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Trento
22 ottobre | 10:37

Il lago di Antermoia "scompare" in inverno, il racconto della spedizione e la sorpresa degli alpinisti-subacquei: "Sotto 60 centimetri di ghiaccio il fondale senza più acqua"

Due spedizioni al Lago di Antermoia tra immersioni e nove ore di cammino nella neve, l'alpinista e subacqueo Davide Bubani racconta la scoperta del team STH: "Sotto il ghiaccio, ci siamo trovati di fronte al fondale senza acqua, ma in autunno c'era"

Il lago di Antermoia "scompare" in inverno, il racconto della spedizione e la sorpresa degli alpinisti-subacquei

TRENTO. Un lago che "scompare" durante l'inverno, quando il ghiaccio dovrebbe custodire sotto la propria superficie l'acqua: è quanto si sono trovati davanti gli alpinisti-subacquei del team romagnolo STH, protagonisti di due spedizioni esplorative al Lago di Antermoia, nel cuore del Catinaccio, in Val di Fassa. Un'esperienza, racconta il gruppo, che ha richiesto "ore di cammino, il trasporto di pesanti attrezzature subacquee in alta quota e la capacità di affrontare condizioni ambientali particolarmente impegnative". Ma che, soprattutto, ha riservato una scoperta inattesa: sotto uno spesso strato di ghiaccio, nel punto esplorato, non c'era acqua, ma direttamente il fondale del lago.

 

A raccontarlo il Dolomiti è Davide Bubani, ingegnere e alpinista di vecchia data, oltre che subacqueo membro del team, che ha preso parte alle due spedizioni, la prima nell'ottobre del 2025 e la seconda nel marzo del 2026: due esplorazioni, spiega, condotte in condizioni completamente differenti e che hanno permesso di osservare il bacino prima in autunno, con le sue acque ancora libere, e successivamente nel pieno dell'inverno, quando la neve e il ghiaccio avevano trasformato radicalmente il paesaggio.

 

"La prima spedizione subacquea esplorativa che facemmo al Lago di Antermoia è stata compiuta in autunno – inizia a spiegare Bubani – e il team era composto da sei subacquei e un aiuto a terra. Nonostante le grandi difficoltà logistiche nel raggiungere il lago dolomitico, che è il più lontano da un centro abitato e il più alto in quota delle Dolomiti, riuscimmo ad arrivarci con tutto il materiale occorrente, superando importanti dislivelli e grazie anche agli aiuti meccanici messi a disposizione dall'omonimo rifugio".

 

Una volta raggiunta la destinazione, gli esploratori hanno potuto effettuare la prima immersione e osservare direttamente le caratteristiche del fondale. "Eseguimmo un'immersione esplorativa – prosegue il subacqueo – alpinista – rilevando una temperatura dell'acqua di 3 gradi centigradi e una profondità massima di 3,5 metri. L'esplorazione ci portò a osservare un fondale completamente piatto, erboso come un campo da golf, ricco di limo e polvere di roccia. Ma anche una presenza strana e alquanto affascinante: dei buchi circolari, di diametro non superiore a un paio di centimetri, disseminati senza una trama precisa sul fondale".

 

Piccoli fori, spiegano, apparentemente distribuiti in maniera casuale, che avrebbero assunto un possibile significato soltanto alcuni mesi più tardi, alla luce di quanto osservato durante la seconda spedizione.

 

Nel marzo del 2026, infatti, il team di Lugo di Romagna è tornato al Lago di Antermoia, questa volta con l'obiettivo di esplorarlo in condizioni invernali.

 

"La seconda spedizione subacquea esplorativa avvenne in pieno inverno" prosegue Bubani, che spiega come questa volta il team fosse composto da tre subacquei e un aiuto a terra: oltre a lui i sub Andrea Masironi, Michele La Rosa e l'aiuto a terra Fabio Stefanacci. "Le condizioni per raggiungere il Lago di Antermoia – ricorda – si rivelarono estreme: la progressione sulla neve, il grande freddo e i trenta chili di zaino trasportati da ogni membro della spedizione resero tutto particolarmente difficile".

 

La salita verso il rifugio, racconta, ha richiesto un notevole sforzo, tanto fisico quanto mentale: "La progressione difficoltosa per raggiungere il rifugio Antermoia, chiuso in quel periodo, ci portò a consumare ben nove ore di avvicinamento estenuante sotto tutti i punti di vista. Fortunatamente era disponibile il ricovero invernale d'emergenza, dove abbiamo alloggiato".

 

Il giorno successivo è poi cominciata la fase operativa della spedizione. L'obiettivo? Raggiungere il centro del bacino e aprire un varco attraverso la neve e il ghiaccio per accedere all'acqua sottostante.

 

"L'indomani, indossando le mute stagne, ci apprestammo a raggiungere il centro del lago ghiacciato e innevato – spiega Bubani – utilizzando una traccia Gps in modo da poterci posizionare nel punto più profondo. Iniziammo a scavare nella neve fresca, eliminando uno strato nevoso di circa 80 centimetri, fino a raggiungere la lastra di ghiaccio del lago".

 

A quel punto gli esploratori hanno cominciato a perforare la superficie, e ciò che hanno trovato ha completamente cambiato il significato della spedizione. "Con una trivella carotammo il ghiaccio – dice Bubani – e con una lama seghettata ci facemmo strada, fino ad arrivare a perforare uno strato di ghiaccio di 60 centimetri di spessore. Con grande stupore e incredulità, l'ultima carota della trivella portò alla luce il terreno limoso congelato del fondale del lago, senza alcuna traccia d'acqua". Una scoperta sorprendente, confessa il subacqueo-alpinista, soprattutto considerando che soltanto pochi mesi prima lo stesso bacino presentava un livello d'acqua abbondante, con una profondità rilevata di 3,5 metri nella sua parte centrale.

 

LA DEDUZIONE DEL TEAM: CI SIAMO TROVATI DI FRONTE AD UN LAGO EFFIMERO?

 

Ma è possibile che un lago alpino, anziché conservare acqua sotto la superficie ghiacciata, possa ritrovarsi in inverno apparentemente svuotato? È proprio su questo interrogativo che si concentra la riflessione di Bubani, che propone una possibile spiegazione legata alla natura geologica del bacino e alla circolazione sotterranea delle sue acque.

 

"Ho pensato che nel bacino glaciale dove si trova il Lago di Antermoia – prosegue – durante l'abbassamento delle temperature pre-invernali e invernali, anche grazie alla sua conformazione e al suo orientamento geografico, le sorgenti sotterranee gelino completamente, non portando più acqua al bacino. Anche l'emissario superficiale gela, isolando così il lago sia in entrata che in uscita".

 

Secondo questa interpretazione, il processo di congelamento superficiale rappresenterebbe soltanto la prima fase di un fenomeno più complesso. "L'acqua presente nel bacino – dice – con le temperature estremamente rigide dell'inverno, gela superficialmente fino a formare strati dai 20 ai 60 centimetri di spessore, mantenendo l'acqua sottostante a una temperatura non inferiore ai 4 gradi e impedendole di congelare. Ma l'acqua sotto il ghiaccio potrebbe iniziare a intraprendere un viaggio sotterraneo attraverso le fessure presenti al di sotto del fondale del lago: queste farebbero defluire l'acqua, fino a far appoggiare al fondale lo strato di ghiaccio superficiale".

 

Una ricostruzione che, a detta di Bubani, permetterebbe anche di attribuire un possibile significato a quei piccoli fori circolari individuati durante la prima immersione, nell'ottobre del 2025.

 

"Il viaggio sotterraneo dell'acqua nelle fessure del fondale del lago, spiegherebbe così anche la questione dei buchi ritrovati come fughe di gas o miscele intrappolate negli strati fessurati sottostanti espulse dal passaggio dell’acqua. Le fessure rocciose – osserva – fanno defluire via l’acqua facendo appoggiare al fondale lo strato di spessore di ghiaccio superficiale. Dai campionamenti di ghiaccio durante la perforazione abbiamo notato che i pezzi di ghiaccio erano molto ricchi di bolle di gas e aria: è facile pensare che l’azione dell’acqua nel penetrare gli strati fessurati faccia si che escano l’aria o i gas intrappolati nelle fessure, fino alla superficie"

 

 "In conclusione, secondo quanto visto il Lago di Antermoia -  chiosa Bubani - potrebbe definirsi un lago effimero unico in quanto, in modo completamente contrario a tanti altri bacini, svanisce in inverno anziché in estate".

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