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Belluno
08 giugno | 09:58

“C’è solo un capitano”: grande accoglienza per Javier Zanetti allo Sport Business Forum. “Un giocatore non è solo quello che fa in campo, ma soprattutto quello che fa fuori”

Stavolta è il Teatro gremito di tifosi a salutare per primo il campione. Il coro “C’è solo un capitano” ha accompagnato l’arrivo di Javier Zanetti, campione di calcio e vicepresidente FC Internazionale Milano, ospite dell’ultima serata dello Sport Business Forum. Una figura che ha lasciato un segno nello sport italiano, riconosciuto anche dagli avversari per la sobrietà, il rigore, la coerenza e l’essere “elegante in campo e un signore fuori”

BELLUNO. Stavolta è il Teatro Buzzati gremito di tifosi a salutare per primo il campione. Il coro “C’è solo un capitano” ha accompagnato l’arrivo di Javier Zanetti, campione di calcio e vicepresidente FC Internazionale Milano, ospite dell’ultima serata dello Sport Business Forum. Non è stato solo il capitano dell’Inter, ma è una figura che ha lasciato un segno nello sport italiano, riconosciuto anche dagli avversari per la sobrietà, il rigore, la coerenza e l’essere “elegante in campo e un signore fuori”.

 

Zanetti è infatti amato dal mondo calcistico italiano e internazionale. “La riconoscenza del mondo del calcio è la cosa che piace di più quando si smette, perché non te la regala nessuno. Ho sempre rispettato tutti i tifosi - esordisce - e loro lo hanno fatto con me. Certo il tifoso nerazzurro è unico per l’affetto che mi ha sempre dimostrato, ma anche con gli avversari deve esserci rispetto perché sono i tifosi la cosa più importante”.

 

Arrivato all'Inter a 22 anni, deve aspettare tanto per il primo trofeo, ma poi raggiunge quello che pochi altri club possono fare: il Triplete. “Prima di tutto eravamo una grande famiglia e un condottiero come Mourinho ci ha convinti che fosse possibile. In quella stagione - ricorda - abbiamo superato tante difficoltà, ma sapevamo di poter arrivare in fondo grazie a un allenatore con grande personalità e un gruppo che voleva restare nella storia. Lo abbiamo fatto dando tutto quello che avevamo. Inoltre c’era grande alchimia tra noi, la società e i tifosi: a Madrid (finale di Champions), scendendo in campo ognuno di noi vide il settore dell’Inter pieno e ognuno di noi, senza dire una parola, sapeva che dovevamo vincere per loro e per chi ci guardava da Milano e dal resto del mondo”.

 

Le sue parole ripercorrono quelle dell’avversario che lo ha preceduto, Alessandro Costacurta, a riprova del fatto che lo sport, quello vero, non conosce differenze: l’importanza di una società forte alle spalle, della complicità dello spogliatoio, del duro lavoro e degli obiettivi. E ribadiscono l'importanza dei valori nello sport, gli stessi che sono stati al centro di questa rassegna. “La vita è fatta di difficoltà che aiutano a crescere. Non è tutto dovuto, magari le nuove generazioni pensano che tutto sia facile, hanno fretta e cercano la scorciatoia, ma non è così. Se vuoi fortemente qualcosa - afferma - devi andare a prendertela. Forse oggi la fretta è diventata un’esigenza anche dei tifosi, ma soprattutto nel calcio serve tempo. E molto dipende dalla società: per fare funzionare la squadra in campo, bisogna avere fuori una squadra altrettanto forte che supporti la parte sportiva”.

 

Ed è quello che cerca di fare oggi, con una carriera che continua nella dirigenza del club. “Quando fui informato della vicepresidenza - prosegue - sapevo che sarebbe stata una grande responsabilità. Mi sono detto 'sei riconosciuto per quello che hai fatto in campo e ora sarai giudicato per quello che farai fuori': perciò mi sono messo a studiare alla Bocconi, per avere un’altra visione rispetto a quella cui ero abituato, e sto ancora studiando perché voglio essere una risorsa per il mio club”. Anche il suo esempio dunque, come già quello di Fiona May, dimostra ai giovanissimi presenti quanto sia necessario lo studio accanto allo sport.

 

Nel suo cuore, infine, anche l’Argentina, dove uno dei campioni è Lionel Messi, per il quale dalle sue parole traspare grande stima. “Quando ha alzato la coppa in Qatar l’ho ringraziato per la felicità che avevano regalato al nostro Paese. In passato è stato molto criticato - osserva - perché quando si guarda solo al risultato nessuno pensa a come si sente chi perde in campo, ma criticarlo era da pazzi perché è uno dei più grandi giocatori a livello mondiale e ora, finalmente, lo amano tutti”. In Argentina lui e la moglie hanno anche creato nel 2001 la Fondazione Pupi, che aiuta oltre 1000 bambini in difficoltà tramite lo sport, la salute e l’educazione, dando loro la possibilità di riscatto e la speranza di un futuro. “Per me lo sport è una palestra di vita - conclude - che mi ha aiutato a crescere tramite valori unici. Noi sportivi abbiamo una grande responsabilità: trasmettere questi valori perché sappiamo di essere un esempio per tanti. Un giocatore non è solo quello che fa in campo, ma soprattutto quello che fa fuori e non dobbiamo mai dimenticarci di essere un modello per giovani e bambini”.

 

Peccato proprio per quei bambini che aspettavano un suo autografo al termine della serata, come hanno fatto i colleghi che lo hanno preceduto. Erano piccoli, tutti con la maglietta e il sogno dell’Inter addosso, i libri della squadra in mano e un disegno da regalargli: sarebbe stato il finale perfetto.


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