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Belluno
30 giugno | 11:12

''Le aziende del vino possono arrivare con tutti i milioni che vogliono ma noi dobbiamo difendere la salute delle nostre famiglie e il nostro territorio''

Nuovo vigneto a Belluno, parte la petizione: “Servono regolamenti più stringenti e rispetto delle regole. Vogliono colonizzare il nostro territorio e noi dobbiamo difenderci”

BELLUNO. “In Valbelluna serve una politica più rigorosa, ferma e decisa: non vogliamo contrapporci alle amministrazioni, ma far sì che la cittadinanza collabori con esse e possa mostrare il proprio dissenso. Le aziende possono arrivare con tutti i milioni che vogliono, ma noi dobbiamo difendere la nostra salute e il nostro territorio”.

 

Si è riunita nella serata di lunedì 29 giugno la popolazione della frazione di Bes per fare il punto sulla realizzazione del nuovo vigneto e lanciare una petizione rivolta agli amministratori locali. Presenti anche diversi abitanti di località limitrofe, nonché alcuni consiglieri di Belluno e Sedico.

 

Durante un primo incontro, i cittadini avevano già incontrato l’azienda Le Rughe, che realizzerà l’impianto su 20 ettari di terreno (qui i dettagli). Ieri invece si sono riuniti per lanciare la mobilitazione partendo dall’aspetto che più preoccupa: i rischi per la salute legati all’uso di prodotti fitosanitari. “Le medicine che usiamo - esordisce Lorenzo Folin, medico specialista in anestesia e rianimazione - hanno lo scopo di curare una malattia e sono prescritte dai medici. Temo invece che in futuro le cose cambieranno in peggio, con l’uso di sostanze non necessarie, che servono solo a rendere redditizi vigneti privati dei cui problemi sanitari e del cui profitto non ci può importare di meno”. Diversi gli studi citati sulla pericolosità dei fitofarmaci, della quale si teme l’esposizione prolungata nel tempo. “I pesticidi - sottolinea - non restano nei campi ma finiscono a chilometri di distanza, si depositano nei giardini e sugli orti, entrano nelle case, si appoggiano sulla nostra pelle”.

 

A seguire sono le avvocate Gianna Chemello ed Eleonora Folin a esporre la nuova petizione. Non si tratta infatti di quella già presente su change.org per fermare la realizzazione del vigneto, bensì di una raccolta firme cartacea da consegnare ai Comuni di Belluno e Sedico. “Ci siamo informati - afferma Chemello - sul perché di quanto accade. Nel trevigiano la terra è stata ormai distrutta, in più i comuni hanno iniziato a imporre e far rispettare regolamentazioni più severe. Inoltre, il riscaldamento globale fa sì che l’uva non sia quella di un tempo, perciò i produttori devono alzarsi verso le terre alte. Hanno perciò scoperto che nel Bellunese non c’è grande cultura vinicola e hanno deciso di piazzarsi qui, pensando di colonizzare il territorio”.

 

 

 

Da qui la petizione, pensata (forse un po’ a sorpresa) non per impedire il vigneto, ma con una serie di altri obiettivi: l’adozione di un regolamento di polizia rurale più stringente (ad esempio maggiori distanze delle coltivazioni da proprietà private, siti sensibili e acque, l’imposizione di barriere di almeno tre metri di altezza e uno di profondità per limitare la dispersione delle sostanze e l’irrorazione solo con determinate condizioni di vento), la sospensione immediata dei nuovi impianti vitivinicoli in attesa di tali regole, la formazione ad hoc di personale di polizia municipale e controlli a campione sui vigneti esistenti. “Chiediamo inoltre - spiegano - che sia dato impulso alle coltivazioni biologiche. Il problema infatti è che le piccole aziende di vino biologico non hanno capitali alle spalle, mentre quelle che arrivano hanno fondi europei e sovvenzioni e, dunque, molto più potere contrattuale”.

 

Due quindi i moduli di firma, uno per ognuno dei Comuni interessati, ma con l’obiettivo di creare un dialogo con tutta la Valbelluna per adottare una regolamentazione efficace prima sia tardi. Un punto sul quale non mancano però le perplessità. “Nel 2018 - interviene Gioia Sacchet, consigliera di minoranza nel Comune di Sedico - abbiamo approvato un regolamento di polizia rurale con una parte collegata ai fitosanitari. Vorrei quindi capire se lo avete preso in esame e se ritenete ci sia da cambiare qualcosa, nonché come pensate di coinvolgere le amministrazioni. All’epoca ero assessora all’agricoltura e la sensibilità sul tema c’è: bisogna però far sapere che queste procedure sono state adottate”.

 

Vale anche per Belluno, dove il regolamento risale all’amministrazione Massaro come ricordato dall’attuale consigliere di minoranza Giangiacomo Nicolini, che specifica: “Si può prevedere di collaborare con i consiglieri per impegnare sindaco e giunta sul tema. L’invito dunque è confrontarvi con noi: bisogna infatti ragionare non con il cuore ma con la testa, e capire cosa si può fare davvero, superando i colori politici e tutelando il cittadino privato e pubblico”.

 

“Conosciamo i regolamenti - replicano le avvocatesse - e quello che chiediamo è adottare normative più rigorose, farle rispettare e promuovere un’armonizzazione in tal senso tra i vari Comuni”.

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