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FVG
16 maggio | 18:32

Gallo cedrone sempre più raro nei boschi del Friuli Venezia Giulia. L'esperto: “Con i cambiamenti climatici in corso e senza interventi il suo destino è segnato”

Gli esiti del recente studio condotto dalla regione sulla presenza del gallo cedrone in Friuli Venezia Giulia hanno evidenziato una popolazione sempre più scarsa di questo animale simbolo del territorio, secondo gli ornitologi un argine a questo continuo decremento è ancora possibile ma preclude un cambio di visione e di gestione delle aree forestali in montagna

Foto Stazione forestale Forni di Sopra - Fabrizio Martinuzzi
Foto Stazione forestale Forni di Sopra - Fabrizio Martinuzzi

UDINE. Sono stati pubblicati i risultati dell'ultimo anno di monitoraggio sulle tracce del sempre più raro gallo cedrone, nei boschi delle montagne del Friuli Venezia Giulia.  L'attività è iniziata nel marzo del 2025 promossa dal Servizio Biodiversità della Direzione risorse agroalimentari, forestali e ittiche della Regione Fvg e realizzata dal Corpo forestale regionale, dai Carabinieri forestali di Tarvisio, dal Progetto Lince Italia e dai Parchi regionali.

 

I dati hanno messo in luce un quadro preoccupante, all'interno del quale si parla di solo 22 esemplari maschi osservati in totale su 16 siti individuati come deputati al corteggiamento e alla riproduzione, noti come arene di canto con una media di uno o due esemplari alla volta, un numero che viene definito ben inferiore  rispetto la biologia riproduttiva della specie.

 

Risultati poco incoraggianti dunque, che parlano della progressiva riduzione nel numero del gallo cedrone, un animale simbolo del nostro arco alpino e, in particolare, del Friuli Venezia Giulia, che ora si trova a lottare per non estinguersi.

 

Al fine di comprendere le cause di quello che sta accadendo, capire quali siano i motivi della sempre minore presenza di questo animale e individuare possibili soluzioni, Il Dolomiti ha intervistato Enrico Benussi, faunista specializzato in ornitologia e con all'attivo una lunga serie di progetti di ricerca assieme alle università della regione, che ha evidenziato le criticità della situazione, esprimendo anche alcune perplessità sugli esiti del monitoraggio.

 

“Il gallo cedrone è un animale molto sensibile ai cambiamenti del suo habitat – ha dichiarato Benussi - . Ritengo tuttavia che il monitoraggio che è stato fatto abbia prodotto un esito molto parziale rispetto al numero effettivo degli esemplari presenti. Questo perché in parte non si sa ancora tutto su questa specie, dove è effettivamente presente sul territorio regionale e quindi dove andare a cercare, così come l'entità numerica della sua popolazione. Bisogna poi considerare che si tratta di un animale estremamente elusivo e pertanto difficile da incontrare. Certo è che si tratta di una tipologia di animali in forte rischio soprattutto dalle nostre parti".

 

Per Benussi stiamo parlando di un "residuato dell'ultima era glaciale, significa che è arrivato sulle Alpi circa dodici mila anni fa ma rispetto ad allora la temperatura è molto più alta. Tanto che se guardiamo la distribuzione dell'areale del gallo cedrone su una mappa vediamo che le Alpi sono ormai un'isola e nelle aree attorno non è più presente, tornando a ricomparire nei paesi nordici, questo perché per vivere ha bisogno di ambienti di foresta alpina o di tundra, e con i cambiamenti climatici in corso e senza un intervento deciso da parte delle istituzioni il destino di questa specie sulle Alpi appare segnato”.

 

Un destino che il gallo cedrone condivide anche con altre specie che hanno avuto il suo stesso percorso, come la pernice bianca o il gallo forcello che sono altrettanto a rischio. Forse siamo ancora in tempo per evitare che il gallo cedrone scompaia a stretto giro dalle foreste della regione.

 

“Il clima sulle Alpi cambia rapidamente – osserva l'ornitologo – d'altronde chi poteva immaginare che l'ulivo si potesse coltivare nel tolmezzino, in Carnia? Era impensabile fino a pochi decenni fa, ed è chiaro che l'uomo sia un acceleratore decisivo per questi cambiamenti. I principali fattori di pericolo per il gallo cedrone sono rappresentati dall'attività venatoria, aspetto sul quale però la regione tende a minimizzare, i tagli indiscriminati dei boschi che vanno ad intaccare non poco l'ornitofauna, nonché la realizzazione di piste da sci e impianti di risalita e in generale il turismo montano in forte incremento che impatta sul territorio. A fronte di ciò ecco che il gallo cedrone risulta una specie molto sensibile e, essendo un residuato dell'epoca glaciale come detto in precedenza, è probabile che nel futuro sia destinata a sparire dall'arco alpino così come accaduto a una moltitudine di altre specie che sono comparse qui nello stesso periodo, ma per preservarla, rimandando il più possibile la sua estinzione, è importante impostare una gestione diversa di certe aree montane e mantenere intatte le foreste, specie quelle in quota”.

 

Il gallo cedrone è già scomparso da ampie porzioni delle Alpi occidentali e centrali, ma oggi anche sulle montagne del Friuli Venezia Giulia la sua presenza appare sempre più fragile. Questa specie, evidenziano gli ornitologi, contribuisce in modo significativo all'equilibrio del sottobosco nel quale vive, nutrendosi di semi e germogli regola infatti gli equilibri della distribuzione di una moltitudine di specie di piante ed alberi, ed è anche grazie alla sua presenza se, ad esempio, la foresta di Tarvisio viene considerata ad oggi una delle aree naturalistiche più preziose d’Italia e uno dei sistemi faunistici più completi delle Alpi, fondamentale per la conservazione della biodiversità alpina.

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