Nel 2025 già oltre 900 gli accessi al servizio dipendenze dell’Ulss 1, la maggior parte per alcolismo. E cresce la percentuale di anziani. “Puntiamo sulla prevenzione”
È la dott.ssa Anna Franceschini la nuova direttrice del Servizio dipendenze dell’Ulss 1 Dolomiti, del quale si dice colpita sia per l’approccio multidisciplinare sia per l’attenzione al mondo femminile, che altrove invece manca. Con l’occasione, ha spiegato quali sono le maggiori dipendenze nel Bellunese

BELLUNO Si chiama Anna Franceschini e da giugno è la nuova direttrice del Servizio dipendenze (Ser.D.) dell’Ulss 1 Dolomiti. Dopo le esperienze a Treviso e Trento, si dice colpita dalla struttura del servizio, con attività volte soprattutto alla prevenzione e un approccio multidisciplinare nel trattamento delle patologie presenti sul territorio, soprattutto l’alcolismo e l’abuso di sostanze illegali (tra cui anche i farmaci).
Ad affiancare Franceschini a Belluno c’è un’équipe composta da oltre 40 tra medici, infermieri, psicologi, educatori, assistenti sociali e sanitari, Oss e amministrativi. “La multidisciplinarietà - afferma - è fondamentale. I pazienti affetti da dipendenza hanno bisogni multipli e complessi ed è con la complessità che bisogna rispondere, affinché si possa dare una risposta completa ed efficace”.
Il Dipartimento lavora già molto in ottica preventiva, in particolare con attività nelle scuole, il progetto Safe night (il camper Fuoriposto presente nei luoghi del divertimento per fare informazione e misurare il tasso alcolico negli utenti) e gli interventi di sensibilizzazione sul fronte del gioco d’azzardo patologico. Ma chi sono gli utenti che accedono al Ser.D.? Nel primo semestre 2025 sono state assistite 919 persone, di cui la maggior parte per dipendenza da alcol (478), seguiti dalle dipendenze illegali (398), tra cui anche farmaci usati senza prescrizione o in abuso (soprattutto ansiolitici) e 43 casi di dipendenza da gioco. Dati che rispecchiano l’elevato tasso di consumo alcolico del territorio, dove il 31% della popolazione risulta avere un uso problematico di alcol (che non significa necessariamente dipendenza, ma può tradursi anche in un consumo superiore al raccomandato) rispetto al 27% del Veneto. Basso invece il rischio tabagismo, visto che in provincia i forti fumatori sono il 18% (ma preoccupano i giovani, come recentemente dichiarato dall’Ulss): il Ser.D. collabora infatti con la pneumologia e tratta molto il tema durante gli interventi nelle scuole.
Rispetto al genere, sul totale degli utenti il 79% sono maschi e il 21% femmine. “A livello nazionale - spiega Franceschini - i maschi sono 86% contro il 14% di donne. La bassa percentuale femminile corrisponde generalmente a maggiori difficoltà di accesso ai servizi per barriere come lo stigma, traumi personali e una minore attenzione alle esigenze femminili. Qui a Belluno, invece, il dato dimostra che ci sono meno barriere percepite di accesso e, quindi, che le donne sentono una possibilità di accoglienza maggiore”.
Per quanto riguarda l’età, invece, i dati sono in linea con la media nazionale: gli utenti hanno soprattutto dai 30 ai 59 anni, mentre c’è un 1% nella fascia 15-19 e un 12% di ventenni. Da non sottovalutare il 22% di over 60: un dato che, in linea con l’invecchiamento della popolazione, è probabilmente destinato ad aumentare.
“Una perla di questo dipartimento - aggiunge Franceschini - è poi l’alcologia di Auronzo, perché è un day hospital dedicato all’utenza con problemi alcologici. Riaperto quest’anno dopo la pandemia, conta 42 ricoverati e sono in corso altri 3 colloqui. Si tratta di un’esperienza interessante, in cui i pazienti sono accolti con le famiglie e ricevono un intervento multidimensionale, dalla valutazione medica a quella psicologica ed educativa, in sinergia con le associazioni territoriali, che sono fondamentali soprattutto in territori con una orografia complessa come Belluno”. Inoltre, trattandosi dell'unica realtà pubblica di questo genere nel nord-est, oltre la metà dei pazienti (60%) proviene da fuori Ulss.
Quali allora i progetti futuri? “Partendo da una realtà già molto ricca e di grande collaborazione con il territorio - conclude la nuova direttrice - vorrei implementare il ruolo di sensibilizzazione ed educazione, ponendo particolare attenzione a determinanti come l’età (soprattutto minori e anziani) e il genere e puntando sul contrasto allo stigma. Inoltre verrà implementata la ricerca clinica: raccogliere ed elaborare dati è utile non solo sul piano scientifico, ma può dare una lettura di quello che facciamo per proporre le nostre attività ad altri stakeholder”.












