluppare un polo di innovazione per promuovere ricerca e sviluppo - negli ambiti della salute, dell’intelligenza artificiale, della sicurezza digitale e della transizione energetica - mirando a coinvolgere in futuro startup, nella creazione di soluzioni innovative e sostenibilità, e a collegare ricerca e innovazione con mercato e sviluppo d'impresa.

Inoltre, l’infrastruttura si aprirà alla comunità, con spazi dedicati a eventi e progetti che coinvolgeranno persone e studenti: ad essere realizzata sarà una vera e propria “agorà” moderna volta a favorire l’interconnessione tra innovazione e persone. Insomma, non un freddo ambiente digitale, ma uno spazio “umano” propulsore di reti sociali e strumenti collaborativi a favore di individui e comunità.
Tornando alle caratteristiche uniche del futuro data center, da sottolineare è anche l'aspetto relativo alla minimizzazione dell'occupazione del suolo: se realizzata completamente in superficie, l'infrastruttura avrebbe occupato l’equivalente di ventuno piscine olimpioniche, mentre grazie alla sua struttura quasi completamente sotterranea ne occuperà poco più di una. Grazie alla posizione strategica della miniera a seicento metri di altitudine, ad un clima fresco e alla temperatura costante nel sottosuolo di dodici gradi, Intacture sarà inoltre in grado di ridurre significativamente uno dei principali problemi dei comuni data center, ovvero il consumo energetico legato al raffreddamento dei server. Per quanto riguarda poi l'approvvigionamento, l'energia consumata proverrà esclusivamente da fonti rinnovabili: aspetto che si traduce in un abbattimento significativo delle emissioni di carbonio e in un ridotto impatto ambientale.
Ma cosa offrirà Intacture al territorio e all'Italia? Essendo un Edge Data Center, decentrato, con una dimensione progettata per favorire l'elaborazione di prossimità, permetterà di gestire i dati riducendo la latenza nella trasmissione e i costi di larghezza di banda, trattandoli vicino a dove vengono prodotti e utilizzati, favorendo quindi velocità di trasmissione e maggiore efficienza. L’infrastruttura, viene spiegato, è progettata per essere adattabile alle esigenze locali, creando un volano digitale per i più diversi settori - dalla sanità, all’agricoltura, all’industria manifatturiera fino alla viabilità - in linea anche con gli investimenti sulla fibra ottica realizzati dalla Provincia di Trento.
In sintesi, si tratta di un progetto importante non solo per il territorio trentino, ma anche per l'intero Paese: la sua posizione strategica, è stato spiegato nel corso della presentazione ufficiale, renderà infatti possibili collaborazioni anche su progetti nazionali e internazionali, facendone un’infrastruttura che potrà contribuire allo sviluppo di una “data center economy” italiana sempre più plurale e competitiva.












