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Trento
26 agosto | 13:39

Aumentano i casi di fragilità psichica e sociale. Il Comune stanzia 430 mila euro. La psicologa: "Anche i social contribuiscono all'isolamento"

l nuovo gestore dovrà mettere a disposizione una sede attrezzata con uno spazio dedicato all’ascolto, al sostegno e ai gruppi di auto - aiuto. Le attività di socializzazione, gioco, sport e cultura potranno svolgersi anche in maniera diffusa. Siamo abituati a considerare i social come un pericolo soprattutto per i giovani - prosegue -, che in fondo lo è, ma ha coinvolto anche gli adulti. Sempre di più tendono ad isolarsi, restare a casa, diventando dipendenti dai social, pensando di rispondere così al disagio, in realtà aggravando ulteriormente il problema"

Aumentano i casi di fragilità psichica e sociale
di Giorgia De Santis

TRENTO. Aumentano le persone in condizione di fragilità psichica, sociale e relazionale e, in risposta a questo incremento, la Giunta comunale ha finanziato un intervento per potenziare i servizi e i punti di riferimento destinati agli adulti a rischio emarginazione.

 

Tra gli interventi previsti, ci sono la realizzazione di un punto di ascolto e sostegno, gruppi di mutuo aiuto, attività di socializzazione, ludico - sportive e culturali di gruppo.

 

Nei prossimi giorni, verrà pubblicato un bando per l’assegnazione del finanziamento - 430 mila euro per due annualità - con il quale il nuovo gestore dovrà realizzare un insieme di interventi per potenziare le reti di sostegno e i servizi di prossimità all’interno del territorio della Valle dell’Adige. L’obiettivo del nuovo progetto è quello di contrastare le situazioni di marginalità, esclusione, isolamento, valorizzano il ruolo dei familiari e della società civile nella promozione della salute mentale, aumentando la consapevolezza dei diritti delle persone con sofferenza mentale e disagio socio - relazionale.

 

Il contributo pubblico coprirà il 90% delle spese sostenute e le attività dovranno essere realizzate tra il primo gennaio 2026 e il 31 dicembre 2027, termine questo prorogabile per ulteriori due anni fino al 31 dicembre 2029. Il nuovo gestore dovrà mettere a disposizione almeno una sede attrezzata con uno spazio dedicato all’ascolto, al sostegno e ai gruppi di auto - aiuto. Le attività di socializzazione, gioco, sport e cultura potranno invece svolgersi anche in maniera diffusa, utilizzando diversi spazi presenti sul territorio.

Il nuovo gestore dovrà inoltre garantire il monitoraggio di almeno dieci progetti di accoglienza per adulti, pari a circa 50 ore al mese, che hanno l’obiettivo di aiutare la permanenza delle persone fragili nel proprio domicilio e a non vivere in solitudine, grazie al supporto di figure appositamente formate.

 

Il monitoraggio prevede il sostegno della relazione tra chi accoglie e chi viene accolto, il mantenimento della motivazione, la gestione di eventuali momenti di crisi e un costante confronto con il servizio Welfare e Coesione sociale per affrontare le difficoltà.

 

Le attività potranno contare anche sul contributo di volontari, che riceveranno una formazione adeguata, e sulla collaborazione di persone che hanno vissuto situazioni di difficoltà in prima persona e poitranno mettere a disposizione le competenze acquisite per supportare chi si trova in una condizione di fragilità.

 

Ma quali sono le motivazione che hanno provocato l'aumento delle fragilità e della solitudine tra gli adulti?

 

"Rispetto al passato ci sono una maggiore sensibilità e un’assunzione di responsabilità, che cercano di dare delle risposte - spiega la psicologa Roberta Bommassar, ex presidentessa dell'Ordine di Trento -. Un primo aspetto della problematica è che abbiamo una società che è spinta sulla produttività, sulla competitività, e sull’aspetto narcisistico del mostrarsi, che rende fragili. Sicuramente la rete sociale è indebolita rispetto al passato. Una volta i ritmi erano più lenti, minori, stanziali, ora c’è una mobilità sociale maggiore e le relazioni si "consumano" più rapidamente, diventando così più fragili e meno solide rispetto ad un tempo".

 

La psicologa approfondisce poi un ulteriore aspetto molto importante e in linea con i tempi.

 

"Siamo abituati a considerare i social come un pericolo soprattutto per i giovani - prosegue -, che in fondo lo è, ma ha coinvolto anche gli adulti. Sempre di più tendono ad isolarsi, restare a casa, diventando dipendenti dai social, pensando di rispondere così al disagio, in realtà aggravando ulteriormente il problema. Viviamo in una società iperconnessa, c’è un calo notevole delle relazioni in presenza e questo, oltre ad avere un effetto sociale, ha anche un effetto psicologico sul singolo, che in certi casi può essere devastante".

 

Fondamentale è rispondere alla problematica con interventi concreti e mirati.

 

"L'intervento del Comune - conclude la dottoressa Bommassar - è un provvedimento sicuramente apprezzabile, perché permette di dare una risposta individuale alla persona che è in difficoltà. I servizi psichiatrici sono sottodimensionati, hanno pochi operatori e tendono inevitabilmente a dare un sostegno di tipo farmacologico, quando invece in situazioni di questo tipo è importante creare una rete, un intervento psicosociale a chi ha bisogno di sostegno".

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