In ospedale con enorme gonfiore: rimossa una cisti ovarica di 50 chili. “Caso raro, era estesa a tutto l'addome e comprimeva gli organi”
L'intervento è stato realizzato in più fasi all'ospedale di Verona. I complimenti del presidente della Regione Veneto Stefani: “E' stata necessaria una grande sinergia tra più specialisti, senza la quale probabilmente il risultato non sarebbe stato raggiunto. Esprimo loro sincera gratitudine e auguro alla signora una pronta guarigione”

VERONA. Si presenta in ospedale con un enorme gonfiore addominale: complesso intervento eseguito all'Ospedale Borgo Trento di Verona per la rimozione di una cisti ovarica di ben 50 chilogrammi. A riportarlo è la stessa Azienda ospedaliera universitaria integrata della Città scaligera, che sottolinea che si tratti di un “caso raro e di un intervento estremamente complesso”, che è stato “eseguito con successo e ha coinvolto specialisti di più discipline, coordinati dall'Uoc Ostetricia e ginecologia B diretta dal dottor Valentino Bergamini”.
L'intervento è stato predisposto dopo che una signora di 74 anni è giunta in ospedale con una marcata distensione addominale, che stava causando una insufficienza respiratoria e una insufficienza renale, oltre ad una significativa limitazione funzionale nelle attività quotidiane: “Gli accertamenti diagnostici in pronto soccorso – dicono le autorità sanitarie – hanno individuato una neoformazione di imponenti dimensioni estesa a tutto l'addome, che comprimeva gli organi addominali dislocandoli, il diaframma e impediva la circolazione del sangue agli arti inferiori”.
Data la complessità del caso e i potenziali rischi emodinamici, il ginecologo Stefano Scarperi e l'equipe multidisciplinare hanno dovuto eseguire il processo in più fasi nel corso di un unico lungo intervento. Inizialmente è stato gradualmente ridotto il volume della massa aspirando il liquido per salvaguardare gli organi interni e i rischi legati a una improvvisa decompressione della cavità addominale. Successivamente è stata eseguita la graduale liberazione della massa dalle aderenze con gli organi addominali, con il team della Chirurgia dell'esofago e dello stomaco. Una volta liberata, la cisti è stata completamente asportata. L'equipe ha poi eseguito una isterectomia totale (asportazione dell'utero) e anche del secondo ovaio non intaccato dalla massa. Piuttosto lunga e complessa è stata anche la fase post-operatorio, con monitoraggio in terapia intensiva dei parametri vitali della paziente, poi trasferita nel reparto di degenza ordinaria per riprendere progressivamente le funzionalità e poi la mobilità.
Come anticipato, vista la complessità e rarità del caso, scrive l'azienda sanitaria: “L’intervento è stato pianificato attraverso un approccio multidisciplinare che ha coinvolto specialisti di Ginecologia oncologica B (Valentino Bergamini, Stefano Scarperi), Chirurgia Esofago e stomaco (il direttore Giovanni De Manzoni con i chirurghi Simone Giacopuzzi e Jacopo Weindelmayer), Anestesia e rianimazione (Cristina Buttazzoni), Dipartimento Emergenza e Terapie intensive (direttore Enrico Polati). Tutto si è svolto con il fondamentale supporto del personale infermieristico altamente qualificato: Chiara Carlotta Marsotto, caposala sala operatoria, Maria Grazia Marchiori caposala degenze Ginecologia, Cecilia Margotto, rappresentante delle infermiere del reparto di ginecologia”.
Questo caso, aggiungono le autorità sanitarie: “Rappresenta un esempio estremo. Tuttavia molte patologie dell'apparato riproduttivo femminile possono svilupparsi in modo silente senza manifestare sintomi evidenti nelle fasi iniziali. Cisti ovariche, fibromi uterini, endometriosi, patologia dell'endometrio e neoplasie ginecologiche possono progredire per mesi o anni prima di dare segnali clinici significativi. Per questo motivo è fondamentale sottoporsi a una visita ginecologica con ecografia pelvica almeno una volta l'anno anche in condizioni di pieno benessere. La visita annuale consente una diagnosi precoce e quindi trattamenti meno invasivi con prognosi più favorevole”.
“Questo caso clinico – aggiunge il dottor Bergamini – rappresenta un esempio di chirurgia ad altissima complessità, in cui la gestione non può essere limitata al singolo specialista ma richiede pianificazione meticolosa, visione sistemica della paziente e un’integrazione tra diverse competenze specialistiche. L’impatto della patologia coinvolge infatti non solo l’apparato ginecologico e la maggior parte degli organi addominali ma l’intero equilibrio fisiologico, rendendo indispensabile un approccio multidisciplinare strutturato. Il successo dell’intervento è stato possibile grazie alla sinergia tra ginecologi, chirurghi generali, anestesisti, intensivisti e personale infermieristico altamente qualificato, in un contesto organizzativo adeguato alla gestione di pazienti ad alto rischio. Questo modello rappresenta oggi lo standard necessario per affrontare casi rari e complessi, trasformandoli in percorsi di cura efficaci e sicuri. Allo stesso tempo, questo caso ci ricorda quanto sia fondamentale investire nella prevenzione: molte patologie ginecologiche possono evolvere in modo silente per lungo tempo. La diagnosi precoce, attraverso controlli periodici, consente di intervenire in fasi iniziali con trattamenti meno invasivi e migliori prospettive prognostiche. La prevenzione rimane quindi uno degli strumenti più potenti per tutelare la salute della donna e ridurre la necessità di interventi così complessi”.
“Casi di tali dimensioni – aggiunge il dottor Scarperi – sono estremamente rari nella pratica clinica contemporanea e richiedono una elevata expertise chirurgica, organizzazione multidisciplinare e strutture adeguate alla gestione di pazienti ad alto rischio. Questo intervento rappresenta un importante risultato per la sanità veronese e conferma il ruolo dell’Azienda ospedaliera di Verona quale centro di riferimento. L’invito che faccio è alla prevenzione in ambito ginecologico, poiché rappresenta uno degli strumenti più efficaci per tutelare la salute della donna nel tempo”.
I complimenti all'equipe sanitaria sono arrivati anche dal presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani: “Casi come questo capitano molto raramente e rendono così ad alta difficoltà l'intera attività chirurgica. Non a caso è stata necessaria una grande sinergia tra più specialisti, senza la quale probabilmente il risultato non sarebbe stato raggiunto. Esprimo loro sincera gratitudine e auguro alla signora una pronta guarigione”.












