Contenuto sponsorizzato
Belluno
22 luglio | 19:09

L'Italia avrà bisogno di oltre 3 milioni di lavoratori nei prossimi cinque anni (più di 280 mila in Regione). Richieste soprattutto professioni tecniche e specializzate

Di quanti lavoratori avrà bisogno la regione nei prossimi 5 anni? Tra 280.200 e 321.200 e ad incidere è soprattutto il settore privato. Queste le stime del Sistema Informativo Excelsior realizzato da Unioncamere, report che sembra confermare le osservazioni fatte nei mesi scorsi da alcuni imprenditori bellunesi a Il Dolomiti rispetto a ciò di cui la provincia ha bisogno sul piano occupazionale

BELLUNO. Di quanti lavoratori avrà bisogno il Veneto nei prossimi 5 anni? Tra 280.200 e 321.200, con la regione che si posiziona al terzo posto, in questa particolare "classifica", dopo Lombardia e Lazio. A incidere è soprattutto il settore privato, con un fabbisogno di 263.800 lavoratori, di cui uno su quattro (25,3%, pari a 66.900) sarà straniero.

 

Sono le stime del Sistema Informativo Excelsior realizzato da Unioncamere, in collaborazione con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali. A livello nazionale, tra il 2025 e il 2029 questi numeri si traducono in un fabbisogno di occupati tra 3,3 e 3,7 milioni, soprattutto per sostituire i lavoratori in uscita. Salvo, ovviamente, i fattori di rischio, che riguardano un possibile rallentamento del commercio internazionale, incrementi dei prezzi dei beni energetici e delle materie prime, quindi maggiore inflazione, difficoltà di accesso al credito e l’incertezza legata all’instabilità geopolitica.

 

Un forte effetto positivo sarà ancora dato dalle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), il cui impatto occupazionale, in caso di piena realizzazione degli investimenti, potrebbe raggiungere 809.000 unità. Tuttavia, come ha evidenziato a Il Dolomiti l’imprenditore bellunese Gianluca Vigne (qui l’intervista), bisogna iniziare a pensare da subito al post-Pnrr, spostando le progettualità ai fondi di coesione e garantendo così un prolungamento dell’onda virtuosa che si è creata sul piano delle competenze.

 

Tra i diversi aspetti analizzati, il report di Unioncamere sembra in particolare confermare a livello nazionale ciò su cui ampia parte del mondo imprenditoriale bellunese vuole puntare per i giovani, in un territorio che spesso loro stessi considerano purtroppo marginale: ma che proprio in questi dati trova la chiave per non esserlo più.

 

Secondo Unioncamere, infatti, una quota rilevante delle richieste (circa il 39%) riguarderà lavoratori di alto profilo, ossia dirigenti, specialisti e tecnici (tra 1,2 e 1,4 milioni di unità). Dopo le professioni commerciali e dei servizi, infatti, le figure più richieste saranno quelle tecniche (19,1%) e quelle specializzate (18,5%). In particolare incide in tal senso il settore pubblico “caratterizzato da professioni a elevata specializzazione”, ma va considerato anche “il crescente orientamento delle imprese verso personale maggiormente specializzato”. Imprese di ogni genere, a partire dall’artigianato che, nonostante un pregiudizio ancora difficile da sradicare, è un settore fatto di magazzini digitalizzati e lavorazioni realizzate tramite software, modellazione 3D e macchinari evoluti: anche qui, dunque, il futuro è nella formazione.

 

Da questo punto di vista, infatti, il report prevede che 4 lavoratori su 10 (37%-39%) dovranno avere una formazione terziaria (laurea, diploma ITS Academy o AFAM) ma quasi la metà (45-46%) dovrà essere personale in possesso di una formazione secondaria tecnico-professionale. In alcuni casi la domanda arriverà anche a superare l’offerta: del 25% per i titoli terziari in ambito STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) e del 21% per i diplomi di scuola secondaria tecnico-professionale, mentre il fabbisogno atteso per i percorsi dell’istruzione e formazione professionale sarà circa il doppio dell’offerta.

 

Significa che ci sarà più bisogno di queste figure di quante saranno le persone disponibili dotate di competenze specifiche e professionalizzanti. Un tema particolarmente sentito in provincia di Belluno, dove lo spopolamento procede inesorabile e c’è bisogno di trattenere i giovani e attrarne da fuori. Per farlo, bisogna offrire loro servizi e percorsi di alta formazione: entrambi da sempre punti deboli del territorio. I buoni propositi però ci sono tutti, a partire dal progetto Belluno Synergy Lab per incentivare l' “economia della conoscenza". I dati di Unioncamere, per quanto riferiti a una prospettiva nazionale, non fanno quindi che confermare ciò a cui anche qui dobbiamo guardare per crescere.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 23 giugno | 20:45
Emanuela Pedri ha deciso di pubblicare un messaggio intriso di amore e memoria, in cui il dolore si intreccia a un percorso di trasformazione [...]
Sport
| 23 giugno | 19:57
Il doloroso tramonto sportivo di un campione prigioniero del verbo vincere. Dalla gara farsa di Kelsterbach fino alla sospensione per doping
Cronaca
| 23 giugno | 21:00
L'analisi di Giacomo Poletti: “Oggi vediamo importanti cambiamenti rispetto al passato per quanto riguarda la cosiddetta temperatura di bulbo [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato