"Davide ripeteva sempre: se devo morire per salvare la vita di un’altra persona, sono pronto a farlo", il ricordo di Mirko Mair del carabiniere morto nella tragedia di Verona
Figlio dell’indimenticabile Gunther, il portiere che ha scritto pagine indelebili della storia del Trento Calcio, Mirko Mair è un collega dei tre carabinieri morti nell'esplosione di Castel d'Azzano (Verona). "Una notizia devastante. Una tragedia immane. Fa malissimo pensare che non vedrò più Davide Bernardello. Era un ragazzo d'oro"

VERONA. "Davide ripeteva sempre: se devo morire per salvare la vita di un’altra persona, sono pronto a farlo". Il commosso ricordo di Mirko Mair che conosceva molto bene Davide Bernardello, carabiniere morto - con Marco Piffari e Valerio Daprà - nell'esplosione di Castel d’Azzano. "Non è però morto per salvare una vita. E' entrato con gli altri colleghi in quella casa per assicurare alla giustizia delle persone pericolose. E' morto. Quando ho saputo di quanto era accaduto, come tutti noi, sono rimasto profondamente colpito. Quando ho visto i nomi dei caduti non volevo crederci e mi è crollato il mondo addosso. E’ stata una notizia devastante".
Figlio dell’indimenticabile Gunther Mair, il portiere che ha scritto pagine indelebili della storia del Trento Calcio, Mirko è un collega dei tre carabinieri morti, fa parte di uno dei corpi speciali dell’Arma: presta servizio al Nucleo Cinofili di Pesaro e con il carabiniere scelto Davide Bernardello, più giovane di qualche anno, ha condiviso diversi servizi sul campo.
“Di ordine pubblico e in occasione dei grandi eventi", specifica Mair. "Un ragazzo d’oro. Ci eravamo conosciuto in Veneto in occasione di un servizio e poi ci siamo rivisti diverse volte. Era una di quelle persone che, magari, non vedevi per un anno, poi ti ritrovavi per lavoro come se il tempo non fosse mai passato. Mi è rimasta impressa la frase 'se devo morire per salvare la vita di un’altra persona, sono pronto farlo'. Anche io la penso esattamente così, altrimenti non avrei scelto di fare il carabiniere, ma quando la senti pronunciata da un altro fa sempre un effetto diverso. Lui era originario di un paese della provincia di Padova e in forza all’Api, l’Aliquota di Pronto Intervento. E’ incredibile quello che è successo, fa malissimo pensare che non lo vedrò più”.
A Davide Bernardello, rimasto ucciso in quella che stata una vera e propria imboscata durante un servizio di sgombero, Mirko Mair era legato da un ricordo particolare.
“Una volta abbiamo prestato servizio a Burano e, nel momento di rientro, alcuni colleghi sono rimasti sull’isola, in quanto sulle imbarcazioni non c'era più posto. Avrebbero dovuto attendere un paio d’ore e, allora, mi sono dato da fare. C’era un signore che aveva una barca e io gli ho chiesto il favore di farci da taxi. Lui ha accettato immediatamente, sono salito a bordo dell’imbarcazione e, quando Davide ci ha visti, si è messo le mani sulla testa e mi ha detto: ma hai trovato anche una barca? Questo perché, quando esco in servizio, ho veramente di tutto nel mio zaino e, quindi, se qualcuno mi chiede qualcosa, quasi sempre riesco a dargli una mano. Da quella volta lì Davide diceva sempre: se avete bisogno di qualcosa lui ce l’ha sicuramente nel suo zaino. E, anzi, se avete bisogno di una barca, probabilmente vi troverà anche quella. Un ragazzo semplice, simpatico, innamorato del suo lavoro. In questo momento nello zaino vorrei avere una macchina del tempo, tornare indietro, avvisare lui e tutti gli altri. Purtroppo, però, non è possibile. E’ una tragedia immane”.
Una tragedia avvenuta all'alba di martedì 14 ottobre nel corso di alcuni provvedimenti di perquisizione e di sgombero di un casale a Castel d'Azzano in provincia di Verona. I tre fratelli - Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi, agricoltori e allevatori con problemi finanziari e ipotecari, già noti per due episodi con la stessa dinamica - hanno fatto esplodere l'edificio. La casa di due piani è crollata e ha travolto le squadre delle forze dell'ordine.
Una quindicina le persone ferite tra militari dell'Arma, agenti della polizia e vigili del fuoco, alcune in condizioni gravi, e tre morti: Il luogotenente carica speciale Marco Piffari di 56 anni, il carabiniere scelto Davide Bernardello di 36 anni e il brigadiere capo qualifica speciale Valerio Daprà di 56 anni.
"Un gesto assolutamente folle", le parole del colonnello Claudio Papagno, comandante provinciale dei carabinieri di Verona. "Con un accendino ha dato fuoco alla bombola di gas già accesa" (Qui articolo). Intanto davanti al Comando provinciale dei carabinieri di Verona sono stati messi tre gigli mentre la premier Giorgia Meloni ha chiesto al Consiglio dei ministri di rispettare un minuto di silenzio in memoria e in onore dei tre carabinieri. Sono stati poi deliberati i funerali di Stato, dichiarato anche il lutto nazionale nella giornata di martedì 14 ottobre e nel giorno delle esequie.
A intervenire anche il ministro della Difesa. "Con immenso dolore ho appreso della tragica scomparsa di tre carabinieri, caduti in servizio a Castel d’Azzano, travolti da un’esplosione durante un’operazione di sgombero", dice Guido Crosetto. "Desidero rendere onore alla memoria di Marco Piffari, Davide Bernardello e Valerio Daprà, che hanno sacrificato la propria vita compiendo fino all’ultimo il loro dovere al servizio del Paese. La grande famiglia della Difesa si stringe con affetto e rispetto intorno ai familiari dei militari caduti. Esprimo inoltre la mia più sentita vicinanza e il mio pieno sostegno ai Carabinieri, agli agenti delle forze dell’ordine e ai vigili del fuoco rimasti feriti nell’esplosione. Il loro coraggio, la loro dedizione e il loro spirito di servizio rappresentano un esempio straordinario di amore per il Paese e per i valori che lo tengono unito".
In seguito alla tragedia di Castel d’Azzano, "ho firmato il decreto che proclama il lutto regionale per tre giorni e per il giorno in cui saranno fissate le esequie dei carabinieri caduti in servizio. Su tutto il territorio veneto è prevista l'esposizione delle bandiere a mezz’asta nelle sedi istituzionali", conclude Luca Zaia, presidente della Regione Veneto (Qui articolo).












