Colata di fango in Cadore: “Le opere fatte in passato hanno permesso di mitigare il rischio”. Ma l'allerta continua: "Lavori senza sosta, incerta la riapertura della strada"
Si è riunito oggi il Consiglio provinciale, al termine del quale c’è stato un aggiornamento della situazione della frana che in questi giorni ha travolto abitazioni e bloccato la viabilità verso Cortina

BELLUNO. Si è riunito oggi il Consiglio provinciale, al termine del quale c’è stato un aggiornamento della situazione della frana che in questi giorni ha travolto le abitazioni a Cancia e bloccato la viabilità verso Cortina. “Fortunatamente non ci sono stati danni alle persone, ma la frana ha comunque travolto tutto quello che si è trovata di fronte. Oggi pomeriggio ci sarà un vertice a Borca di Cadore: il percorso che ci apprestiamo a fare non è semplice, ma devo dire che, in base alle prime analisi, gli investimenti di circa 10 milioni di euro fatti nell’area hanno permesso di evitare un disastro epocale, con una frana che è stata la peggiore tra quelle verificatisi in questi anni” commenta il presidente Roberto Padrin.
La riflessione centrale è infatti sul ruolo delle opere di contenimento: su una colata stimata di circa 60-70 mila metri cubi, ne hanno intercettati dai 40 ai 50 mila, mentre al rimanente è stata sottratta energia in maniera significativa. Opere che hanno appunto un ruolo di mitigazione: non è possibile, si ribadisce, fermare una montagna. “Durante la notte potevamo fare poco - spiega Massimo Bortoluzzi, consigliere delegato alla protezione civile - anche se ero già in contatto con prefettura e vigili del fuoco. Dal successivo giro in elicottero fatto abbiamo poi visto che ci sono ancora massi pericolosi lungo tutto il canalone, che però ci sono sempre stati e sempre ci saranno”.
.jpg?itok=fpaJhv5K)
Nell’area sono stati registrati 63 mm di pioggia in circa due ore: in dieci minuti sono scesi 30 mm di pioggia, una quantità definita da Bortoluzzi impressionante su un’area di 1,7 km. Ora si lavora per liberare la strada, ma il problema principale è dove portare il materiale, che sarà suddiviso tra imprese e aree adiacenti. Non si sa ancora quando sarà riaperta e serviranno dei protocolli perché, in caso di pioggia, la strada dovrà sicuramente essere chiusa visto che al momento le vasche sono piene e per svuotarle si stima ci vorranno almeno due settimane, se non un mese, in base al meteo.
“Già il giorno prima - prosegue Bortoluzzi - avevamo fatto un sopralluogo sul Marcora, dove si possono movimentare ancora circa 4 mila metri cubi instabili di materiale, anche se può succedere oggi come tra dieci anni. Con l’occasione avevamo verificato vasche e canalone anche sopra Cancia ed era tutto in ordine, pulito e perfetto, quindi di fatto non abbiamo responsabilità per l’evento specifico. Le opere, che servono per dissipare energia, frenare e far passare il materiale più fine trattenendo quello più solido, hanno infatti funzionato, in particolare la briglia “Sabo dam” (opera trasversale per trattenere i massi più grandi, ndr). Senza di esse, avremmo avuto massi in paese di 20 metri cubi: ho visto infatti massi movimentati di 25-30 metri cubi che hanno oltrepassato il canalone e chissà quanti ce ne sono sotto che al momento non vediamo. Adesso bisogna aprire di nuovo il tavolo, che era stato chiuso a seguito delle opere, per vedere cosa fare, anche se avevamo già in progetto ulteriori interventi. Al momento, se qualche sindaco ha avuto dei danni lo invitiamo a comunicarli, così visto lo stato di calamità cerchiamo di metterli tutti assieme”.
.jpg?itok=Pw_SG3nR)
Bortoluzzi ricorda poi come la frazione di Cancia sia ripetutamente interessata da eventi critici: il primo risale al luglio 1737, quando la colata causò ingenti danni agli abitati di Sala e Resinego provocando anche 17 morti, oltre a ulteriori eventi dal 1868 al 1948, con la distruzione del paese e numerosi morti. “Le opere fatte oggi hanno salvato l’area - puntualizza il consigliere - quindi quando sentite dire che non hanno funzionato non è vero: hanno mitigato il rischio, che in nessuna zona di montagna può essere azzerato”.
È stata attivata anche la protezione civile nazionale, mentre nel pomeriggio il senatore Luca De Carlo incontrerà il ministro Musumeci per capire come poter procedere nella conta dei danni e intervenire dopo la fase emergenziale.
Infine, alla richiesta della sindaca di Pieve di Cadore Sindi Manushi se sia stata già presa una decisione politica rispetto a Cancia, visto che sono in progetto ulteriori opere, le risposte sono attendiste. “È troppo presto per affrontare il tema, che deve necessariamente coinvolgere i residenti. Certamente in un secondo momento una valutazione attenta su quello che questa borgata rappresenta dovrà essere fatta, perché questa ripetitività nel giro di una trentina d’anni è chiaramente sintomo di una montagna che continua a muoversi e gli investimenti fatti, che oggi hanno mitigato, non risolveranno mai il problema al 100%. Una valutazione quindi va fatta, ma il coinvolgimento dei cittadini in questa fase è prematuro” conclude Padrin.












