Ricevono 600 euro in busta paga per errore e l'azienda li rivuole, poi lo sciopero. Il sindacato: “Non per questo, il cuore della protesta è il rinnovo del contratto”
Un accredito fino a 600 euro in più in busta paga e scatta lo sciopero: la notizia è rimbalzata su alcuni quotidiani nazionali, ma il risalto dato all’errore contabile commesso dall’azienda ha messo in secondo piano i veri motivi della protesta. Il Dolomiti ha contattato Fiom Belluno per capire com’è andata

LIMANA. “Dispiace sia uscita più la notizia sui soldi, che i lavoratori non negano di dover restituire. Per me il cuore dello sciopero è il rifiuto dell’azienda a un confronto che tenga conto delle rivendicazioni sindacali rispetto al rinnovo del contratto. Il resto certo non doveva capitare, ma c’è stata disponibilità a rimediare”.
Dopo l’uscita della notizia di un accredito sbagliato nelle buste paga dei dipendenti della Epta di Limana, che avrebbe fatto scattare lo sciopero, il Dolomiti ha cercato di capire le motivazioni della reazione dei lavoratori contattando Stefano Bona, segretario generale Fiom Belluno - senza invece riuscire a parlare con la Fim.
Anzitutto il caso. A maggio, quasi 600 lavoratori di Epta, azienda leader nel settore della refrigerazione, si sono visti accreditare in busta paga una cifra di circa 600 euro in più (non per tutti la stessa) a causa di un errore contabile. Una volta emerso, è partita la prevedibile richiesta di restituzione, con disponibilità a dilazionarla in più rate.
La notizia ha fatto scalpore perché sembrerebbe che i lavoratori abbiano scioperato principalmente per questo motivo, ma secondo Fiom non è andata esattamente così. “La Rsu aziendale - ci spiega Bona - ha sì indetto lo sciopero, ma dal mio punto di vista è focalizzato principalmente a un problema sull’integrativo. Di fatto era stata avviata con l’azienda una discussione che poi si è complicata, perciò abbiamo interrotto la trattativa e dichiarato lo stato di agitazione”.
La giornata di stop si è svolta venerdì scorso e la partecipazione è stata ampia. Cosa c’entra dunque il caso dei 600 euro? “Nel frattempo - prosegue Bona - è capitato questo fatto, cioè l’azienda ha pagato due volte un'indennità che non andava pagata e che ora, naturalmente, chiede indietro”.
Si tratta di indennità e maggiorazioni introdotte dall’ultima legge di bilancio, con un’Irpef agevolata al 15% su notturno, festivi, riposo settimanale e turni, di cui possono beneficiare alcune fasce di reddito ed entro certi limiti di importo. Scoperto l’errore nei conteggi, Epta ha perciò convocato le Rsu, spiegando la natura del problema e proponendo una dilazione nella restituzione in base alle cifre ricevute dai singoli lavoratori.
“Noi siamo d'accordo con lo sciopero - aggiunge Bona - ma il focus è sull’integrativo. Sulla stampa è stato dato risalto al tema dei soldi forse perché fa notizia, ma in realtà ritengo si sia trattato semplicemente di un errore. Rispetto a quello, infatti, l’unica cosa che chiediamo è che, per lavoratori con particolari difficoltà economiche, sia prevista una dilazione più ampia, soprattutto per i molti che hanno la cessione del quinto e che magari hanno approfittato della somma per pagare due rate del debito”.
Vero cuore della protesta è dunque “il mancato confronto sull'integrativo - conclude Bona - perché l’azienda si è presentata con posizioni per noi irricevibili. Il blocco serve affinché decida di discutere con le organizzazioni sindacali il rinnovo del contratto, tenendo conto anche delle nostre rivendicazioni e non solo delle necessità aziendali”.
I risultati ci sono stati. Dal lato soldi, l’azienda ha promesso di convocare singolarmente i lavoratori per concordare un piano di rientro della somma indebitamente ricevuta che vada incontro alle loro esigenze (anche rispetto alla tassazione applicata sulla somma). Per quanto riguarda invece il contratto, ha chiesto di riprendere la trattativa e il prossimo incontro con i sindacati si terrà il 2 luglio.












