"Inaccettabile rischiare la vita ogni volta che si inizia il turno", autista viene picchiato durante la corsa notturna e finisce in ospedale. La moglie: "È ora di agire"
"Autisti lasciati soli a gestire situazioni di emergenza: è ora di finirla". A parlare è Flavia Frigotto, moglie di un autista della Trentino Trasporti aggredito durante una corsa notturna: "Servono leggi più severe, un presidio fisso delle forze dell’ordine sulle corse notturne e cabine blindate per gli autisti"

TRENTO. "Questa non è una semplice notizia di cronaca: è un grido di rabbia e di indignazione che deve scuotere le coscienze. Abbiamo avuto modo di vedere a quale livello di degrado siano ridotti i veicoli per il trasporto pubblico proveniente dalle corse serali e notturne dall'alta Rendena".
Le parole sono quelle di Flavia Frigotto, moglie di un autista di Trentino Trasporti, che nelle scorse ore ha deciso di raccontare quanto avvenuto attraverso un post pubblicato sui social (con tanto di foto): "E' stato vigliaccamente aggredito e picchiato durante l’ultima corsa da Madonna di Campiglio", premette.
"Questa è la realtà a cui siamo arrivati - prosegue -. Lavoratori dei trasporti lasciati soli, in balia di delinquenti fuori controllo. Non è il primo episodio di vandalismo, non è la prima volta che il servizio pubblico viene trasformato in una giungla da chi scambia gli autobus per zone franche dove sfogare la propria violenza. Ma ora siamo oltre. Ora si è passati alle mani".
Secondo quanto spiegato dalla donna, infatti, il marito è stato aggredito mentre si trovava sull'autobus a tarda sera, al lavoro, ed è finito in ospedale. Non si tratta del primo episodio avvenuto sui mezzi di trasporto trentini (NE PARLAVAMO QUI).
RIPORTIAMO DI SEGUITO IL TESTO COMPLETO DEL POST
Ed io, e noi, cittadini perbene, dovremmo stare a guardare? I pochi passeggerei che dovrebbero usufruire del servizio dopo un’intera giornata lavorativa devono subire i soprusi e le aggressioni di chi scambia il divertimento per impunità? Dovremmo accettare che un lavoratore rischi la vita ogni volta che inizia il turno? Dovremmo continuare a riparare i danni, a contare le vittime, a sopportare l’arroganza e l’impunità di chi, tra fiumi d’alcol e droghe, semina terrore sui mezzi pubblici?
Possiamo pensare e concretizzare soluzioni forti?
1. Presidio fisso delle forze dell’ordine sulle corse notturne: pattuglie a bordo dei mezzi pubblici nei tratti più a rischio. Non è accettabile che gli autisti siano lasciati soli a gestire situazioni di emergenza.
2. Tolleranza zero per chi vandalizza e aggredisce: chi sale ubriaco o molesto? Fuori dall’autobus! Non sali sull'autobus! Servono leggi chiare: Daspo dai mezzi pubblici per chi si rende responsabile di violenza, esattamente come negli stadi.
3. Responsabilità per i locali che vendono alcol senza limiti: troppi bar e discoteche servono alcolici a raffica senza alcun controllo. Chi è complice di questo degrado deve pagare: sanzioni pesantissime per i gestori che non rispettano le regole!
4. Installazione di cabine blindate per gli autisti: perché chi guida un mezzo pubblico deve essere esposto a sputi, minacce e pugni? Basta bus aperti, servono barriere di protezione.
5. Videosorveglianza attiva e sanzioni immediate: telecamere su ogni autobus, con un sistema che permetta di identificare i violenti e punirli sul serio, senza lungaggini burocratiche.
Chiunque lavori nel settore dei trasporti pubblici sa che la notte è il momento più critico: passeggeri molesti, urina e vomito ovunque, sedili vandalizzati, risse a bordo, minacce. E ora anche le botte. Questo non è un semplice problema di ordine pubblico, è il segnale di un degrado profondo che affonda le radici in un consumo sregolato di alcol e sostanze stupefacenti, di brutto divertimento.
Ci si riempie la bocca di parole come “turismo responsabile”, ma chi si assume la responsabilità di ciò che accade quando la notte cala sulle nostre valli? Chi controlla i locali che servono alcol senza limiti? Chi garantisce la sicurezza di chi lavora per far sì che tutti tornino a casa sani e salvi?
È inaccettabile che un autista, un lavoratore che ogni giorno garantisce il servizio pubblico, debba avere paura di salire sul proprio mezzo. Chiedo giustizia per mio marito e per tutti gli autisti, i controllori, i cittadini che ogni giorno salgono su un autobus con il diritto di sentirsi al sicuro. Non basta indignarsi, è il momento di agire.














