Morire per lavorare, in Trentino cinque vite spezzate in otto mesi. L'Uopsal: ‘Nemmeno un morto è accettabile, la sicurezza deve diventare cultura quotidiana’
I settori più pericolosi sono l'edilizia e l'agricoltura e spesso gli infortuni, anche quelli mortali, colpiscono persone straniere. "Crediamo che possa essere legato in parte all'adeguatezza della formazione. Non perché manchi, ma talvolta il livello di apprendimento e comprensione unito ai limiti con la lingua italiana non riescono a rendere la formazione efficace", spiega il direttore dell'Unità Operativa di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro del Trentino Dario Uber

TRENTO. Morire di lavoro. Due parole che non dovrebbero mai stare insieme, eppure continuano a farlo. In Trentino, secondo i dati registrati fino a fine agosto, sono stati 5 gli infortuni mortali. Cinque persone che, dopo essere uscite di casa la mattina per lavorare, non sono più tornate dalla loro famiglia.
Ed oggi, la carenza di sicurezza che si vede troppo spesso nei cantieri o nelle fabbriche rimane una ferita aperta. “È un fenomeno evidentemente importante. Quando muoiono persone sul lavoro, non possiamo accettarlo nemmeno se ce ne fosse una all’anno”, ci spiega il direttore dell’Uopsal (Unità Operativa di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro) del Trentino, Dario Uber, in occasione della Giornata dedicata alle vittime di incidenti sul lavoro. Proprio lui, infatti, ogni giorno coordina il lavoro di ispettori e tecnici impegnati a garantire che la sicurezza non resti solo sulla carta.
Dottor Uber, i dati aggiornati al 31 agosto (Osservatorio Vega) mostrano cinque morti sul lavoro in Trentino. Nei primi sei mesi del 2025, gli infortuni sul lavoro nella nostra provincia sono diminuiti dell’1,32% rispetto al 2024. Cosa ne pensa?
Commentare i dati è sempre molto difficile perché evidentemente rappresentano una visione parziale del fenomeno, che è molto complesso. Un discorso è parlare dei dati complessivi, ma bisogna poi anche entrare nel merito della gravità degli infortuni. Sui dati ci sono sempre grandi discussioni, ma non dobbiamo e non possiamo accettare nemmeno se ci trovassimo con un solo morto all’anno. La volontà è quella di andare verso l’assenza di infortuni mortali.
Se guardiamo i numeri e li raffrontiamo con l’andamento drammatico del 2024, possiamo dire che quest’anno dobbiamo essere fiduciosi: il trend sembrerebbe essere molto più contenuto. Ma bisogna stare molto attenti nei giudizi: l’infortunio mortale è un evento complesso, influenzato da diversi fattori.
Molte volte, però, coinvolti in quegli incidenti ci sono i datori di lavoro, figure che dovrebbero essere le prime garanti della sicurezza e che, paradossalmente, diventano talvolta vittime loro stesse. Questo è un dato importante che non possiamo non considerare e che deve farci interrogare sulla formazione rivolta anche a loro. Se chi deve prevenire gli infortuni finisce per subirli, vuol dire che qualcosa non funziona. Non a caso, nel nuovo Accordo Stato-Regioni è prevista una formazione specifica per i datori di lavoro.
Detto questo, la situazione in Trentino merita sicuramente attenzione, ma non la vedo così drammatica rispetto ad altre regioni. È confortante avere questo trend in leggero miglioramento. Poi i conti si faranno alla fine, ma bisogna essere molto equilibrati nell’analisi e capire che la prevenzione è fatta da numerose variabili sulle quali stiamo sicuramente investendo.
Oggi quali sono i settori più a rischio e per quale motivo? Un tempo erano l'agricoltura e l’edilizia: è così ancora oggi?
Sì, ancora oggi. Anche a livello nazionale. Per il Trentino, il settore dell’agricoltura è un po’ particolare perché si tratta di un tessuto imprenditoriale specifico, con piccole aziende spesso condotte a livello familiare oppure dal singolo lavoratore autonomo. Quindi l’approccio è diverso. L’edilizia è pericolosa, implicitamente: basta pensare alla caduta dall’alto.
Una particolare attenzione dovrà essere posta, trasversalmente, sull’utilizzo di macchinari. Serve un impegno maggiore per aumentare il livello di qualità della sicurezza nei vari settori. Le macchine non possono essere accessibili, e spesso purtroppo ci troviamo davanti a sistemi di sicurezza che vengono elusi oppure alla scarsa manutenzione. Per questo serve una campagna di informazione e di assistenza ai settori trasversali per la messa a norma dei macchinari.
Quali sono le criticità maggiori che vengono riscontrate nei settori? Molti infortuni vanno a colpire lavoratori stranieri. Come mai?
Proprio l’aspetto della messa a norma delle macchine è una delle carenze che troviamo maggiormente. L’incidenza dei lavoratori stranieri è molto alta rispetto alla popolazione lavorativa italiana, ma questo è legato a un cambiamento sociale. Stiamo anche studiando questo fenomeno degli infortuni e crediamo che possa essere legato in parte all’adeguatezza della formazione. Non perché manchi, ma talvolta il livello di apprendimento e comprensione, unito ai limiti con la lingua italiana, non riesce a rendere la formazione efficace.
E come si potrebbe migliorare?
Non si fa da un giorno all’altro. Serve puntare su efficacia e qualità della formazione. Bisogna poi assicurarsi che il lavoratore abbia assimilato la formazione. Ed è per questo che bisogna potenziare le verifiche nel concreto.
Spesso, anche dai sindacati, viene rimarcata l’importanza dell’istituzione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza: a che punto siamo?
Non dipende né dall’istituzione pubblica né dalla politica. I rappresentanti dei lavoratori, soprattutto quelli territoriali o di settore, sono una nomina che deve essere fatta a livello di organismi paritetici e non può essere decisa a livello politico.
Ci sono gli strumenti per individuare questa figura, ma deve essere trovato l’accordo giusto e promosse queste figure, che possono avere molta efficacia. Soprattutto in settori come l’edilizia.
L’Uopsal dispone di personale sufficiente per svolgere tutto il lavoro necessario nei controlli quotidiani? E questi rappresentano davvero l’arma più efficace di cui si dispone?
Oggi sul territorio siamo una trentina. Chiaramente avere a disposizione numeri maggiori di personale può sempre essere di aiuto. Anche perché noi, spesso, siamo coinvolti in attività di indagine, e tutta l’attività programmata di prevenzione deve rimanere in sospeso. Maggiore personale potrebbe riuscire a rendere più efficace sia la vigilanza che la prevenzione e la formazione.


















