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| 02 ott 2025 | 09:13

Morì durante un rito sciamanico: quattro persone indagate per la scomparsa del 25enne Alex Marangon

L'ipotesi su cui indaga la magistratura è quella di morte come conseguenza di altro reato

Morì durante un rito sciamanico: quattro persone indagate per la scomparsa del 25enne Alex Marangon

TREVISO. La Procura della Repubblica di Treviso ha formalmente iscritto nel registro degli indagati quattro persone in relazione alla morte di Alex Marangon, il giovane barista di 25 anni originario di Marcon (Venezia), trovato senza vita il 2 luglio 2024, sul greto del fiume Piave a Vidor (Treviso).

 

Il ragazzo, che lavorava al “Gretl Am See”, un bar sul lago di Caldaro, in Alto Adige, stava partecipando a un ritiro spirituale della durata di tre giorni proprio all'abbazia di Vidor.

 

L'ipotesi su cui indaga la magistratura è quella di morte come conseguenza di altro reato, in particolare la cessione di sostanze stupefacenti durante quello che è sempre stato definito un rito sciamanico.

 

La svolta arriva dopo oltre un anno di battaglie e denunce da parte dei genitori di Alex, che non si sono mai arresi all'idea del suicidio o di una caduta accidentale in stato alterato. La famiglia ha sempre puntato il dito contro gli organizzatori e gli animatori dell'evento svoltosi all'interno dell'ex abbazia di Vidor, arrivando a sporgere querela anche per omicidio.

 

Gli indagati sono gli organizzatori dell'evento, Andrea Zuin e Tatiana Marchetto, e due "curanderos" di nazionalità colombiana, Jhonni Benavides e Sebastian Castillo. Questi ultimi avrebbero gestito la "liturgia pagana" durante la quale, secondo le accuse, sarebbero state somministrate sostanze allucinogene proibite in Italia, tra cui l'ayahuasca.

 

Gli esami tossicologici disposti dalla magistratura hanno confermato l'assunzione da parte di Marangon di sostanze, nello specifico l'erba sudamericana ad effetti allucinogeni e cocaina. L'ipotesi principale degli inquirenti è che Marangon, privo del controllo di sé a causa delle sostanze assunte, abbia compiuto un atto autolesionistico inconsapevole. Si ritiene probabile che, vagando nei pressi del luogo della festa, si sia gettato da un terrapieno finendo otto metri più in basso, sul greto roccioso e poco profondo del fiume Piave, trovando così la morte.

 

Il corpo del giovane fu ritrovato due giorni dopo la scomparsa, alcune decine di metri a valle rispetto all'ex abbazia. Inizialmente i traumi riscontrati sul corpo erano stati attribuiti a un possibile pestaggio, ma i consulenti li hanno in seguito ritenuti compatibili con la violenta caduta sul letto del fiume.

 

La Procura di Treviso, pur accogliendo la denuncia - querela presentata dalla famiglia a fine luglio, ha archiviato l'ipotesi di omicidio volontario, riqualificando il fascicolo nel reato di morte come conseguenza della cessione di sostanze stupefacenti, che ora viene contestato ai quattro indagati.

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