Infezioni respiratorie acute, incidenza in aumento: “Più colpita la fascia 0-4 anni”. 'Variante' K prevalente (ma nessun segno di maggior severità dei sintomi)
Il punto dell'Istituto superiore di sanità relativo alla settimana tra l'8 e il 14 dicembre: l'incidenza totale delle infezioni respiratorie acute nella comunità è stata pari a 14,7 casi per 1.000 assistiti (rispetto ai 12,4 della settimana precedente). L'aumento però, dicono le autorità sanitarie, era atteso per il periodo

ROMA. Continua a crescere, seguendo un andamento atteso per il periodo, l'incidenza totale delle infezioni respiratorie acute nella comunità, arrivata a 14,7 casi per 1.000 assistiti nella settimana tra l'8 e il 14 dicembre. A riportarlo sono gli esperti dell'Iss nel bollettino RespirVirNet, che certifica l'aumento del dato da inizio dicembre – nella rilevazione precedente il dato dell'incidenza era pari a 12,4.
“Sono stati stimati circa 817mila nuovi casi – scrive l'Iss – con un totale dall'inizio della sorveglianza di circa 4,9 milioni di casi. L'incidenza più elevata si osserva, come di consueto, nella fascia di età 0-4 anni, con circa 42 casi per 1.000 assistiti”. I dati relativi sia alla comunità che al flusso ospedaliero riportano per l'influenza un alto tasso di positività, pari rispettivamente al 36% e al 40,4%,
“Per quanto riguarda la comunità – si legge ancora nel bollettino – tra i virus circolanti, i valori di positività più elevati sono stati rilevati rispettivamente per virus influenzali, per Rhinovirus e per virus parainfluenzali. La co-circolazione dei diversi virus respiratori contribuisce a determinare il valore di incidenza delle infezioni respiratorie acute”.
Per quanto riguarda invece il flusso ospedaliero, tra i virus respiratori i tassi di positività più elevati sono stati rilevati per virus influenzali, per i Rhinovirus e per gli altri Coronavirus diversi da Sars-Cov-2: “Per Sars-Cov-2 e influenza – scrivono gli esperti – i tassi di positività più alti si osservano nella fascia over 65 anni. Si ricorda che è in corso una campagna di vaccinazione contro Covid-19 così come per l'influenza per le categorie a maggior rischio, incluse tutte le persone sopra i 60 anni di età”.
“Per quanto riguarda la caratterizzazione dei virus influenzali – si sottolinea nel report – nella comunità la percentuale di virus A(H3N2) risulta ampiamente maggior rispetto ai virus A(H1N1)pdm09. Ad oggi nessun campione è risultato positivo per influenza di tipo A 'non sottotipizzabile' come influenza stagionale, che potrebbe essere indicativo della circolazione di ceppi aviari”.
Le analisi condotte sul gene HA di virus influenzali A(H3N2), la più diffusa come detto nella comunità in queste fasi, evidenziano come sia prevalente la 'variante' K – in termini tecnici si parla di un subclade prevalente all'interno del più ampio clade 2a.3a.1. “Tuttavia – rassicurano gli esperti – i dati epidemiologici finora disponibili indicano che non si osserva un aumento nella severità delle manifestazioni cliniche. Inoltre, stime preliminari suggeriscono che i vaccini in uso continuano a proteggere dall'ospedalizzazione benché, sulla base dei dati ad oggi disponibili, non sia possibile stabilire la loro efficacia verso le manifestazioni cliniche della malattia”.
L'intensità attualmente risulta molto alta in due Regioni (Campania e Sardegna), alta in Sicilia, media in Abruzzo, Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Piemonte, Valle d'Aosta e Provincia di Bolzano e bassa in tutte le altre. In particolare, l'incidenza è pari a 13,52 casi per 1.000 assistiti in Alto Adige e 9,71 casi in Trentino.












