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| 18 lug 2025 | 16:39

Alex Marangon, il mix letale di sostanze dietro la tragedia di Vidor: l'esame tossicologico conferma la presenza di cocaina e ayahuasca

Il giovane, originario del paese di Marcon, lavorava in un bar de lago di Caldaro. Scomparso nella notte tra il 29 e il 30 giugno del 2024, era stato ritrovato senza vita a otto chilometri dall'abbazia di Vidor, dove si trovava per partecipare a un ritiro shamanico

Alex Marangon, il mix letale di sostanze dietro la tragedia di Vidor

TREVISO. Aveva 25 anni, lavorava in un bar del lago di Caldaro e spiazzava tutti con un sorriso enorme e disarmante. E con la sua gentilezza rara. Alex Marangon, di origine veneziana,  a giugno 2025 era partito da casa alla volta dell’abbazia di Vidor, nel trevigiano, per partecipare a un ritiro sciamanico guidato da due curanderos colombiani. Due giorni dopo, il suo corpo è stato ritrovato nel Piave, trascinato dalla corrente per otto chilometri. Secondo i presenti all'evento il ragazzo si sarebbe allontanato improvvisamente dal resto del gruppo in stato di forte agitazione. La denuncia alle forze dell'ordine era stata presentata solo il giorno successivo. 

 

Dopo più di un anno dalla sua morte i risultati tossicologici confermano la presenza nel suo corpo di cocaina e ayahuasca. Nonostante l’analisi del capello abbia escluso un uso regolare di cocaina (potrebbe essere stata la prima volta), il referto tossicologico evidenzia una «presenza importante» della sostanza, compatibile con un’assunzione avvenuta poche ore prima della morte. Confermata anche la presenza di Mdma (ecstasy) e cannabinoidi. La relazione eseguita da esperti dell'ospedale Burlo Garofolo di Trieste, è stata consegnata alla Procura della Repubblica di Treviso.

 

Secondo quanto emerso dalle testimonianze, dopo aver ingerito il decotto allucinogeno, Alex avrebbe iniziato a mostrare segni di agitazione e sarebbe uscito all’esterno dell’abbazia. Da quel momento si sono perse le sue tracce. Era la notte tra il 29 e il 30 giugno. Il suo corpo è stato ritrovato due giorni dopo nel Piave, all’altezza di Ciano del Montello, a circa otto chilometri dal luogo della caduta. L’autopsia ha rilevato due traumi letali, uno cranico e uno toracico. Il sostituto procuratore Laura Valmassoi sta ora valutando la possibilità di modificare l’ipotesi di reato da omicidio volontario contro ignoti a «morte in conseguenza di altro reato», legata alla somministrazione combinata di sostanze stupefacenti. Resta tuttavia aperta anche l’ipotesi di un tragico incidente. 

 

Con il riscontro tossicologico, in sostanza, si rafforza l'ipotesi di una sua perdita di contatto con la realtà e si esclude una qualsiasi responsabilità di terzi. 

Subito dopo la morte del ragazzo i suoi famigliari avevano chiesto a gran voce che la qualcuno raccontasse al verità poichè convinti che, soprattutto i due curanderos, avessero molto da nascondere, soprattutto alla luce del loro rientro in Colombia, avvenuto poche ore dopo la morte del ragazzo. Si indagava quindi intorno a una morte violenta avvenuta per mano di qualcuno. 

 

 

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