Cabinovia Apollonio-Socrepes, respinti i ricorsi. Cgil: “Vediamo chi alla Regione si assumerà la responsabilità di firmare l'autorizzazione per l’immunità di frana”
A poche ore dalla pronuncia del Tar del Lazio, che ha respinto i ricorsi contro la cabinovia Apollonio Socrepes, arriva il commento delle segretarie generali della Camera del lavoro e della Fillea Cgil di Belluno, che ribadiscono preoccupazione sul percorso di avvicinamento ai Giochi olimpici, evidenziando la totale assenza di eredità utili per il territorio e l’enorme impatto ambientale che ne deriverà

BELLUNO. “In passato in questa provincia si ignorarono tutti i segnali, compresa una frattura nel terreno, che avrebbero potuto evitare una tragedia immane. A parte l'amarezza e la rabbia nel constatare che non c'è memoria mai di nulla e ogni volta si invoca la tragica fatalità, quando invece si tratta di scelte politiche ben precise, restiamo in attesa di capire chi alla Regione Veneto si assumerà la responsabilità di firmare l'autorizzazione per l’immunità di frana dell'opera”.
A poche ore dalla pronuncia del Tar del Lazio, che ha respinto i ricorsi contro la cabinovia Apollonio Socrepes (qui i dettagli), arriva il commento delle segretarie generali della Camera del lavoro di Belluno e della Fillea Cgil di Belluno, che ribadiscono la loro preoccupazione sul percorso di avvicinamento ai Giochi olimpici, evidenziando anche la totale assenza di eredità utili per il territorio e l’enorme impatto ambientale che ne deriverà.
Da un lato, rispetto alla sentenza si interrogano sul prossimo passo nel percorso di realizzazione dell’impianto, cioè l'autorizzazione per l'immunità di frana, che sarà rilasciata quando Simico presenterà il progetto esecutivo della cabinovia in Regione. Dall’altro, i sindacati parlano di un grande spreco di risorse pubbliche, un’occasione mancata per la montagna bellunese e uno sfregio a un contesto naturalistico bello quanto delicato. “The show must go on, lo spettacolo deve continuare - scrivono Denise Casanova e Ilaria Sperandio - sembra essere l'unica giustificazione per qualunque grave problema di sostenibilità ambientale, economica e di etica che riguarda le Olimpiadi Milano-Cortina”.
Molte le cause elencate di questi problemi. “Si è cominciato - proseguono infatti - con lo stravolgimento delle linee guida con cui il Cio aveva scelto una zona di montagna, un ambiente alpino fragile per sua natura, per i Giochi: rifacimento completo della pista da bob con costi lievitati a dismisura, distruzione di una foresta di larici secolari, costruzione di un villaggio usa e getta vicino al greto di un fiume, che non lascerà nessuna eredità al territorio (come sarebbe stato se avessero ristrutturato l'ex villaggio Eni) e la cui legacy andrà ai luoghi dove le casette finiranno, pare al mare”.
C’è poi la scuola. “Si è anche paventata, e sembra per ora scongiurata, la possibilità di chiudere due settimane le scuole - ribadiscono - con danni non indifferenti per alunni e genitori, perché se i figli fossero rimasti a casa non sarebbero potuti andare a lavorare”. Un tema, questo, su cui avevamo interpellato proprio la stessa Casanova, che con l’occasione aveva evidenziato una situazione generale in provincia che spinge molti studenti, in particolare del Comelico, ad andare a studiare in Alto Adige (qui l’intervista).
E infine la cabinovia, che dopo la pista da bob si prospetta come l’altra grande fonte di dibattito pubblico, oltre che di impatto ambientale per il territorio dolomitico. “Si conclude in bellezza, con la possibilità di procedere con i lavori della cabinovia di Socrepes, altro scempio ambientale, con la gravità di proseguire nonostante la presenza di una frattura nel terreno, che si è aperta questa estate quando sono cominciati i lavori” concludono.












