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Trento
23 aprile | 06:00

Droga, la lunga attesa per entrare nelle comunità: “Si aspetta fino a 2 mesi ma ogni giorno perso è un rischio”. La corsa contro il tempo per affrontare le dipendenze

In Trentino ci sono quattro comunità sparse sul territorio e che accolgono le persone con problemi legati alla tossicodipendenza. Fra le difficoltà anche quella del rientro in società nel trovare un posto di lavoro e un alloggio. Sulle tempiste gli enti spiegano: "In certi casi, a causa delle liste d'attesa, attese fino a due mesi". La Pat spiega: "Con le strutture che ci sono si riesce a coprire il 95% del fabbisogno territoriale"

Droga, la lunga attesa per entrare nelle comunità: “Si aspetta fino a 2 mesi ma ogni giorno perso è un rischio”

TRENTO. Un mese ma certe volte anche di più. È questo il tempo che può separare una persona tossicodipendente dall’ingresso in una comunità terapeutica in Trentino. Un tempo importante che, per chi vuole davvero cambiare vita, può fare la differenza.  

Mirko ha 40 anni e ad entrare nelle comunità per tossicodipendenti ci ha provato già alcune volte. Si sbaglia, ci si droga, ma si può decidere anche di fermarsi e di voler cambiare vita. Non sempre, però, la strada è facile. Le porte chiuse che si trovano davanti, a volte, sono tante.

“Io e la mia fidanzata avevamo deciso di dire basta alla droga. Ci siamo presentati al Serd per iniziare un percorso di coppia e entrare in comunità” ci racconta Mirko. “Dopo un primo colloquio l'appuntamento successivo ci è stato dato a distanza di diversi mesi e, in questo tempo di attesa, è successo di tutto. La mia fidanzata si è tirata indietro, e al secondo appuntamento sono rimasto da solo, senza più la possibilità di entrare in comunità”.

 

Quando ci si scontra con un problema di tossicodipendenza, non bisogna perdere tempo per evitare che la persona possa usare droga anche per un solo giorno in più. L'iter che oggi, invece, viene seguito è complesso, fatto di colloqui, incontri, analisi e tanto altro.

 

Come Mirko, tanti altri ragazzi hanno atteso. C'è chi è stato più fortunato e, dopo poche settimane, è riuscito ad entrare in una delle quattro comunità presenti in Trentino e chi, invece, come Victor, non ci è ancora riuscito. “Vivo per strada – ci racconta – sto male e lo vedono tutti. Sto chiedendo da tempo di entrare in una comunità ma ancora nulla. Ho paura”.

 

Entrare in comunità in Trentino non è semplice. Nonostante si sappia l'importanza di agire in maniera veloce per cogliere la motivazione della persona che decide di intraprendere questo percorso, la complessità del sistema rende tutto più difficile.

Sono quattro le comunità presenti sul territorio: c'è la comunità terapeutica Voce Amica di Nomi, il Centro Antidroga Comunità di Camparta Trento, l'associazione trentina Nuovi Orizzonti Onlus di Villa Lagarina, l'associazione Centro Trentino di Solidarietà e la comunità Casa di Giano di Santa Massenza.

 

La persona che vuole entrare in una comunità lo fa presente all'assistente sociale del Serd. Da qui inizia un percorso di colloqui e di incontri. Se gli assistenti sociali ritengono idonea la domanda, questa viene portata in quella che si chiama

Commissione per gli ingressi in comunità terapeutica”. Si tratta di un organismo che, al suo interno, oltre agli assistenti sociali che seguono la situazione della persona, vede anche i rappresentanti delle comunità terapeutiche presenti sul territorio e un medico, che è colui che si occupa anche delle terapie farmacologiche. A seconda poi della persona che fa richiesta e delle caratteristiche delle comunità, il paziente viene indirizzato verso quella più idonea.

 

Un percorso, quindi, fatto da più fasi che, alla fine, può terminare con l'entrata in comunità o con la persona che viene messa in lista d'attesa se i posti nella specifica comunità sono tutti occupati.

 

LE COMUNITÀ TERAPEUTICHE
“Ci possono essere delle liste d'attesa e si può aspettare anche fino a due mesi in certi casi” ci dicono dalla 'Casa di Giano', la comunità più grande presente in Trentino. La struttura mette a disposizione 27 posti, ai quali si aggiungono quelli autorizzati per persone da fuori provincia. La comunità si occupa di situazioni complesse, quelle di doppia diagnosi, seguendo persone con problemi psichiatrici oltre che di tossicodipendenza.

 

“L'inverno – ci spiegano – è il periodo di maggiore occupazione ed è chiaro, quindi, che le attese possono essere più lunghe. È importante poi considerare la motivazione delle persone, che deve essere sufficientemente buona quando le persone entrano in comunità. Ci sono delle regole da seguire, che riguardano le sigarette, la puntualità, gli orari di alzata mattutina, oltre alla terapia che deve essere guidata in maniera rigorosa”.

 

Anche la comunità “Nuovi Orizzonti” segue situazioni molto complesse e mette a disposizione 18 posti. “Le domande arrivano al Serd perché i casi sono sempre più complessi e non è facile fare un'accoglienza autonoma” ci spiega la responsabile, Alessandra Cipollone.

 

Molti giovani oggi hanno bisogno, almeno nella parte iniziale, di un supporto farmacologico. Hanno bisogno di rimanere in un contesto protetto e diventa sempre più complessa la gestione. Le comunità, però, sono sempre pronte ad accogliere” continua Cipollone.

 

Criticità ci possono essere, invece, al termine del percorso, quando la persona viene reinserita nella comunità. “Nuovi Orizzonti” è l'unica comunità che ha una struttura di reinserimento, che permette di offrire alle persone che iniziano una nuova vita senza la droga un lavoro e un alloggio.

“Fortunatamente non abbiamo bisogno di ricerca lavorativa e di alloggi – ci spiega Cipollone – ma senza questa nostra struttura di reinserimento, in alcuni casi, si impiegherebbero anche 5 o 6 mesi per aiutare la persona ad avere una casa e un posto di lavoro”.

 

“CON LE STRUTTURE PRESENTI COPRIAMO IL 95% DEL FABBISOGNO TERRITORIALE”
Ad oggi, con le strutture esistenti in Trentino, si riesce a coprire il 95% del fabbisogno territoriale, dovendo quindi ricorrere in via assolutamente residuale alle strutture extra provinciali. Questo è quello che sostiene la Pat che, sui tempi di attesa, spiega: “l’accesso alle Comunità, dal momento in cui si manifesta l’adesione da parte della persona interessata, prevede un iter di circa 15 - 20 giorni, iter che si compone di valutazioni multidimensionali attraverso l’Uvm e colloqui conoscitivi da parte della struttura che accoglie”.

 

Rari i ritardi, spiega la Pat, “nell’accesso a causa di lista di attesa. Mediamente, in 15/20 giorni avviene l’ingresso, rispettando i tempi del giusto iter valutativo”.

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