''La fortuna è che abbiamo pochi vigneti e meleti. Il miele è un'eccellenza e quest'anno è triplicata la produzione'', un buon 2025 per gli apicoltori anche se mancano i giovani
Quest'anno il ministero ha riconosciuto il Consorzio di tutela del miele delle Dolomiti Bellunesi Dop, il primo a livello nazionale. Il 16 ottobre la Festa dell’apicoltura e dell’agricoltura, giunta alla sua 16esima edizione, a Limana. Quest’anno la manifestazione sarà l’occasione per festeggiare i 50 anni di Apidolomiti: abbiamo quindi intervistato il presidente Mario Burlon, che ci racconta tendenze, problemi e futuro dell’apicoltura

LIMANA. Ritorna l’appuntamento con la Festa dell’apicoltura e dell’agricoltura, giunta alla sua 16esima edizione. Quest’anno la manifestazione sarà l’occasione per festeggiare i 50 anni di Apidolomiti: abbiamo quindi intervistato il presidente Mario Burlon, che ci racconta tendenze, problemi e futuro dell’apicoltura.
L’associazione è infatti nata nel 1975 e riunisce gli apicoltori operanti nella provincia di Belluno. Oggi è una Società cooperativa con sede nell’ex latteria di Villa di Limana e conta 600 soci, di cui 200 attivi nella produzione. “Ci occupiamo a tutto tondo di promozione dell’apicoltura - spiega Burlon - e forniamo servizi come la smielatura per conto dei soci, così che possano commercializzare il miele, la vendita di materiale apistico e l’adempimento di tutte le pratiche burocratiche connesse all’apicoltura. E per i 50 anni abbiamo deciso di dedicare la sala della smielatura a Carlo Mistron, nostro presidente per dieci anni e tra le persone che hanno portato avanti la realizzazione della sala stessa”.
Ma come va il settore? Lo scorso anno L’Altra Montagna aveva già intervistato due apicoltrici locali per capire com’è cambiata la produzione del miele di fronte alle sfide del cambiamento climatico, con il quale le api faticano a stare al passo (qui l’articolo). “Dopo due anni di crisi nella produzione - afferma oggi Burlon - sia per il clima sia per l’acutizzarsi di alcune malattie, quest’anno la situazione è migliorata. La partenza è stata un po’ infelice, ma le tre settimane di bel tempo a inizio giugno hanno coinciso con fioriture importanti, perciò la produzione è stata di tre-quattro volte superiore. La media è infatti di circa 30 chili per alveare, contro i dieci scarsi degli scorsi anni”. Dati quindi positivi, che accompagnano un importante traguardo di questo 2025: lo scorso giugno infatti il Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste ha riconosciuto ufficialmente il Consorzio di tutela del miele delle Dolomiti Bellunesi Dop, il primo a essere riconosciuto a livello nazionale.
Inoltre, se è vero che le produzioni si stanno spostando alle quote più alte, quest’anno c’è stata una piccola inversione di tendenza. “Gli scorsi anni era andata meglio nella parte alta della provincia - nota il presidente - invece quest'anno è stata favorita la Valbelluna. Sicuramente in generale le fioriture si sono spostate in alto e la montagna ne trae beneficio in termini di produzione, ma stavolta anche la parte bassa del territorio ha avuto buoni raccolti”.
Oltre al clima, però bisogna fare i conti con i diserbanti. “La nostra fortuna - aggiunge - è che in provincia di Belluno c’è ancora poca agricoltura intensiva. Ad oggi il pericolo maggiore, più che i trattamenti fitosanitari nei quali gli agricoltori sono più attenti e i prodotti migliorati, sono i diserbanti, soprattutto con le coltivazioni intensive di vite e di mele. Qui, oltre all’avvelenamento diretto, c’è la scomparsa di molti fiori e nelle zone dove hanno iniziato a impiantare i vigneti se ne risente: se da un lato quindi il cambiamento climatico favorisce la vite dove storicamente non c’era, dall’altra si porta dietro anche questi problemi”.
E per il futuro? “Come tanti settori, anche il nostro soffre della mancanza di ricambio generazionale, nonostante i giovani presenti siano molto bravi. Certo vivere di apicoltura non è semplice - conclude Burlon - se pensiamo che i professionisti del settore in provincia sono davvero pochi: nella maggior parte dei casi si tratta di aziende agricole in cui l’apicoltura è un’integrazione al reddito o di persone che lo fanno per passione. Faccio quindi un appello ad avvicinarsi al settore anche a livello amatoriale, perché le soddisfazioni non mancano: dico sempre che si comincia da bambini e si finisce da nonni, poiché difficilmente si abbandona. Inoltre si tutelano le api, che diventano parte della famiglia e la cui importanza è risaputa in termini di tutela della biodiversità”.
Appuntamento quindi a Limana a partire da giovedì 16, per quattro giorni di convegni, esposizioni, passeggiate, musica e cicchetti, fino alla Mostra mercato di domenica ricca di eventi collaterali che riempiranno la piazza e le vie il “Paese del miele”. Il programma completo è disponibile sul sito.












