"Fino a fine marzo teniamo duro, poi dovremo alzare i prezzi o decidere di tenere fermi i mezzi": caro-carburanti, le voci dal settore auto-trasporti
Parlano i responsabili di Autotrasporti Gobbi, azienda trentina con sede a Comano Terme e una flotta di 10 mezzi: "Se i prezzi non inizieranno a scendere, o se non ci sarà un intervento di sostegno a livello politico, l'aumento dei costi per le consegne sarà inevitabile"

TRENTO. “Fino a fine marzo terremo duro, se la situazione non si sbloccherà però da aprile dovremo inevitabilmente alzare le tariffe. O decidere, altrimenti, di tenere fermi i mezzi”.
A parlare è Antonella Paletti, responsabile di Autotrasporti Gobbi, azienda trentina con una flotta di 10 mezzi e sede a Comano Terme. La sua prospettiva, come riportava negli scorsi giorni il Dolomiti, è la stessa di tanti altri attori del mondo degli autotrasportatori, di fronte all'impennata dei prezzi dei carburanti – gasolio in primis – seguita alla crisi in Medio Oriente innescata dall'attacco israelo-americano all'Iran.
Crisi che, sul piano economico, si conferma ramificata, con effetti sistemici sia a livello macro – l'ex rettore di UniTrento, Paolo Collini, ci spiegava negli scorsi giorni come in particolare per l'Europa sia concreto il rischio stagflazione – che di forniture – e non solo per quanto riguarda il mondo dell'energia: ai rincari sul fronte dei combustibili fossili, spiega infatti il Sole 24 Ore, si aggiungono i rischi per le filiere produttive di metalli come alluminio, rame, nickel, cobalto e litio.
“Gli effetti per il nostro settore però – spiega Paletti – sono stati i più rapidi a farsi sentire e i più importanti. Proprio per questo molti operatori si trovano ora davanti alla necessità di fare una scelta”.
Mirko Siviero, presidente Cna Fita Trentino Alto Adige, aveva spiegato chiaramente come i già ristretti margini di guadagno nel settore fossero stati erosi significativamente dal caro-carburante, portando alcuni lavoratori – in particolare i monoveicolari, gli operatori che acquistano in proprio il loro camion cercando direttamente i contatti con i clienti – a lavorare già oggi in pari, se non addirittura in perdita.
“Come azienda noi abbiamo più possibilità di modulare le nostre attività – dice la responsabile di Autrotrasporti Gobbi –, organizzando tratte con viaggi più completi possibile o incastrando partenze e ritorni per coincidere con i vari ordini dei nostri clienti. Ma se i prezzi non inizieranno a scendere, o se non ci sarà un intervento di sostegno a livello politico, l'aumento dei costi per le consegne sarà inevitabile. Già oggi proponiamo a potenziali nuovi clienti listini aggiornati, ma i contratti che vanno in porto sono pochi. E per quanto riguarda i nostri clienti attuali ci rendiamo conto che la situazione non sia facile: a loro volta si trovano a fare i conti con i rincari delle rispettive materie prime. Alle condizioni attuali però l'alternativa è fermare i mezzi”.
L'azienda ha già ridotto significativamente i quantitativi totali degli acquisti di gasolio per rifornire i propri mezzi, aumentandone piuttosto la frequenza nella speranza di vedere i prezzi scendere: “Se prima della crisi segnavamo ordini mediamente di 10mila litri alla volta – spiega Paletti – adesso siamo scesi a totali sui 3mila litri, sperando che la situazione possa nel frattempo migliorare”. Una scelta che però, visti i continui aumenti, si conferma un'arma a doppio taglio: a ogni ordine infatti i costi salgono.
“Per i pieni dei nostri mezzi – dice la responsabile dell'azienda – siamo passati da una spesa media di 24-25mila euro a oltre 30mila. Paventare la necessità di aumenti di tariffe, specialmente a clienti che conosciamo e con i quali lavoriamo da anni, non è piacevole, ma la situazione è questa. Oggi stiamo tenendo duro lavorando sostanzialmente a pareggio”.
L'azienda trentina opera principalmente nel Nord Italia, contesto al quale vanno aggiunte alcune tratte internazionali e altre nel centro del Paese: “Abbiamo 10 autisti – continua Paletti –, lavoratori che sono con noi in alcuni casi da vent'anni. Quello che stupisce è il sostanziale silenzio della politica: tutti ci auguriamo che questa crisi finisca il più in fretta possibile, ma è certo che anche una conferma su un eventuale sconto fiscale per arginare gli effetti del caro-gasolio ci permetterebbe di programmare le attività con una minima garanzia in più”.
Il Governo, dice ancora il quotidiano di Confindustria, starebbe ragionando su un intervento per riproporre, per tre mesi e per i veicoli almeno di categoria Euro 5, un credito d'imposta del 28% delle spese di gasolio (al netto dell'Iva) come quello varato nel 2022. Il pacchetto, comunque, potrà approdare in consiglio dei ministri solo una volta definita la copertura, che al momento i tecnici di governo stimano in circa 710 milioni (110 milioni per le famiglie e oltre 600 milioni per l'autotrasporto).
L'intervento punterebbe, di fatto, ad evitare un effetto a cascata dei prezzi in caso di aumento generalizzato delle consegne: come confermato da Istat in un recente rapporto infatti, nel 2024 il trasporto di merci in Italia ha movimentato complessivamente 1.205,1 milioni di tonnellate, di cui il 92,1% su strada e il 7,9% su ferrovia. In altre parole, eventuali rincari sui trasporti finirebbero inevitabilmente a pesare sulle merci finali.
La stessa Cna Fita era intervenuta chiedendo al governo di agire in deroga per ammortizzare i costi e garantire agli autotrasportatori “uno sgravio fiscale che compensi gli aumenti”, mentre l'associazione Ruote Libere ha proposto due misure per tamponare la problematica: “Riduzione immediata delle accise sul gasolio, almeno per compensare l'aumento introdotto con il riallineamento fiscale del gennaio 2026” e “introduzione di un meccanismo automatico di riduzione delle imposte sui carburanti quanto il prezzo del petrolio supera determinate soglie, per evitare che ogni crisi internazionale si trasformi automaticamente in un aumento dei costi per il trasporto e per tutta l'economia”.












