Un "covo" con all'interno flessibili, piedi di porco, ricetrasmittenti e passamontagna (ma non solo): proseguono le indagini sulla banda di ladri che agiva in Val di Non
Dopo l'esecuzione delle 2 misure cautelari, i militari hanno effettuato altre perquisizioni rinvenendo un covo del sodalizio in Valsugana, ritenuto dagli investigatori di fondamentale importanza probatoria. Ecco i dettagli

CLES. Nelle prime ore del 5 maggio i carabinieri della Compagnia di Cles, supportati nella fase esecutiva dai militari di Borgo Valsugana e Genova Sampierdarena, avevano dato esecuzione a due misure cautelari in carcere destinate a due uomini gravemente indiziati della commissione, in concorso con altri connazionali, di 24 reati perpetrati tutti in val di Non tra maggio e fine ottobre del 2023 (QUI ARTICOLO). Da allora le indagini sono proseguite, nel tentativo di chiudere il cerchio sulla banda albanese.
Dopo l'esecuzione delle 2 misure cautelari, i militari hanno effettuato altre perquisizioni rinvenendo un covo del sodalizio in Valsugana, ritenuto dagli investigatori di fondamentale importanza probatoria.
Infatti, in quell'appartamento di una isolata località montana, dove gli appartenenti al gruppo criminale presumibilmente trovavano appoggio logistico per partire e ritornare dopo i raid nelle abitazioni trentine, gli inquirenti hanno trovato e sequestrato indumenti, altri arnesi da scasso, tra cui flessibili con mole a disco, attrezzature varie e piedi di porco, più zainetti a spalla, guanti, ricetrasmittenti e passamontagna.
Ancora più interessante quanto scoperto all'esterno della casa: infatti, nascosta sotto un telone, c'era un’autovettura identica a quella sfuggita poche settimane fa dopo un raid di furti e tentati furti commessi di sera in abitazioni della Paganella, auto datasi alla fuga a folle velocità durante un inseguimento delle pattuglie di Cles.
Il veicolo, nuovo di zecca e di grossa cilindrata, è risultato rubato in Provincia di Milano lo scorso mese di marzo e la cosa ancora più interessante è che montava targhe clonate intestate ad una ignara ed incolpevole persona incensurata abitante in Provincia di Bolzano.
Questi ultimi risultati rappresentano un altro importante tassello, che si aggiunge al quadro probatorio complessivo, per delineare le responsabilità ed individuare gli altri complici della banda oltre ai due albanesi già arrestati in Valsugana e a Genova.
Intanto, proseguono le serrate indagini dei carabinieri di Cles e della Procura distrettuale della Repubblica di Trento, per risalire ad altri furti in abitazione commessi dalla banda - oltre ai 23 già individuati - e per ricercare gli altri complici, anche in relazione al furto della macchina nel milanese e di quella che era stata asportata a Ton per scappare dai militari che gli erano col fiato sul collo.


















