Morte di Bakken, la nazionale norvegese di biathlon valuta possibili alternative al Lavazè per il ritiro pre-olimpico: "Ne discuteremo assieme a tutta la squadra"
Il mondo del biathlon cerca di superare il trauma della morte improvvisa del 27enne Sivert Bakken in Trentino tra cambi di programma e nuovi divieti

TRENTO. Sono giorni difficili per il mondo degli sport invernali e per il biathlon, ancora alle prese con gli effetti dirompenti della tragica scomparsa di Sivert Bakken morto lo scorso 23 dicembre al passo Lavazè.
Un dramma che ha sconvolto la nazionale norvegese, il gruppo di riferimento del biathlon internazionale, che proprio sulle nevi della val di Fiemme ha trovato casa in tante occasioni in passato: il Lavazè è una delle località simbolo per l'allenamento in alta quota grazie alle sue piste da fondo e alla presenza del poligono di tiro.
Ed è il luogo dove la nazionale norvegese aveva scelto di trascorrere anche una lunga fase di preparazione pre-olimpica tra il 19 gennaio e il 5 febbraio 2026. Piani che però alla luce di quanto avvenuto potrebbero subire qualche variazione: il programma per i convocati ai Giochi di Milano Cortina (il biathlon sarà di scena ad Anterselva) sarebbe quello di gareggiare fino alla tappa di Ruhpolding dal 14 al 18 gennaio, per poi trasferirsi al Lavazè saltando la tappa di Coppa del mondo a Nove Mesto per concentrarsi sulle gare a cinque cerchi.
Ma ci sono ancora i presupposti per potersi allenare con serenità al Lavazè a poche settimane di distanza da quel dramma devastante? L'opzione di un cambio di location last-minute effettivamente è sul tavolo. “È una delle cose su cui stiamo lavorando - ha detto ai media norvegesi la segretaria generale della federazione di biathlon, Emilie Nordskar -. È naturale che ne discutiamo insieme a tutta la squadra e a coloro che saranno presenti. È ovvio che sarà un momento particolare. Non abbiamo ancora deciso nulla.”
Se ne saprà di più tra qualche giorno, anche se il tempo stringe e il ventaglio di alternative appare piuttosto limitato: non sarà facile cambiare piani in corsa, considerando che ci troviamo in alta stagione e varie altre località papabili già "prenotate" da altre squadre. Tra le opzioni alternative vagliate al momento ci sarebbero la Val Martello, Ridanna, Obertilliach e l'Alpe di Siusi.
RITORNO ALLE GARE E DIVIETI FEDERALI.
Nel frattempo il gruppo si sta avvicinando al rientro alle competizioni ufficiali, un momento particolarmente delicato e doloroso. Per tutti i membri della squadra norvegese è stato aumentato il supporto psicologico, ed è in programma un momento di condivisione e di ricordo a Lillehammer, la città natale di Bakken, prima che il gruppo parta per la Germania per disputare le prossime gare di Coppa del mondo. "Ci saranno molte lacrime e ho davvero paura di incontrare gli altri e di dover rivivere tutto questo", ha ammesso il biatleta Vetle Christiansen, intervistato da Vg.
E in attesa dei risultati dell'autopsia (ci vorranno ancora diverse settimane), l'Olympiatoppen norvegese ha deciso di sconsigliare la pratica dell’altitudine simulata attraverso le maschere ipossiche: "Ogni possibile utilizzo da parte degli atleti deve cessare fino a nuovo avviso".
Bakken è stato trovato privo di vita mentre indossava una maschera ipossica, forse settata per simulare l'atmosfera a 7.000 metri di quota. Ma sulla morte di Bakken, per il momento, non c'è nulla di certo e definitivo: impossibile con i pochi elementi a disposizione avventurarsi in qualsivoglia collegamento tra la morte dell'atleta, le patologie cardiache di cui aveva sofferto e l'uso della maschera.













