L'amore ai tempi delle app di dating: infinite opportunità, rischi psicologici e ghosting . Bommassar: "Tra i rischi, cadere in un loop di incontri effimeri e la disvalutazione di sé"
Swipe a destra, mi piaci. Swipe a sinistra, no. E se entrambi ci "piacciamo", scatta il match. La ricerca dell'amore ai tempi delle app di dating sembra più semplice che mai, ma è davvero così? La psicoterapeuta Roberta Bommassar: "App che rivoluzionano il modo di incontrarsi, ma ci sono dei rischi: fondamentale utilizzarle nel modo giusto e rallentare, non facendosi ingannare dalle infinite possibilità"

TRENTO. Swipe a destra, mi piaci. Swipe a sinistra, no. E se entrambi ci "piacciamo", scatta il match. La ricerca dell'amore, ai tempi delle app di dating, sembrerebbe essere più semplice che mai: una vetrina infinita di profili allettanti, una home da scrollare cercando l'anima gemella e, se scatta la 'scintilla', che poi è un like reciproco, ci si può incontrare. Seppur i dati ci dicano che, soprattutto tra i giovanissimi, l'uso delle app di dating sia tendenzialmente in leggero calo, questo rimane comunque molto generalizzato per tutte le fasce d'età, e a parlare sono le statistiche: tra le più utilizzate spicca Tinder, con oltre 70 milioni di utenti nel mondo e 9 solo in Italia. Numeri alla mano, parliamo di quasi un quinto della popolazione che sceglie di "lanciarsi" nella ricerca del partner, o anche solo di un piacevole incontro, attraverso il display del proprio smartphone.
Ma al netto del grande utilizzo, quali sono le dinamiche che si generano inseguendo un determinato tipo di approccio interpersonale? Gli aspetti da tenere in considerazione, evidentemente, sono molti e sia positivi che negativi. Ne abbiamo parlato con la psicologa e psicoterapeuta Roberta Bommassar, già presidente dell’Ordine degli Psicologi della Provincia di Trento, nonché referente del Gruppo di Lavoro Infanzia e Adolescenza per il Consiglio Nazionale dell’Ordine.
E quello che emerge è che, se da un lato è innegabile la comodità di poter interagire, e poi incontrarsi, con molte persone sfogliando un vero e proprio "catalogo" e sperando nel like reciproco, dall'altro questo implica l'innescarsi di alcune dinamiche psicologiche: dal rischio di essere spinti a cercare sempre qualcosa in più - scartando troppo velocemente incontri potenzialmente validi - all'ansia che può nascere per la sensazione di dover riproporre nella realtà quell'immagine, spesso idealizzata, che abbiamo creato sul nostro profilo, fino alla gestione del noto fenomeno del ghosting, ossia l'essere "abbandonati" improvvisamente senza un motivo apparente.
"Facendo un'analisi generale su questo tipo di applicazioni è evidente che abbiano rivoluzionato il modo di ricercare incontri e anche potenziali partner - inizia a spiegare Roberta Bommassar - soprattutto in seguito alla pandemia di Covid, che ha fatto registrare un aumento del loro utilizzo, che poi si è mantenuto: considerando la loro funzione base, non errato dire che hanno sicuramente un valore positivo".
Al netto di un'indiscussa utilità e funzionalità delle varie app di dating, la psicoterapeuta precisa come ci sono però alcuni "contro" da considerare, tenendo conto del loro utilizzo molto generalizzato e trasversale a diverse fasce d'età.
"Le innumerevoli potenziali possibilità di nuovi incontri che si prospettano possono creare 'confusione' - spiega Bommassar - con il rischio di far nascere negli utenti il pensiero che sia sempre possibile ottenere qualcosa in più, quasi come si delineasse un desiderio che non viene mai soddisfatto pienamente. La conseguenza? L'essere spinti a non voler approfondire delle conoscenze che potrebbero rivelarsi positive, magari scartandole velocemente, allettati dall'idea di cercarne immediatamente di nuove".
Ad essere presa in considerazione è poi una criticità concreta: il rischio, spiega Bommassar, è quello di imbattersi, senza saperlo prima, in persone che utilizzano le app per avere solamente incontri "occasionali", non esplicitandolo in fase di conoscenza, e questo può portare ad uno scarto tra le intenzioni reciproche, con conseguenti fenomeni di grande delusione.
Addentrandosi nelle dinamiche che spingono le persone a "navigare" nelle app di dating, la psicoterapeuta osserva come sia necessario analizzarle attentamente: "Se l'esigenza è quella, naturalmente legittima, di colmare un senso di solitudine e ricercare apprezzamento nel prossimo, il pericolo è quello di cadere nel loop di un gran numero di incontri effimeri che non risolvono il problema. Il paradosso è quello del rischiare di sentirsi ancora più soli, magari cadendo in un uso compulsivo delle app, guidato solo dal caos generato dai troppi 'stimoli' e dalle potenzialmente infinite possibilità di incontro".
E proprio partendo da questo vortice infinito di possibilità, è possibile mettere in evidenza le principali ripercussioni psicologiche derivanti dall'utilizzo eccessivo, e non pienamente consapevole, di determinate applicazioni.
"Va considerato in primis il problema dell'ansia da prestazione che può generarsi. Parliamo di strumenti molto potenti e amplificanti - osserva Roberta Bommassar - e che spingono l'utente a cercare di mantenere sempre più, anche nella realtà e in modo illusorio, quell'immagine idealizzata di se stessi che si è portati a costruire nella dimensione digitale per risultare più attraenti. Questo però si scontra con la consapevolezza dello scarto tra l'essere e l'apparire, tendenza comunque naturale anche al di fuori delle app".
E se a questo aspetto si somma anche la possibilità, molto comune, di ricevere rifiuti anche ripetuti, "il rischio è quello di sviluppare insicurezze anche gravi legate alla disistima e alla disvalutazione di sé, che possono anche sfociare in atteggiamenti depressivi che, in certi, casi possono portare anche alla totale chiusura in se stessi". In sintesi, puntualizza la psicoterapeuta, questo aspetto si innesta su quello che può essere definito "il gioco dell'illusione e della delusione" che, presente comunque nelle relazioni umane, viene esasperato quando entra in gioco la dinamica frenetica indotta dalle app di dating.
Alla luce della riflessione, invitiamo Bommassar a tornare sul tema dello scarto tra la dimensione digitale e quella reale, per chiederle quanto usare molto queste app possa influire sulla nostra capacità di relazionarci nella realtà con le persone. "Il rischio - spiega - è di cadere in un loop in cui il bisogno di nuovi incontri aumenta sempre più, incrementando di conseguenza anche la dinamica illusione/delusione di cui parlavamo poco fa. Si può addirittura verificare un allontanamento dalla realtà che, per definizione, è limitata e imperfetta, a differenza di come spesso appaiono i profili degli utenti: il risultato è quasi la creazione di un universo talmente apparentemente perfetto da farci apparire la realtà quasi non interessante".
Noto a chi è avvezzo all'utilizzo delle app di dating è poi il fenomeno del ghosting, per definizione l'atto di interrompere improvvisamente e completamente ogni comunicazione con una persona senza fornire alcuna spiegazione. "Se nella vita reale questo risulta meno frequente - osserva Bommassar - dietro ad un display è molto più facile che avvenga e questo può avere delle conseguenze su chi lo subisce, condizionando l’autostima e la fiducia in se stessi e negli altri".
Ma quindi, come tutelarsi? "Penso sia importante comprendere che è una cosa che può accadere con frequenza e che spesso non dipende da noi. È quindi fondamentale - puntualizza - non approcciarsi alle app con grandi illusioni e speranze, ma coltivare invece una visione realista e, azzarderei, cinica. Rovescerei in sintesi il paradigma: sarebbe meglio non aspettarsi più di tanto, imparando invece a sorprendersi se eventualmente avviene qualche incontro positivo e che vale la pena coltivare".
Un'ultima battuta di ampio respiro Roberta Bommassar la spende sempre sul tema dell'utilizzo consapevole delle app di dating, in modo da non vanificare con ripercussioni negative i loro aspetti utili e positivi. "È fondamentale rallentare - conclude - non cadendo nella trappola del pensare che, attraverso le app, i tempi per trovare la persona giusta si possano accorciare solo perché le possibilità, potenzialmente, sono tante. Non è evidentemente così e, come sempre quando parliamo di piattaforme digitali, a fare la differenza è sempre come noi le utilizziamo".












