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Trento
01 settembre | 08:15

"Un cane avvelenato ogni due ore". Dopo l'allarme dell'Aidaa i consigli del veterinario, ecco i sintomi i più comuni e come comportarsi: "Fondamentale agire in fretta"

Cosa fare se il proprio cane ingerisce un boccone avvelenato o presenta dei sintomi sospetti? A rispondere è il presidente dell'Ordine dei Veterinari di Trento Marco Ghedina: "Prima si identificano i sintomi e prima si interviene, più è facile riuscire a contrastare efficacemente l'avvelenamento anche con antidoti mirati"

"Un cane avvelenato ogni due ore"

TRENTO. Tra le principali preoccupazioni di chi possiede un cane c'è quella che questo possa finire vittima di avvelenamento. E a porre l'accento sul fenomeno, nei giorni scorsi in occasione Giornata Mondiale del Cane, è stata l'Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente che in una nota diffusa ha messo nero su bianco un dato allarmante: secondo le stime, infatti, in Italia un cane muore avvelenato ogni due ore (QUI ARTICOLO). Numeri alla mano si parla di migliaia di cani avvelenati, di cui un terzo sono animali di proprietà, con il fenomeno che colpisce in modi diversi – dagli avvelenamenti dei randagi al sud, alle "ripicche" contro i cani nella guerra tra tartufai in Abruzzo e Molise fino ai bocconi contro gli esemplari ibridi al nord – tutta l'Italia, Paese in cui "in tre anni sono raddoppiati anche gli avvelenamenti nei giardini privati e nelle aree cani cittadine".

 

Ma al di là dei numeri, che comunque fanno riflettere, è fondamentale sapere come comportarsi nel caso in cui il proprio cane ingerisca delle sostanze tossiche: a partire dal riconoscimento dei sintomi fino alle corrette modalità d'intervento. A chiarire questi aspetti, intervistato da il Dolomiti, è il medico veterinario - nonché presidente dell'Ordine dei Veterinari di Trento - Marco Ghedina che sottolinea come anche in Trentino non sia raro assistere a determinati episodi.

 

"In primis è fondamentale fare una distinzione, dal momento che gli avvelenamenti possono essere dolosi oppure accidentali. Nel primo caso – spiega Ghedina – spesso si tratta di fenomeni seriali riguardanti lo spargimento di bocconi con sostanze velenose, come anticrittogamici o derivati del cianuro, anche se talvolta capita vengano addirittura usate polpette con all'interno chiodi, lamette o vetri che portano l'animale alla morte con atroci sofferenze. Parlando di quelli accidentali, si tratta di sostanze tossiche che vengono lasciate inavvertitamente alla potata dell'animale: si va dal classico secchio per le pulizie con la candeggina al lumachicida usato nei giardini, per fare due esempi".

 

Al di là del tipo di veleno ingerito, sottolinea il veterinario, è fondamentale riuscire a riconoscere tempestivamente i sintomi più comuni ed intervenire il prima possibile: "Quelli principali sono gastroenterici come vomito e diarrea, che spesso sopraggiungono a poco tempo dall'assunzione, a cui può aggiungersi una sintomatologia neurologica secondaria o concomitante: parliamo di tremori alternati a momenti di lassità muscolare, a cui seguono magari nuove contrazioni, che potrebbero quasi ricordare un attacco epilettico". Il veterinario spiega poi come esistano determinate sostanze, come ad esempio il veleno topicida, i cui sintomi possono presentarsi a distanza addirittura di 3-4 giorni dall'assunzione, e anche in quel caso è fondamentale recarsi tempestivamente dal veterinario.

 

"In generale prima si identificano i sintomi e prima si interviene – prosegue Ghedina – più è facile riuscire a contrastare efficacemente l'avvelenamento, anche con antidoti mirati. A tal fine, naturalmente se questo è possibile e non sempre lo è, sarebbe fondamentale raccogliere dei frammenti del boccone avvelenato o comunque informazioni sulla sostanza ingerita: conoscendola, è possibile infatti agire con più consapevolezza, anche chiedendo ulteriori informazioni ai centri antiveleni".

 

Un altro suggerimento del veterinario è poi quello, se possibile, di non far camminare il proprio cane dopo che ci si è resi conto che questi ha assunto delle sostanze velenose, magari prendendolo in braccio: questo per evitare che queste entrino in circolo più velocemente.

 

Ma oltre all'intervento consapevole, cosa fare per prevenire il fenomeno? "Il consiglio - conclude Ghedina – è quello, se si conosce il territorio, di evitare zone in cui si sono già verificati avvelenamenti perchè spesso si tratta di casi seriali. Altrimenti è fondamentale tenere il proprio cane al guinzaglio se ci si trova in spazi aperti, in modo da poterlo controllare e da evitare che possa ingerire bocconi sospetti".

 

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