"Hanno ammazzato un lupo a caso, incapaci di gestire le greggi": durissima la presa di posizione di ENPA dopo l'abbattimento di un esemplare in Venosta
“Adesso vogliono accertarsi che sia proprio quel lupo l’autore della predazione delle pecore - dichiara la presidente locale di ENPA Ivana Sandri - È emerso in maniera incontrovertibile che le pecore predate non erano correttamente custodite"

BOLZANO. Non si placa lo scontro, a tratti durissimo, tra le associazioni animaliste e la Provincia di Bolzano dopo l’abbattimento dell’esemplare di lupo avvenuto martedì notte in val Venosta.
A mandare su tutte le furie ENPA, non è stato “solo” il prelievo dell’esemplare ma anche la decisione del servizio forestale dell’Alto Adige di eseguire un test del DNA per accertarsi che si tratti proprio di uno dei due lupi segnalati per l’uccisione del bestiame.
“Dopo aver ammazzato un lupo a caso, vogliono accertarsi che sia lui l’autore della predazione delle pecore - dichiara la presidente locale di ENPA Ivana Sandri - se era uno degli “accusati”, cioè se era un lupo che aveva fatto il lupo, smetteranno di braccare e ammazzare lupi? Oppure, come sembra, auspicano che ISPRA dia ulteriori, maggiori spazi ai fucili?”.
“È emerso in maniera incontrovertibile che le pecore predate non erano correttamente custodite e che mancavano le opere di prevenzione atte a tutelare gli animali d’allevamento - prosegue Sandri - Lo ha scritto in chiaro lo stesso Istituto, che gli animali provengono da varie aziende diverse, quindi tendono a distribuirsi su tutta l’area disponibile divenendo così particolarmente vulnerabili, che non ci sono a protezione cani da guardia, che vengono seguite da un solo pastore e che addirittura sia stato considerato utile “lasciar uscire le pecore dal recinto”. Insomma, sia in Trentino che in Alto Adige vi è l’abitudine di lasciare greggi e mandrie allo stato brado, quindi alla mercé di qualunque pericolo insito nella montagna stessa”.
Secondo ENPA, dunque, non può essere “colpa del lupo se fa il lupo”, ma degli allevatori, che spesso non sono in grado di gestire i loro animali. “E’ ,purtroppo, banalmente frequente che debbano intervenire il Soccorso alpino oppure Vigili del fuoco per salvare addirittura interi gruppi di animali non adeguatamente custoditi dai proprietari - spiega Sandri - è di pochi giorni fa la notizia dell’intervento del gruppo Saf dei vigili del fuoco per recuperare una trentina di pecore – alcune erano nel frattempo morte, precipitando, sfinite dal freddo e dalla fame - bloccate da giorni ai piedi della cima Cece in Lagorai. Ma questa, per gli anti-lupo e anti-orso, evidentemente è un’altra storia”.
“Noi di ENPA vorremmo ricordare - conclude Sandri - che il declassamento del lupo non è ancora stato recepito, quindi rimane in Italia specie “particolarmente protetta” secondo la legge 15792 e, invero, ci lascia basiti che ISPRA abbia dato il proprio assenso ad un’azione inutile, ma anche dannosa, perché fa pensare erroneamente che tutti i problemi dell’allevamento di montagna si risolvano ammazzando qualche lupo. Sarebbe invece più utile dare sempre maggior sostegno agli allevatori virtuosi, quelli che concretamente dimostrano di impegnarsi per la custodia dei propri animali”.


















