Le mire della mafia romana su Cortina, il sindaco: "La comunità ha saputo unirsi e rispondere". Ma c'è chi attacca: "Sconcertante che gli arrestati gestissero alcuni locali"
Dalle pressioni ad un assessore comunale di Cortina per ottenere gli appalti dei lavori olimpici, alle minacce ai gestori di locali e agli organizzatori di eventi: smantellato un sistema criminale ai cui vertici secondo la Procura operavano i due fratelli romani Leopoldo e Alvise Cobianchi, ultras della Lazio

CORTINA D'AMPEZZO. “Questa è Cortina, qui comandiamo noi”.
Questo si dicevano nelle chat i fratelli romani Leopoldo e Alvise Cobianchi, tra i principali "protagonisti" di un sistema criminale che puntava a mettere le mani su Cortina d'Ampezzo.
Controllo dello spaccio, controllo dei locali, controllo degli appalti (in particolare quelli olimpici): secondo l'accusa, erano queste le tre fasi del disegno tipico della criminalità organizzata e che sarebbero state guidate dai due ultras della Lazio, arrestati insieme ad un'altra persona all'interno dell'operazione "Reset" portata avanti dalla Procura di Venezia e dai carabinieri.
E' stata una giornata intensa per il sindaco di Cortina d'Ampezzo, Gianluca Lorenzi, che con il Dolomiti ha voluto condividere alcune considerazioni a poche ore da una notizia che per la violenza e la gravità degli episodi emersi ha scosso l'intera comunità cittadina. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, tra gli episodi ci sarebbero pestaggi a spacciatori "non autorizzati", minacce di morte a gestori di locali, un’aggressione con pistola a un organizzatore di eventi e una tentata estorsione.
"Prima di tutto - esordisce il sindaco - ci tengo a ringraziare e fare un plauso alla Procura, al comando dei carabinieri e al maggiore Alessandro Bui della compagnia di Cortina d'Ampezzo per il grande lavoro svolto. Il tempismo in casi come questo è fondamentale per impedire queste infiltrazioni che in un paese o in una città hanno lo stesso effetto della gramigna nei campi: più si estendono e più sono difficili da estirpare. Invece l'intervento ha fatto in modo che tutto sia stato bloccato ancora prima che attecchisse sul territorio e questo almeno in parte ci dà serenità".
Il sindaco Lorenzi non aveva avuto alcuna avvisaglia di questo tentativo di infiltrazione in città ("Zero. Ho saputo tutto solo oggi") ed ha scoperto con amarezza che nel vortice delle minacce e delle intimidazioni era finito anche un membro della sua giunta comunale: "Mi è dispiaciuto tantissimo non poter essere stato vicino al mio assessore che ha subito queste pressioni, o ai cittadini vittime della violenza di questo gruppo criminale. Poi certo, capisco che indagini di questo genere abbiano bisogno della massima segretezza per essere efficaci. Naturalmente l'episodio in sé è un po' sconfortante, dispiace vedere che il nostro territorio abbia attratto persone che vogliono fare affari di stampo criminale a cui non siamo abituati. A Cortina d'Ampezzo siamo montanari, gente semplice, esterna a questo genere di dinamiche. Per fortuna come comunità abbiamo saputo tenere per quanto possibile 'fuori' certi personaggi".
"Cortina ha saputo rispondere, ha dimostrato unità e di avere i giusti anticorpi a questo genere di organizzazioni violente: è questa la fotografia che mi piace vedere da questa situazione - prosegue Lorenzi -. Una città sana, una cittadinanza sana, una collaborazione stretta tra amministrazione, politica e forze dell'ordine è il segreto per raggiungere grandi obiettivi: se si fa sistema, nel sistema non si entra. E credo che l'episodio rientri in questa casistica: grazie alla proattività dei cittadini e alle indagini delle forze dell'ordine abbiamo debellato un insidioso male che si stava propagando".
"In vista dell'arrivo delle Olimpiadi erano stati istituiti vari protocolli aggiuntivi ai normai iter di assegnazione degli interventi proprio con l'intenzione di rendere gli appalti dei lavori impermeabili a questo genere di 'attacchi' esterni, e devo dire che alla prova dei fatti in questo caso si sono dimostrati efficaci, anche grazie alla buona politica e alla coesione sociale di Cortina. Ribadisco anche io una volta di più l'importanza di quanto consigliato dalle forze dell'ordine, che hanno invitato chiunque fosse a conoscenza di notizie d’interesse relative alla vicenda, di rivolgersi ai carabinieri o alla magistratura per riferirle. Quindi mi rivolgo direttamente ai miei cittadini: se anche sentite solamente, o pensate di percepire, qualcosa che non va, meglio una telefonata in più alle forze dell'ordine che chiudere un occhio o fare finta di nulla. Anche questo fa parte di un sistema virtuoso".
Non è mancato un commento alla vicenda da parte della ministra del turismo Daniela Santanchè, "storicamente" legata alla cittadina ampezzana: "Il mio sentito ringraziamento e plauso ai carabinieri per l’operazione Reset a Cortina d’Ampezzo. Questa operazione, che ha disarticolato un gruppo criminale attivo in una delle località più apprezzate d’Italia, rappresenta un importante passo nella lotta contro la criminalità e dimostra l’impegno costante delle forze dell’ordine nel garantire la sicurezza dei cittadini e dei turisti”.
“Il lavoro dell’Arma non solo è garanzia di legalità - prosegue Santanchè -, ma contribuisce anche a preservare l’immagine di Cortina, anche in vista delle Olimpiadi, come meta sicura e accogliente. Grazie per la vostra dedizione e professionalità nel mantenere l’ordine e la tranquillità”.
Più critico invece il consigliere veneto di Alleanza Verdi e Sinistra Andrea Zanoni: "Sapevamo che le Olimpiadi di Cortina sarebbero state viste come una ghiotta occasione da parte delle organizzazioni criminali - ha detto il consigliere regionale e presidente della Commissione consiliare sulla legalità -. Tuttavia, rimane sconcertante il fatto che gli arrestati fossero, a quanto si apprende, già riusciti a gestire direttamente e indirettamente alcuni esercizi pubblici ampezzani".
"La nostra vicinanza - prosegue Zanoni dopo aver ribadito il ringraziamento alla magistratura e alle forze dell'ordine - va ai cittadini che hanno subito le angherie da parte di chi si arricchisce con la violenza e nell’illegalità. La presenza di organizzazioni criminali in Veneto è un dato di fatto, ma la principale risposta utile e sensata al fenomeno è quella di denunciare, oltre che a rafforzare gli organici dei tribunali. Solo nel silenzio e nella paura la criminalità trova la possibilità di rafforzarsi ed espandersi".












