Addio TikTok e Instagram per i minori di 15 anni? L'Italia verso le nuove regole per l'utilizzo dei social
Si studia l'attivazione di "pacchetti junior" da parte degli operatori telefonici che permetterebbero ai giovanissimi di utilizzare solo le funzioni base dello smartphone

ROMA/BOLZANO. L’era dello smartphone senza filtri per i giovanissimi potrebbe avere i giorni contati.
Il Governo Meloni, infatti, accelera su un piano per "scollegare" ufficialmente i minori di 15 anni dalle piattaforme social.
La stretta, contenuta in una bozza di disegno di legge scaturita da un vertice a Palazzo Chigi tra il sottosegretario Alfredo Mantovano e i ministri Valditara, Roccella, Abodi e Foti, punta a introdurre "strumenti idonei a impedire l’accesso a social network e piattaforme di condivisione video ai minori di età inferiore ai quindici anni".
Non si tratta dunque di una discussione accademica sul "se" intervenire, ma sul "come" farlo efficacemente: l'urgenza politica è dettata dalla volontà di proteggere i giovanissimi dai rischi della rete, un tema tornato drammaticamente attuale dopo i recenti fatti di cronaca, come l'accoltellamento della professoressa avvenuto a Trescore da parte di un tredicenne.
Il cuore del provvedimento, articolato in dieci punti, prevede il passaggio da semplici divieti formali a sistemi di verifica dell'età reali.
L'esecutivo intende evitare metodi considerati troppo invasivi, come i controlli biometrici sul modello australiano, puntando invece sulla responsabilità della filiera tecnologica e delle famiglie.
Il piano prevede l’introduzione di sistemi di controllo parentale obbligatori già al momento della configurazione dei dispositivi, con l'attivazione di "pacchetti junior" da parte degli operatori telefonici.
Questi profili limitati dovrebbero garantire solo le funzioni base: chiamate di emergenza, sms e messaggistica verso contatti autorizzati, bloccando tassativamente i siti pericolosi per lo sviluppo psicofisico.
"Si tratta di uno strumento innovativo volto a bilanciare l’esigenza di regolamentazione con il ruolo educativo della famiglia", si legge nel testo che fissa al compimento del quindicesimo anno la soglia per l'iscrizione autonoma alle piattaforme.
Dall'Alto Adige arriva un forte e convinto sostegno a questa linea restrittiva.
L’assessore provinciale all’Istruzione in lingua tedesca, Philipp Achammer, ha preso ufficialmente posizione scrivendo al ministro Valditara per chiedere un intervento deciso. "Oggi i social network non proteggono affatto i bambini", ha dichiarato con fermezza Achammer, sottolineando come i minori siano quotidianamente esposti a contenuti traumatici, aggressioni, sessismo e odio.
Per l'esponente della giunta altoatesina, non si può privare l'infanzia della sua spensieratezza lasciando i ragazzi senza filtri cognitivi davanti allo schermo.
I dati citati da Achammer sono chiari: studi di settore indicano che già il 50% dei ragazzi tra i 7 e i 12 anni naviga abitualmente sui social senza una preparazione adeguata.
Proprio in provincia di Bolzano, il tema dell'educazione digitale è già al centro dell'agenda politica attraverso il progetto del "patentino per lo smartphone" nelle scuole medie.
Secondo Achammer, infatti, prima dell'accesso alle reti è necessario un percorso di formazione che coinvolga non solo i giovani ma anche i genitori.
"Fino a quale età è un tema che andrebbe discusso con gli esperti. In ogni caso, sosteniamo una decisione di questo tipo", ha concluso l'assessore, confermando la sintonia tra Bolzano e Roma sulla necessità di arginare i fenomeni di devianza digitale.
Non mancano però le critiche sul fronte politico nazionale.
Il senatore del Pd Filippo Sensi attacca duramente l'iniziativa, definendola un'operazione tardiva e di facciata: "Con il bando dei social per gli under 15 finirà come con i coltelli. Che tardi e male ci si metterà sopra la destra, torcendolo e intestandoselo per rilanciare l’anatra zoppa: il governo".
Mentre il dibattito si infiamma, il testo del Ddl passerà ora al vaglio dell'Agcom e delle autorità per la privacy, nel tentativo di trasformare quella che oggi è una bozza in una barriera concreta contro i pericoli del web.












