Premio San Martino a Fra Roberto Rizzato (dedizione verso i più fragili) e a Leonardo D’Incà (meriti sportivi): “Due volti diversi ma complementari del bene”
Il premio San Martino è stato conferito a due progetti di vita diversi, quello di un frate e quello di un giovane sportivo. Cos'hanno in comuine? "Le emozioni che fanno vivere a chi li conosce e la forza interiore che li porta a raggiungere i loro obiettivi”

BELLUNO. Un premio intitolato al patrono della città di Belluno e consegnato a donne e uomini che si sono contraddistinti in diversi ambiti, dalle scienze allo sport, dalle attività di carattere politico a quelle di tipo sociale e assistenziale. Il premio San Martino è stato conferito oggi, martedì 11 novembre nella cornice di Palazzo Crepadona, a due progetti di vita apparentemente opposti, quello di un frate e quello di un giovane sportivo ma che, come sottolineato dal presidente del Consiglio comunale Luciano Bassi, hanno in comune “le emozioni che fanno vivere a chi li conosce e la forza interiore che li porta a raggiungere i loro obiettivi”.
A conferire il premio è il sindaco Oscar De Pellegrin, che a sua volta lo ha ricevuto 25 anni fa. “Belluno si stringe attorno al suo patrono – afferma - e ogni anno, attraverso questo premio, sceglie di ringraziare chi si è impegnato a favore della comunità e ha saputo rendere visibile il bene. In tutto questo riconosciamo oggi fra Roberto Rizzato, un uomo speciale che ha scelto di farsi carico della fragilità non come missione temporanea ma come forma di vita. Fra Roberto incarna la logica del dono, perché ha scelto di stare accanto a una persona che non può restituire con parole e gesti quello che riceve. E cosa c’è di più grande di un amore così radicale?”
“Accanto a lui – prosegue De Pellegrin - celebriamo Leonardo D’Incà, che rappresenta la parte giovane e promettente della comunità. È un ragazzo innamorato dello sci e i suoi risultati sono frutto di lavoro serio e determinazione, un orgoglio per noi e soprattutto un esempio per i suoi coetanei. Sono due volti diversi ma complementari del bene, due storie che ricordano come una comunità cresca quando ogni generazione contribuisce al bene comune”.
Chi sono allora Fra Roberto e Leonardo? Quest’ultimo, classe 2009, è una giovane promessa dello sci italiano. Ha iniziato la sua carriera a 9 anni e quest’anno, dopo aver fatto parlare di sé in diverse competizioni nazionali e internazionali, è già a quota 6 successi. La motivazione del premio risiede nell’aver saputo “conciliare la fatica con la gioia, l’impegno e l’entusiasmo tenace, raggiungendo eccellenti risultati in ambito sportivo” e dando così lustro alla città.
Ed è lui stesso a spiegare cosa vuol dire tutto ciò. “Richiamandomi a San Martino – afferma D’Incà – mi piace pensare di dividere simbolicamente questo mantello con i miei compagni di squadra, gli allenatori e con chi si alza presto la mattina per allenarsi e studia fino a tardi la sera per inseguire un sogno. Dietro ogni gara e ogni medaglia c’è infatti un mondo di sacrifici ed è soprattutto nei momenti di delusione e stanchezza che si impara davvero cosa voglia dire”. E un momento difficile Leonardo lo sta vivendo proprio ora, a poco più di un mese dalla scomparsa del padre, che ricorda in qualità di suo primo tifoso, primo allenatore e compagno di viaggi.
Accanto a lui, il mondo Fra Roberto Rizzato, che ha lavorato per otto anni con il Comitato d’Intesa, in particolare nel trasporto a chiamata per persone anziane, con disabilità o bisognose. È così che ha conosciuto Leonardo, giovane ragazzo di 23 anni con una grave forma di disabilità che lo rende totalmente dipendente dagli altri e incapace di esprimersi. Rizzato ha assistito Leonardo e la famiglia negli anni e, dopo la morte della madre nel 2023, ha continuato a occuparsi del ragazzo. Come recita la motivazione, il premio è conferito a lui perché “percorre le strade della città facendosi accanto a chi ha bisogno, e nel silenzio della quotidianità diventa esempio di come l’uomo può rispondere con i fatti a chi con il cuore chiede aiuto”.
E nelle sue parole traspare tutta l’umiltà per un premio inaspettato e (secondo lui) immeritato. “Sono un frate cappuccino – ribadisce Rizzato - e noi viviamo il Vangelo in prima persona, quindi quello che faccio non è niente di straordinario. Questo premio rappresenta l’essere francescani, cioè lo stare vicino alle persone. Per me il volontariato nel trasporto a chiamata è stato una porta di accesso a tante famiglie che avevano bisogno, perciò accetto il premio perché penso vada condiviso con loro e con chi tutti i giorni assiste qualcuno. Un premio che oggi significa che la cittadinanza ha voglia di porre ancora attenzione a chi ha esigenze particolari, a persone che non vanno identificate con le loro fragilità ma che hanno semplicemente bisogno di avere accanto qualcuno”.












