Valanga dell'Ortles, parla il tecnico Alex Barattin: "Neve fresca su uno strato consolidato, tipico del periodo. Basta un piccolo sovraccarico perché si stacchi"
"Giusto per renderci conto delle forze "in campo", si pensi che la neve fresca quanto cade ha un peso al metro cubo di circa 50 - 70 chilogrammi, se la neve è asciutta e leggera, mentre se l’umidità è più elevata e compatta si arriva anche a 170 - 200 chilogrammi per metro cubo. Poi se quella neve viene sottoposta ad azione eolica e/o a temperature e umidità elevata, tutto aumenta fino ad arrivare a pesare sino a 450 - 480 chili per metro cubo. Ecco, applichiamo questa proporzione ad un versante ampio, come quello di sabato o, in altri casi, anche più vasto e possiamo solamente immaginare che il peso è nell'ordine delle tonnellate"

TRENTO. Cinque vittime, tre giovanissime, altrettante famiglie distrutte dal dolore: quella di Cima Vertana è stata una tragedia di enormi proporzioni.
La valanga che si è staccata dal gruppo dell'Ortles nel pomeriggio di sabato 1 novembre ha investito due cordate, una composta dal 58enne Steffen Wiedemann, dal figlio Beat e dalla compagna di quest'ultimo, Selina Schlitzer, la seconda formata dal 46enne Matthias Löhning e dalla figlia 17enne Freda.
I due gruppi si trovavano a circa 3.200 metri e stavano salendo, in modo indipendente (si erano incontrati al rifugio, ma procedevano autonomamente) con piccozza e ramponi lungo un canalino della parete nord, quando sono stati sorpresi da una massa di neve di grandi dimensioni, che li ha travolti e sepolti.
Due persone che hanno assistito alla tragedia hanno allertato i soccorsi, che sono arrivati tempestivamente sul posto, ma per i cinque alpinisti tedeschi non c'è stato nulla da fare: i corpi di Steffen e Beat Wiedemann e di Selina Schlitzer sono stati recuperati già sabato, mentre le salme Matthias e Freda Löhning sono state individuate e riportate a valle solamente il giorno successivo, con il maltempo che complicato notevolmente le operazioni dei tecnici intervenuti.
"Negli ultimi giorni sono caduti mediamente dai 5 ai 25 centimetri di neve fresca - esordisce il consigliere nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico Alex Barattin, frequentatore dell'ambiente innevato e grande conoscitore della materia neve - che si è depositata su strati di neve vecchia, ghiacciata e liscia, resa così dall’irraggiamento diurno, e/o su strati fragili di neve, che ha subito un metamorfismo costruttivo con cristalli sfaccettati. La forte azione del vento ha causato una forte erosione della neve fresca, con conseguenti zone di forte accumulo che, se sollecitati nei punti di minor spessore da singolo sciatore e/o dal peso proprio della neve, possono provocare valanghe di medie e grandi dimensioni. Giusto per renderci conto delle forze "in campo", si pensi che la neve fresca quanto cade ha un peso al metro cubo di circa 50 - 70 chilogrammi, se la neve è asciutta e leggera, mentre se l’umidità è più elevata e compatta si arriva anche a 170 - 200 chilogrammi per metro cubo. Poi se quella neve viene sottoposta ad azione eolica e/o a temperature e umidità elevata, tutto aumenta fino ad arrivare a pesare sino a 450 - 480 chili per metro cubo. Ecco, applichiamo questa proporzione ad un versante ampio, come quello di sabato o, in altri casi, anche più vasto e possiamo solamente immaginare che il peso è nell'ordine delle tonnellate. Senza dimenticare l'inclinazione del pendio, che porta tale massa a raggiungere velocità elevatissime".
Considerato che la montagna è un luogo che non potrà mai essere considerato completamente sicuro - bisogna assumere tutti gli accorgimenti del caso per "abbassare il fattore di rischio, consapevoli che non arriverà mai allo zero" specifica Barattin.
Che poi aggiunge: "In questo periodo è soprattutto il vento che accumula la neve fresca sullo strato già esistente e, dunque, è fondamentale informarsi dettagliatamente riguardo alle condizioni meteo, leggere i bollettini e, se qualcosa non è chiaro, chiedere a chi è esperto. Non ci sono versanti più o meno pericolosi: il pericolo c'è e diventa rischio in base al tempo che si trascorre all'aperto. Un aspetto fondamentale è quello legato all'orario: bisogna partire al mattino presto, a mezzogiorno essere già di rientro al rifugio, che solitamente è situato a metà strada, e poi ultimare il ritorno. Se non vi sono le condizioni per proseguire, allora meglio restare al coperto, a costo di dover attendere il giorno successivo, perché in montagna non esiste il "proviamo". E, altro aspetto fondamentale, è quello di decidere sempre in maniera autonoma: non vige il principio del "se va lui o lei allora vado anche io" oppure "se ce l'hanno fatta loro ce la possiamo fare anche noi". E' sbagliatissimo".
Ecco, allora, che prima di partire per qualsiasi uscita in montagna, bisogna informarsi, controllare di avere tutta l'attrezzatura necessaria e, soprattutto, tarare il percorso secondo le proprie capacità.
"Certamente - conclude Barattin - e, aggiungo, avere sempre un approccio di massima prudenza, come accade quando si va a sciare o si affronta un percorso sconosciuto. Allora sì che vengono prese tutte le precauzioni possibili, il grado di attenzione è massimo e ci si prepara meticolosamente perché si va ad esplorare un ambiente sconosciuto. Ecco, questo è un comportamento da adottare anche quando ci si reca in un luogo che si è già frequentato, perché le condizioni non saranno mai le medesime e il rischio di essere più "sicuri" c'è. In montagna non ce lo si può permettere. Attrezzatura, tutte le info e, soprattutto, cerchiamo attenzione al percorso. Anche in quel caso, se qualcuno ha dubbi, basta chiedere informazioni a chi lo fa di lavoro".












