Il Miele delle Dolomiti bellunesi Dop rifornirà McDonald’s? “Un po’ di timore per l’immagine da fast food, ma è importante si parli del prodotto italiano”
Miele italiano sulle tavole dei McDonald's: a comunicarlo McDonald’s Italia, Fondazione Qualivita e Fai a margine di un incontro cui era presente anche Mario Burlon, presidente del Consorzio di tutela Miele delle Dolomiti Bellunesi Dop. Il Dolomiti lo ha contattato per sapere com’è andata e quali prospettive si aprono per il nostro prodotto

BELLUNO. Ci sarà anche il miele italiano sulle tavole dei McDonald's nel nostro Paese: a comunicarlo McDonald’s Italia, Fondazione Qualivita e Fai (Federazione apicoltori italiani), a margine di un incontro a Roma cui era presente anche Mario Burlon, presidente del Consorzio di tutela Miele delle Dolomiti Bellunesi Dop. “Per noi si tratta al momento di una dichiarazione di intenti, se ne riparlerà più avanti: ma parlare del miele italiano e farlo in un luogo frequentato dai giovani rimane importante” dichiara a Il Dolomiti.
Abbiamo contattato Burlon per sapere com’è andata. McDonald’s, nell'ambito della propria attività di promozione di prodotti italiani, ha infatti deciso di inserire le bustine di miele nei McCafè e ha chiesto a Fai di trovare possibili partner. “Al momento - prosegue Burlon - è una ditta abruzzese ad aver fornito la prima partita di prodotto e solo successivamente ci sarà la possibilità di estendere ai Consorzi Dop del Miele delle Dolomiti, del Miele della Lunigiana e del Miele Varesino. Abbiamo dato piena disponibilità: speriamo ci sia spazio anche per noi, è comunque una bella pubblicità per il marketing che promuove McDonald’s e per la sua presenza sul mercato”.
La novità è stata presentata all’evento “Alleanza per le api”, promosso da Fondazione Qualivita e Fai nella sede del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Saranno otto le tonnellate (due milioni di bustine) di miele d'acacia biologico che saranno distribuite in oltre 800 locali del fast food americano. “Far conoscere il miele come prodotto identitario in un luogo frequentato quotidianamente da tanti ragazzi - ha dichiarato il ministro Francesco Lollobrigida - significa accrescere la consapevolezza delle nostre tradizioni produttive, promuovere un prodotto sano e di alta qualità e sostenere la filiera apistica nazionale”.
McDonald’s però è tipicamente associato a un regime alimentare non salutare, spesso usato proprio in contrapposizione con la tanto sbandierata dieta mediterranea, non c’è il rischio che la pubblicità per il miele possa essere negativa? “Non nascondo un po’ di paura - ammette Burlon - ma far conoscere il prodotto a un pubblico giovane rappresenta comunque un'opportunità. McDonald’s promuove diversi alimenti di qualità, come l’Asiago o il lardo di Colonnata, e questo aiuta a sdoganare un po’ l’immagine negativa di fast food”.
Per ora, comunque, i tre mieli Dop non entreranno nei McCafè: se ne parlerà dal 2027. “Ad oggi non abbiamo disponibilità di prodotto per quel tipo di confezionamento - aggiunge - perché parliamo di milioni di bustine. Ci sono tanti fattori da considerare, tra cui l’andamento della prossima stagione (qui il punto su quella trascorsa). Nel frattempo rimane importante parlare di miele italiano”.
Entusiasta è anche Luca De Carlo, senatore bellunese di Fratelli d’Italia. “Parliamo di una platea di 1,2 milioni di clienti al giorno - aggiunge - che in tutta Italia potranno assaporare i frutti del lavoro degli apicoltori bellunesi. Una volta superate le criticità produttive dovute alle questioni climatiche, anche il miele delle Dolomiti Bellunesi Dop potrà far parte di questa piattaforma, affiancato da una campagna di comunicazione che trasmetterà il valore del miele e l'importanza delle api per l'ecosistema”.
Il prossimo passo sarà arrivare a un miele DOP-bio. Cosa significa? “A McDonald’s interessava il miele Dop-bio - risponde Burlon - che però al momento non esiste. Ci sono infatti produttori di miele bio (con regole particolari soprattutto a livello di alimentazione delle api e di utilizzo dei residui dell’alveare) ma non hanno la doppia certificazione, cioè di miele bio prodotto all’interno di un'area protetta. Non nego che sarebbe però una bella prospettiva”.
Fattibile per il Miele delle Dolomiti bellunesi? "Assolutamente sì, perché nella nostra provincia - conclude - abbiamo produttori di miele bio, che però non hanno la Dop visti anche i doppi costi delle certificazioni. Non è quindi semplice, ma sarebbe auspicabile per avere un prodotto davvero unico. Inoltre al momento abbiamo 11 conferitori di miele Dop con circa 500 alveari, un numero piccolissimo: se però tutti i produttori della provincia facessero squadra, si potrebbe avere sul mercato una quantità di prodotto interessante perfino per la grande distribuzione. Significa un prodotto che può uscire dal territorio di Belluno e farsi conoscere ovunque. Quando poi ci fosse anche maggiore facilità di venderlo, perché un miele Dop-bio è comunque più costoso, si aprirebbero prospettive di mercato molto interessanti”.












