"Dopo i furti il localizzatore manda il segnale dalla Residenza Fersina, ora basta", Demattè a Ianeselli: "L'illegalità non può essere sconfitta con baci, abbracci e carezze"
Il consigliere comunale di Fratelli d'Italia denuncia un furto in zona Vela e il localizzatore avrebbe inviato segnali dalla Residenza Fersina. L'attacco di Demattè al sindaco: "Non ha mai preso una posizione netta e inequivocabile". Ma le risposte dovrebbero arrivare da Provincia e governo nazionale, cioè dalla Destra?

TRENTO. "Ancora furti, ancora segnali dalla Residenza Fersina". Questo il commento di Daniele Demattè riferisce di aver raccolto l'ennesima testimonianza di un furto, questa volta nella zona Vela, il suo rione. "E' il terzo caso di cui sono venuto a conoscenza nel giro di pochi mesi". Il localizzatore, nascosto all'interno degli oggetti rubati, riporta il consigliere comunale di Fratelli d'Italia, portano a via al Desert. Da lì sarebbe arrivato il segnale.
E il consigliere comunale del partito di Giorgia Meloni elenca gli ultimi episodi. "La ragazza rapinata in città la notte di Capodanno, il cui smartphone il giorno successivo ha lanciato segnali intermittenti ma inequivocabili, proprio dall'edificio di via al Desert. Poi la una ragazza di Pergine che si vide rubare una bicicletta di valore dal proprio giardino recintato, mezzo che dopo un paio di ore e sempre grazie al dispositivo nascosto nel telaio, ha cominciato lanciare segnali anche questa volta da lì. In quell’occasione, la malcapitata riuscì a recuperare il mezzo legato a un palo all’interno del perimetro della Residenza Fersina, letteralmente lanciandosi urlando all’interno dell’area trancia alla mano".
Ora quest’ultimo episodio, "purtroppo senza risultato, se non con la magra consolazione di aver ritrovato il localizzatore satellitare abbandonato sulle scale interne della struttura di accoglienza. Alla luce di questi episodi e di tutti quelli dalle medesime dinamiche sicuramente accaduti nell’ultimo periodo e di cui non ho notizia, non posso che ripensare alle parole del sindaco nell’Aula del Consiglio comunale solo qualche giorno fa, durante la presentazione delle sue linee programmatiche per Trento. Non posso che pensare al perenne e meschino tentativo di trovare forse una qualche giustificazione a certi comportamenti illeciti dei soliti soggetti, con la scusa della mancanza di integrazione, di supporto e della solita e oramai stucchevole questione dell’accoglienza diffusa".
Ecco quindi l'attacco al primo cittadino. "Come ho risposto in Aula al sindaco, continuo e continuerò sempre a sostenere che la propensione a una vita nell’illegalità da parte di tanti soggetti entrati irregolarmente nel nostro Paese non possa essere sconfitta a suon di baci, abbracci e carezze, ma deve essere affrontata con determinazione e con il massimo rigore. Chi delinque sul nostro territorio deve essere rimandato a casa propria e a spese dei cittadini non deve ricevere nemmeno il 'famoso' piatto di minestra. E su questo Ianeselli non ha mai preso una posizione netta e inequivocabile", conclude Demattè.
Una polemica che si inserisce anche nel braccio di ferro tra Comune e Provincia sulla visione dell'accoglienza. Le idee a palazzo Geremia sono divergenti rispetto a piazza Dante. La materia, infatti, è di competenza provinciale guidata per il secondo mandato consecutivo dalla Destra mentre la sicurezza principalmente in capo al governo nazionale, cioè principalmente dal partito di Demattè. Il sindaco aveva pure avanzato la richiesta di rientrare nel progetto "Strade sicure" ma non sarebbe arrivata ancora una risposta da Roma.
Inoltre l'incapacità del sistema provinciale nel dare risposte al settore e la scelta di smantellare il sistema ma anche le difficoltà nel pianificare la gestione tra tensione all'interno della struttura di accoglienza e gli appalti in scadenza non aiutano a trovare contromisure sulla questione.














