Dalla morte di Matteo Lorenzi a quella di Sara Piffer, la sicurezza per i ciclisti “rimane una promessa”. In Trentino 5 morti in un anno, Beber: “Manca una vera strategia”
Sabato 24 gennaio, ricorre il primo anniversario della morte di Sara Piffer, la giovane ciclista trentina di Palù di Giovo che un anno fa fu investita e uccisa da un automobilista sulle strade della Piana Rotaliana durante un’uscita d’allenamento. Il presidente del Comitato di Trento della Federciclismo Renato Beber: "A mancare è soprattutto una vera strategia. Non c’è ancora una campagna strutturata di informazione né un progetto di educazione alla mobilità sostenibile e alla sicurezza stradale nelle scuole e tra gli utenti"

TRENTO. “Le risposte, a oggi, restano parziali. E la sicurezza rimane una promessa”. Il presidente del Comitato di Trento della Federciclismo Renato Beber ho usato queste parole per descrivere quello che si è fatto nell'ultimo anno per la sicurezza dei ciclisti. Troppo poco, purtroppo, dopo la drammatica morte di Sara Piffer, la giovane ciclista trentina di Palù di Giovo che un anno fa fu investita e uccisa da un automobilista sulle strade della Piana Rotaliana durante un’uscita d’allenamento.
Una tragedia che fece seguito a quella che, solamente pochi mesi prima, aveva strappato alla vita un altro giovane corridore trentino, Matteo Lorenzi, vittima a propria volta della violenza stradale.
I dati
Secondo di dati dell'Osservatorio Ciclisti Asaps – Sapidarta, nel 2025 sono stati 222 i decessi tra i ciclisti (erano stati 185 nel 2024 secondo i dati Istat).
Gli over 65enni raggiungono quota 103 da inizio anno, quasi la metà del totale dei morti. Da notare che su 222 decessi, ben 24 sono stati provocati da pirati della strada, 11% del totale, che sono fuggiti dopo aver ucciso i ciclisti.
Per quanto riguarda le regioni in testa c'è la Lombardia con 48 morti, poi Emilia Romagna con 35 e Veneto con 27.
In Trentino, secondo i dati Asaps sono stati 5 i decessi avvenuti (Due a seguito di uno scontro con un altro mezzo e tre a seguito di un'uscita autonoma), mentre sono 4 per l'Alto Adige.
I dati dell'osservatorio considerano anche i decessi, di cui si è appresa la notizia, avvenuti oltre i 30 giorni dal sinistro. Perché sono sempre e comunque vittime della strada e dei comportamenti umani.
Beber: “Un anno dopo, la sicurezza resta una promessa”
Il presidente del Comitato di Trento della Federciclismo Renato Beber punta il dito sulle poche azioni messe in campo per migliorare la sicurezza sul nostro territorio.
“Le statistiche, purtroppo, non lasciano spazio all’ottimismo. È un’emergenza che il Paese non riesce a ridimensionare né a contenere” viene spiegato. In Trentino, dopo l’iniziativa 'Sulla Buona Strada' promossa a marzo scorso dal Comitato di Trento della Federciclismo insieme a Fiab e ad altre realtà locali, sono state avanzate diverse proposte ma, spiega Beber “le risposte, a oggi, restano parziali”.
Fortunatamente qualcosa è stato fatto basta pensare all’avvio del progetto Bike Lane che però è “ancora insufficiente per numeri”. C'è poi il progetto del circuito protetto a Trento Sud e alcuni interventi di monitoraggio delle infrastrutture anche in vista dei SuperMondiali 2031.
A mancare in Trentino, però, è un piano coordinato di interventi. “E' stato fatto troppo poco rispetto alle necessità del territorio. A mancare è soprattutto una vera strategia. Non c’è ancora – spiega il presidente del Comitato di Trento della Federciclismo Renato Beber - una campagna strutturata di informazione né un progetto di educazione alla mobilità sostenibile e alla sicurezza stradale nelle scuole e tra gli utenti. Manca un Piano provinciale della mobilità ciclistica capace di incentivare e tutelare davvero l’uso della bicicletta”. Per il comitato è fondamentale, inoltre, “l’introduzione diffusa delle Zone 30, uno degli strumenti più efficaci per ridurre la velocità e, di conseguenza, la gravità degli incidenti”.
Sul piano nazionale, la Federazione Ciclistica Italiana ha presentato una proposta di legge a tutela dei ciclisti che, insieme a quella dell’onorevole Pella, può tenere aperto il dibattito e soprattutto tradursi in misure concrete di prevenzione e repressione.
“Continueremo a tenere alta l'attenzione” ha spiegato il Comitato di Trento annunciando, fra le altre cose, a marzo, l’iniziativa “Sulla Buona Strada” per rilanciare le proposte contenute nella piattaforma. Proseguirà anche la formazione.
“Ricordare non basta: servono scelte, interventi e responsabilità” ha concluso il Comitato di Trento della Federciclismo.














