Un ristorante ha sulla carta un solo dipendente ma è sempre aperto: la guardia di finanza scopre una frode da più di 1 milione
A fronte di un solo dipendente, il ristorante orientale era sempre operativo. Da qui l'indagine della guardia di finanza. Sei le persone denunciate e indagate cinque società tra Trentino, Lazio, Toscana, Sicilia e Molise

RIVA DEL GARDA. Una frode fiscale da oltre 1,2 milioni, questa la scoperta della guardia di finanza a conclusione di un'articolata indagine avviata dopo un controllo nei confronti di una società dell'Alto Garda attiva come ristorante orientale. Forte - sulla carta - di un solo dipendente, l'esercizio operava con continuità 7 su 7 giorni a pranzo e cena con prezzi concorrenziali legati alla formula all you can eat.
Le indagini delle fiamme gialle avrebbero però ricostruito un quadro ben diverso. L'impresa avrebbe, infatti, utilizzato 39 lavoratori formalmente assunti da quattro società compiacenti, le quali - per mascherare la somministrazione delle maestranze all’azienda - avevano stipulato dei contratti di appalto di servizi e distacco di personale, in forza dei quali avrebbero emesso fatture per prestazioni in realtà mai avvenute.
Attraverso l’esame dei documenti acquisiti durante le operazioni ispettive e mediante l’assunzione di informazioni dai lavoratori, che dal 2020 in avanti hanno lavorato come cuochi o camerieri nel ristorante, è emerso che i rapporti tra la società ispezionata e le aziende somministratrici erano privi degli elementi che caratterizzano i contratti di appalto e distacco, cioè l’organizzazione autonoma di mezzi e risorse, nonché l’interesse e la temporaneità del distacco.
In particolare i finanzieri hanno scoperto che i lavoratori erano soggetti alla totale e completa gestione dei responsabili della società operante nell’Alto Garda, i quali decidevano gli stipendi, gli orari, i turni di lavoro e le varie mansioni da far svolgere alle maestranze, quasi tutte di origine straniera e convinte di essere state assunte direttamente dalla società rivana, atteso che non conoscevano i referenti o il nome dell’impresa che li aveva effettivamente in forza.
Emblematico un caso: solo con un ricontrollo del nominativo dell'ente che aveva disposto il bonifico a pagamento dello stipendio mensile, una persona si è accorto di non essere stato assunto dal ristorante in cui lavorava da mesi e nei locali per i quali aveva sottoscritto il contratto di lavoro.
La conseguenza - secondo quanto ricostruito nelle indagini - è l’inesistenza soggettiva e giuridica delle fatture emesse dalle quattro aziende a favore della società verificata, con il recupero dell’imposta sul valore aggiunto indebitamente detratta dalla società, quantificata in oltre 206 mila euro.
Sei le persone che sono state così denunciate all’Autorità giudiziaria per i reati di emissione e utilizzo di fatture per operazioni giuridicamente e soggettivamente inesistenti, nonché per il reato di somministrazione fraudolenta di manodopera.
Cinque società (una operante nell’Alto Garda e quattro tra le province di Roma, Firenze, Palermo e Isernia) sono state quindi segnalate per la responsabilità amministrativa dipendente da reato, in quanto le violazioni tributarie sono state commesse nel loro interesse e vantaggio da parte degli amministratori.
Sul piano amministrativo, inoltre, è stato contestato l’omesso versamento di contributi previdenziali per oltre 300 mila euro e sono state irrogate sanzioni in materia di lavoro per circa 260 mila euro.
L’operazione della Guardia di finanza di Trento ha l'obiettivo di tutelare le casse dell’Erario e di contrastare le frodi fiscali in tutte le loro declinazioni, con particolare riferimento ai circuiti fraudolenti volti ai fenomeni interpositori inerenti alle illecite somministrazioni di manodopera e ai distacchi di personale fittizi.


















