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FVG
02 marzo | 20:00

L'Iran e lo snodo commerciale di Trieste, come la guerra può ripercuotersi sulle imprese italiane: "Per ora traffico regolare, il problema è il dollaro"

Il responsabile dei camion merci iraniani Ghaffari Behrouz: “Il traffico fino a qui è stabile perché sono stati colpiti solamente obbiettivi militari, le industrie civili funzionano. Mandiamo camion in tante città, e se il cambio con il dollaro dovesse aumentare in modo eccessivo le ditte iraniane non potrebbero più acquistare prodotti italiani”

TRIESTE. La guerra scoppiata nuovamente in medio oriente pochi giorni fa, che ha visto l'Iran tornare nel mirino di Stati Uniti e Israele in un conflitto che nelle ultime ore va allargandosi anche negli stati limitrofi, ha posto nuovamente l'attenzione su uno dei traffici commerciali più importanti tra quelli che l'Iran mantiene verso l'occidente.

 

Un flusso che passa per buona parte attraverso il nostro Paese e che trova il il suo approdo nel porto di Trieste. Attualmente l'import-export che arriva a Trieste dall'Iran vede transitare di tutto: dai semilavorati industriali, ai generi alimentari, fino ai prodotti di consumo destinati alla grande distribuzione. Un traffico che sino a qui continua a funzionare nonostante l'incedere del conflitto mediorientale, ma se le ostilità dovessero prolungarsi oltre un certo limite, anche questo commercio potrebbe risentirne, con il rischio che le conseguenze ricadano anche sulle imprese e le attività produttive del nostro paese.

 

Sull'argomento Il Dolomiti ha intervistato Ghaffari Behrouz, agente responsabile dei camion merci iraniani che quotidianamente gestisce decine di camion che giungono nella città adriatica, monitorando parallelamente i rischi di questa attività. 

 

“Vivo e lavoro a Trieste da quasi trent'anni – spiega Ghaffari – commissiono le pratiche doganali e supervisiono circa dieci nuovi camion ogni giorno. Il traffico dall'Iran è sempre stato stabile, questo perché fino ad ora, nei momenti di crisi come in questa guerra, sono stati colpiti solamente obbiettivi militari, pertanto industrie civili e magazzini continuano a funzionare. Il problema semmai è il dollaro, che in Iran aumenta a balzi grandi e improvvisi, e ciò rende più difficile per gli operatori iraniani che vengono in Europa acquistare della merce dopo aver venduto, con il risultato che il rischio possa tradursi in un calo delle esportazioni da parte delle imprese italiane. Noi mandiamo camion in tante città, tra cui Padova, Milano, Monza, Torino, e se il cambio con il dollaro dovesse aumentare in modo eccessivo le ditte iraniane non potrebbero più acquistare prodotti italiani”.

 

Nonostante tutto, il referente iraniano non si dimostra particolarmente preoccupato per il futuro e crede nella solidità di tale commercio, nonché nei sistemi adottati per rendere la tratta più sicura anche nei confronti di un eventuale blocco prolungato dello stretto di Hormuz, come dichiarato da Behrouz.

 

“Abbiamo avuto otto anni di guerra con l'Iraq - prosegue Ghaffari Behrouz -  e le cose hanno sempre funzionato regolarmente. Se chiudono lo stretto di Hormuz? In realtà il traffico merci verso l'Europa tendenzialmente non sfrutta lo stretto di Hormuz, ne il canale di Suez, per aggirare buona parte dei controlli la soluzione più sicura è far viaggiare le merci, perlopiù, via terra, sui tir. Anche se non riusciamo ad evitare i controlli in uscita, in Azerbaigian, dove ci vuotano il camion e le politiche sono stringenti, non puoi avere con te neanche farmaci, se trovano un'aspirina sono guai. Dopodiché una parte dei camion si imbarca ad Istanbul verso Trieste e l'Italia, un'altra prosegue via terra verso la Germania o altri paesi”.

 

Così, nel rifornire l’Italia e l’Europa, il traffico terrestre continua ad assumere un ruolo centrale anche sulle tratte mediorientali. Una centralità che riporta inevitabilmente al cuore della questione una risorsa che probabilmente non credevamo fosse ancora così centrale, cioè il petrolio. Perché oltre alle navi cargo e alle petroliere che restano sullo sfondo, pesa il tema del prezzo del carburante. Non a caso, come conferma Behrouz, molti camionisti in arrivo dal Medio Oriente affrontano il viaggio di ritorno con il pieno caricato direttamente in Iran, dove questo è consentito, mettendosi al riparo dalle pericolose (e costose) oscillazioni dei mercati europei. Pertanto il grosso del traffico con Teheran, almeno per ora, viaggia su gomma più che sul mare.

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