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Trento
11 novembre | 10:48

Sparita la lupa Ludovica, la prima catturata e radiocollarata nel Parco dello Stelvio: c'è il sospetto del bracconaggio. "Grave perdita per la ricerca e la gestione del lupo"

Il coordinatore scientifico del Parco Luca Corlatti: "Da fine di settembre non si hanno più immagini né segnali, e questo lascia pensare che la perdita non riguardi solo il collare, ma purtroppo anche la lupa stessa”

BORMIO. Da un mese e mezzo il radiocollare della Lupa Ludovica – catturata dai ricercatori del settore lombardo del Parco Nazionale dello Stelvio il 1° aprile scorso nell'ambito del progetto nazionale WolfNext – non trasmette più segnali e c'è il sospetto anche che possa essere stata vittima di bracconaggio. La cattura dell'animale, la prima nel parco, rappresentava un risultato scientifico importante, dal momento che il radiocollare – spiegano i ricercatori – aveva fornito moltissime informazioni: spostamenti giornalieri, area di frequentazione, punti di predazione e dinamiche di branco del Tonale.

 

L’ultima localizzazione di Ludovica risale al 28 settembre alle 6 di mattina, in Val Verniana a Vermiglio, e da quel momento nessun dato è stato più trasmesso dal radiocollare, con i ricercatori che, dopo alcuni giorni, hanno avviato ricerche con antenna VHF, purtroppo senza ottenere alcuna risposta.

 

“In passato era già accaduto che Ludovica si spostasse in zone dove il segnale GPS non arrivava – spiegano Valerio Donini e Matteo Nava, ricercatori impegnati per il Parco nel progetto WolfNext – ma dopo pochi giorni il collare tornava sempre a trasmettere. Stavolta però non solo il segnale non è più ripreso, ma la lupa non compare più nemmeno nelle fototrappole che monitorano costantemente il branco del Tonale”.

 

Ma dunque, cosa può essere successo alla lupa Ludovica? Le ipotesi al vaglio dei ricercatori, specifica una nota diffusa, includono un possibile malfunzionamento del radiocollare, l’allontanamento dell’animale dall’area di studio – ma questo scenario è ritenuto poco probabile, poiché il dispositivo avrebbe comunque continuato a inviare localizzazioni – e infine la possibilità che l’animale sia stato vittima di un atto di bracconaggio o di altro tipo di incidente.

 

“Dalla fine di settembre non si hanno più immagini né segnali, e questo lascia pensare che la perdita non riguardi solo il collare, ma purtroppo anche la lupa stessa” – questa la constatazione del coordinatore scientifico del settore lombardo del Parco Luca Corlatti, e ad essere sottolineato è come si tratti di una “perdita importante” dal momento che durante i sei mesi di monitoraggio, come detto, il radiocollare aveva fornito una mole straordinaria di informazioni: spostamenti giornalieri, area di frequentazione, punti di predazione e dinamiche di branco.

 

“In sei mesi – aggiunge Luca Pedrotti, coordinatore scientifico per i tre settori del Parco – abbiamo potuto studiare la struttura del branco del Tonale, verificare la sua estensione territoriale e documentare con precisione le predazioni su ungulati selvatici e domestici. Un patrimonio di dati prezioso per comprendere come uomini e lupi condividano lo stesso territorio”.

 

La scomparsa del segnale rappresenta quindi una perdita scientifica e gestionale di grande rilievo.

 

“Il lavoro necessario per catturare un lupo è enorme – sottolinea Valerio Donini – e non si tratta di un capriccio di ricerca, ma di uno strumento fondamentale di gestione: conoscere i movimenti dei lupi ci aiuta a prevenire conflitti, a proteggere le greggi e a costruire una convivenza più solida tra comunità umane e fauna selvatica”.

 

Venendo al branco del Tonale, al momento risulta composto da due adulti e tre cuccioli: i ricercatori, viene rimarcato, continueranno a monitorare costantemente l’area nella speranza che Ludovica possa ricomparire o che si riesca a recuperare il collare, per comprendere meglio le cause della sua scomparsa.

 

“È un dispiacere profondo – conclude il direttore del Parco Nazionale dello Stelvio Franco Claretti – per l’impegno che tutti abbiamo dedicato a questo progetto e per la consapevolezza che dietro ogni dato c’è un lavoro silenzioso e condiviso, volto a rendere possibile la coesistenza tra l’uomo e il lupo nel cuore delle Alpi”.

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