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Belluno
10 aprile | 13:08

Emergenza bollette, l’artigianato corre ai ripari: un fondo ad hoc per aiutare le famiglie contro i rincari. Crescono richieste anche per sanità e cassa integrazione

Un contributo per far fronte al caro bollette: l’Ente bilaterale artigianato veneto offre la possibilità ai lavoratori del settore artigiano di accedere a un contributo per alleviare, almeno in parte, gli aumenti del costo dell’energia. Abbiamo contattato Simone Sitta, di Cgil Belluno, che ci spiega in cosa consiste e quali sono le maggiori esigenze oggi sul territorio

BELLUNO. Un contributo ad hoc per far fronte al caro bollette: vista l’instabilità del contesto internazionale e il caro consumi che pesa sempre di più sulle famiglie, l’Ente bilaterale artigianato veneto (Ebav) offre la possibilità a lavoratrici e lavoratori del settore artigiano di accedere a un contributo per alleviare almeno in parte gli aumenti del costo dell’energia.

 

Ebav è nato a fine anni Novanta - spiega a Il Dolomiti Simone Sitta, di Cgil Belluno - per esigenze legate alla cassa integrazione per le aziende artigiane, che non esiste come tale presso l'Inps ma quale fondo di solidarietà bilaterale. I soldi per alimentare Ebav sono reperiti dalle buste paghe di lavoratori e aziende artigiane aderenti e permettono di usufruire delle forme di welfare previste dai contratti, come il sostegno economico per i figli a carico o borse di studio per quelli impegnati nel percorso scolastico”.

 

Oltre a ciò, lo scorso anno è nato il bonus energia, che finora valeva per tutte le categorie artigianali. Quest’anno invece è stato ristretto, vista soprattutto la necessità di reperire le risorse utili a mantenere un fondo di sostenibilità. “Su questo fronte - prosegue - il trend dei bisogni è, come facilmente intuibile, in aumento. Il bonus è oggi destinato in particolare a metalmeccanici, odontotecnici e orafi: parliamo di 1.200 lavoratori su un totale di 4.800 di tutto il settore artigiano in provincia di Belluno".

 

Per fare richiesta, basata sull’Isee, il lavoratore può entrare nel sito, contattare lo stesso Sitta via mail (art.bl@veneto.cgil.it) o recarsi in uno degli sportelli presenti sul territorio tra Belluno, Feltre, Pieve di Cadore, Agordo e le nuove sedi di Longarone, Mel e Puos d’Alpago.

 

Ma c’è anche un altro settore sempre più cruciale quando si parla di contributi: la sanità. Il welfare dell’artigianato prevede infatti anche l’assistenza sanitaria integrativa regionale con il fondo Sani.in.Veneto, al quale possono essere richiesti contributi per visite specialistiche, fisioterapia, lenti, protesi dentaria e protesi in generale e molti altri ambiti di intervento.

 

Com’è la situazione? “Anche qui la richiesta di rimborso di prestazioni sanitarie - risponde Sitta - è in aumento. A differenza di Ebav, dove il prelievo di risorse è su base solidale, il fondo Sani.in.Veneto è completamente a carico dei datori di lavoro e il lavoratore, a fronte di una spesa che va da visite specialistiche a esami di laboratorio (non i farmaci), può inserire la richiesta in piena autonomia o venire allo sportello in forma gratuita. Rispetto alle altre province venete, qui come Cgil Cisl Uil, Confartigianato, Appia Cna e Casartigiani siamo in testa per accesso agli sportelli e questo ci permette di avere maggiore contatto con i lavoratori e presentare loro, con l’occasione, informazioni e novità”.

 

“Inoltre li incontriamo sempre di più nelle aziende - conclude - e in questo modo possiamo spiegare tutte queste cose, perché spesso non sanno dell’esistenza di tali possibilità di sostegno al reddito che diventano sempre più importanti. A tal proposito, tengo anche a sottolineare che già da due anni c’è uno strumento consolidato di sostegno alla cassa integrazione, che sta colpendo soprattutto l’occhialeria dove in particolare le piccole aziende, perlopiù terziste, subiscono l’impatto della crisi della grande industria (qui il punto). Perciò le parti sociali hanno istituito attraverso Ebav un ulteriore contributo per chi lo scorso anno (in tutti i settori artigiani) ha fatto almeno 10 giorni di cassa integrazione. I lavoratori sappiano quindi che possono richiederlo”.

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