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Trento
04 aprile | 06:00

In Campania il 'call center' che chiamava gli anziani, poi sirene, loghi e "operativi" al campanello. Sgominata la banda delle truffe del 'finto carabiniere', ecco come agiva

Dalle pressioni telefoniche all'enfasi, dai rumori creati ad hoc ai ricatti psicologici: ecco come agiva il gruppo con base in Campania che aveva messo a segno una serie di truffe tra Trentino e Alto Adige. La banda era stata individuata dopo aver messo a segno un colpo da 20 mila euro tra gioielli e denaro in contante

TRENTO. Pressioni telefoniche, enfasi e agitazione, il ricorso a sottofondi specifici tra urla e sirene, ricatti psicologici e persone che si presentavano eleganti e garbati per concludere il raggiro. Questo il modus operandi di un organizzazione con base in Campania sgominata dalle forze dell'ordine. Questo il risultato di un'ulteriore evoluzione di un'indagine che aveva portato a un intervento dei carabinieri per mettere fine a una serie di truffe ai danni, in particolare, degli anziani. Truffe che sono sempre più numerose (e varie) per tipologia.

 

Tra le attività più significative delle forze dell'ordine c'è un'indagine che si è sviluppata tra Trentino e Alto Adige. A seguito del blitz del 22 settembre scorso nella zona di Appiano, i carabinieri di Cavalese hanno sequestrato gioielli e denaro in contante per un valore rispettivamente di oltre 10 mila euro e 6 mila euro (Qui articolo). 

 

Le indagini non si sono fermate lì e sono proseguite per approfondire i contorni della vicenda. Un'attività lunga e complessa che ha consentito di delineare le dinamiche operative di un gruppo criminale con base in Campania, dedito alla commissione seriale di truffe in danno di anziani.

 

I truffatori, con grande sfrontatezza, si presentavano al telefono come avvocati o carabinieri per informare le anziane vittime di un fantomatico incidente con feriti causato da un proprio familiare. Da lì la richiesta in tutta fretta di un immediato pagamento per evitare il carcere ai loro cari.

 

Le pressioni messe al telefono, l'enfasi ingenerata da sottofondi creati ad hoc con urla e sirene, il ricatto "piscologico" che faceva leva sull'effetto sorpresa, mandavano letteralmente in confusione le anziane che così ubbidivano automaticamente alle richieste e venivano costrette a preparare precipitosamente tutti gli ori e i contanti che avevano in casa.

 

Ecco poi entrare in gioco le figure "operative" giunte dalla Campania e dedicate al ritiro dei beni. Queste persone, eleganti e con modi garbati, restavano in attesa nei paraggi e venivano attivate per raggiungere gli indirizzi delle abitazioni per prelevare il bottino e far perdere subito le tracce.

 

Quattro le persone denunciate a piede libero dai carabinieri di Cavalese per il reato di truffa aggravata: due quelle concretizzate e quattro quelle tentate tra Trento e Bolzano.

 

Da quella del "finto carabiniere" a quelle dell'e-commerce, dalle frodi finanziarie ai furti di identità digitali, le truffe non sono più mail o messaggi sgrammaticati e facili quindi da identificare ma sono sempre più strutturate e sofisticate, talvolta più difficili da smascherare, soprattutto se colpiscono le fasce di popolazioni più anziane con una dimestichezza più limitata della tecnologia e che possono subire di più una pressione psicologica.

 

Truffe ormai consolidate che vengono affiancate da nuovi metodi. Non solo soldi o gioielli, il valore dei dati è elevato. Ecco così l'app contraffatta di Whatsapp, una versione falsa scoperta e neutralizzata recentemente dal gruppo Meta. Un software spia che in Italia spiava circa 200 utenti (Qui articolo). Una piaga che in Italia tocca più di 3 milioni di persone per un danno economico stimato in circa 500 milioni di euro. Un dato che, purtroppo, è destinato a crescere in modo esponenziale.

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