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Bolzano
13 aprile | 06:00

Migliaia di cimici dalle pareti, la lavatrice e il frigo spariti, immondizia e un giro di prostituzione: storia di una casa data in affitto e di un conto da 40.000 euro

"Volevo solo fare del bene e ho avuto tutte le garanzie del caso. Invece mi sono ritrovato con una minaccia di denuncia per sfruttamento della prostituzione e con un conto da 40.000 euro da pagare, mentre tutti i coinvolti dicono: 'Non è colpa nostra'". Per disfarsi degli insetti ci sono voluti cinque mesi e migliaia di euro

BOLZANO. Partiamo da un presupposto.

 

Questa vicenda parla di persone e di un obiettivo da raggiungere: fare bel bene e aiutare qualcuno in difficoltà che vuole ripartire e reinserirsi in società. 

 

E' una storia nella quale un ragazzo, giovane, ha messo a disposizione quello che aveva per gli altri e lo ha fatto credendoci fortemente e con gioia.

 

Ha creduto a un progetto, a un'idea, e soprattutto a un sistema che gli ha dato tutte le garanzie del mondo.

 

Poi però, in quel sistema ci è rimasto incastrato, suo malgrado.

 

E ora si trova a dover pagare, di tasca sua, 40mila euro di danni, dopo aver pure rischiato una denuncia per sfruttamento della prostituzione, e dopo aver dovuto fare i conti con le macerie (letteralmente) che altri hanno lasciato alle sue spalle.

 

E per le quali ora, come spesso capita, nessuno ha la colpa.

 

“Giuro, non voglio piangermi addosso o lamentarmi per il denaro. Voglio raccontare cos'è accaduto perché è assurdo e perché, alla fine, io volevo solo fare del bene. E ora sono nei guai perché i soldi non piovono dal cielo e quarantamila euro non sono esattamente noccioline. E io, per aiutare gli altri, ci ho rimesso tanto denaro, tantissime energie e mesi e mesi della mia vita”.

 

A parlare è Marco S., bolzanino, classe 1983, lavoratore dipendente nel capoluogo.

 

La storia di Marco è simile a quella di tanti altri. E' un ragazzo normale, con una vita normale, un lavoro normale, uno stipendio normale.

 

Ad un certo punto decide di andare a convivere e di lasciare dunque il suo bilocale, situato a Bolzano.

 

Una casetta che aveva ristrutturato e sistemato con cura, alla quale teneva particolarmente.

 

“Era perfetta – ci racconta – l'avevo anche affittata per il periodo del Mercatino di Natale su Air BnB, ed ero stato contento perché tutti mi dicevano che era un gioiellino. Lo era”, ci spiega con rammarico.

 

Quando decide di lasciare la casa inizia a riflettere sulla possibilità di affittarla e, perché no, di utilizzarla per aiutare qualcuno. 

 

“Sono venuto a conoscenza, tramite persone legate anche al mio lavoro, di un progetto innovativo chiamato “Housing first”, che ripensa il modo di aiutare le persone in difficoltà, alle quali serve un reinserimento nella società. E' un progetto esistente da decine di anni in Europa e che in ogni singolo paese si è declinato in un certo modo. In poche parole chi ha una casa la affitta a chi ne ha bisogno. Con tutti i sostegni, i controlli del caso e le verifiche. Ovviamente dietro a tutto questo non ci sono persone improvvisate, ma sistemi collaudati, istituzioni, associazioni. Insomma è una macchina che funziona. O così mi avevano detto”.

 

In realtà, ma questo si scoprirà con il tempo, il progetto in provincia di Bolzano resta solo su carta e Marco, a sua insaputa, si trova a partecipare quindi a un “semplice” percorso di accompagnamento abitativo.

 

“A seguire questo fantomatico progetto sarebbe stata un'assistente sociale assunta dai servizi sociali locali, nello specifico dal SIS, servizio di integrazione sociale. In sostanza mi è stato venduto un progetto che non era quello che mi era stato raccontato. Ma anche qui, non ci sarebbero stati problemi. Non mi interessa il nome del progetto: io volevo aiutare qualcuno e mi sono state poste davanti tutte le garanzie per potermi fidare”.

 

E in effetti tutto sembra essere a posto.

 

C’è il sostegno di associazioni importanti che si occupano di accoglienza, c’è la presenza di un assistente sociale che promette controlli accurati e costanti e c’è un amministratore di sostegno.

 

Insomma tutto bene, tutto chiaro. Nulla di cui non potersi fidare.

 

Marco incontra così l'inquilino, un uomo con una lunga storia di disagio alle spalle, fa la conoscenza dell'amministratore di sostegno dell'uomo e dell'assistente sociale del SIS.

 

Il contratto viene firmato a ottobre 2019. Le garanzie sono chiare: gli occhi dell'assistente sociale vigileranno con attenzione sull'inquilino e sulla situazione per garantire che tutte le parti coinvolte siano felici e tranquille. E che la persona che andrà a vivere nell'appartamento venga reinserita in società.

 

Dal 2019 al 2024, tutto è relativamente tranquillo, racconta Marco.

 

A parte i pagamenti – ci dice con dispiacere – i soldi arrivavano eh. Ma con calma. L'inquilino pagava una parte, tramite l'amministratore di sostegno ovviamente, e quello che mancava veniva aggiunto dai servizi sociali. Purtroppo, chi si occupava dell'inquilino ha spesso dimenticato di rinnovare le domande grazie alle quali l'uomo recepiva i sussidi. Quindi ci sono stati molto spesso ritardi e siamo arrivati a buchi di 10mila euro, saldati poi con molta calma e solo dopo numerose sollecitazioni”.

 

“Ma i soldi alla fine arrivavano – ci dice Marco – in ritardo e con qualche rogna, ma arrivavano. Quindi ho pensato che andasse bene così e che, alla fine, stavo aiutando concretamente e seriamente qualcuno. E ne ero contento”.

 

Fino al gennaio 2024.

 

Qui inizia un'epopea che ha dell'assurdo.

 

Marco rientra in Italia dopo essere stato in vacanza e scopre, via email, che i condòmini dello stabile dove si trova l'appartamento affittato vogliono denunciarlo per sfruttamento della prostituzione.

 

“Preso da una “lievissima” ansia ho cercato di capire cosa stesse accadendo e mi si è letteralmente aperto davanti un incubo. Mi viene spiegato nel dettaglio da chi vive nello stabile cosa succede nel mio appartamento e che da anni tutto il condominio sta vivendo un inferno”.

 

I condomini sono stremati, raccontano, da anni di disagi: ad esempio il continuo andare e venire di soggetti, molti dei quali senzatetto, che dormono nel giro scale, “accolti” dalla persona a cui Marco ha affittato la casa.

 

Oppure come, ad accogliere adulti e bambini nel condominio, vi è anche una prostituta, che secondo le ricostruzioni, vive e “lavora” proprio nell'appartamento di Marco.

 

“I bambini dell'appartamento attiguo quando andavano a scuola la mattina trovavano la donna in lingerie che riceveva i clienti. Mi mostrano video e immagini di un altro uomo che entra nell'appartamento e che gestisce il giro di prostituzione. Ero sotto choc

 

Marco scopre che a vivere nell'appartamento di 32 metri sono l'inquilino, una prostituta e quello che si suppone essere un “protettore”.

 

In casa c'era anche un cane che per anni ha fatto i suoi bisogni per terra, dove capitava.

 

O all'occorrenza nei corridoi comuni dello stabile, spesso direttamente sugli zerbini dei vicini.

 

“Ci credo che erano arrabbiati”, commenta Marco che in quel momento ancora non sa nemmeno l'esatta portata del guaio.

 

“Ho richiesto un colloquio immediato con l'amministratore di sostegno e con l'assistente sociale. Quelli dei quali mi fidavo ciecamente perché mi avevano promesso dei controlli costanti. Controlli che evidentemente ed oggettivamente non ci sono stati". 

 

“Al telefono dico che denuncio tutti. Ero fuori di me, ero spaventato e mi pendeva sulla stessa una minaccia di denuncia per sfruttamento della prostituzione. Non una bella situazione. Al telefono ricevo decine di rassicurazioni, ma non mi interessa, voglio che questa persona venga riportata in dormitorio o dove può essere seguita, perché mi pare evidente che da solo continui a delinquere e vivere in una situazione di degrado”, spiega Marco.

 

Arriva la risposta dell'assistente sociale e dell'amministratore di sostegno: dicono che ci penseranno loro a risolvere il problema, che tutto è sotto controllo e che togliere in quel momento la casa all'inquilino sarebbe, “un passo indietro nel progetto educativo”.

 

“Ma quale progetto educativo che questo vive a casa mia con una prostituta, un protettore, clienti, sporcizia, immondizia, bisogni del cane ovunque, e delinquenti di vario tipo e genere che entrano ed escono? Cioè di cosa stiamo parlando? Ma qualcuno ha mai controllato?".

 

E siamo solo a metà della storia.

 

“Mi arrabbio, tantissimo. Scopro che è sparita la lavatrice e che il letto è stato cementato al pavimento della stanza da letto sul parquet. Con l'assistente sociale stabiliamo dunque che devono essere fissate le visite domiciliari (che, per inciso, dovevano essere fatte anche prima)”.

 

Marco scoprirà in seguito che le visite domiciliari si sono effettivamente svolte. Ma al distretto sociale di quartiere, non direttamente a casa. 

 

Quando fa notare il “piccolo” problema della prostituta si sente rispondere dall'assistente sociale: “Ma no, l'ho chiamato e gli chiesto spiegazioni e mi ha detto che è una sua amica”.

 

“Una sua amica – sottolinea Marco tra lo sconsolato e la risata isterica – Se questa non è una presa per i fondelli...”

 

Nel frattempo i mesi passano, gli inquilini continuano a lamentarsi per i disagi e l'accompagnamento dell'inquilino viene spostato dal SIS al distretto sociale di Gries.

 

A gennaio 2025 all'inquilino di Marco viene assegnata una casa Ipes.

 

Potrà entrare nel mese di aprile e finalmente Marco a quel punto si potrà riprendere casa sua. Contatta dunque gli avvocati di un noto studio bolzanino che da questo momento seguiranno il caso e si organizza per una perizia dell'immobile con un perito edile e per la stima dei danni.

 

Marco, l'avvocatessa che segue il caso e il perito si recano nell'appartamento, che è ancora abitato dall'inquilino, in attesa della casa Ipes.

 

“Per prima cosa, l'avvocatessa e il perito, quando ci è stata aperta la porta, hanno deciso di restare fuori. Non le dico l'odore, l'immondizia, il caos. C'era anche la prostituta, che si è limitata a tirarsi la coperta sulla testa per non essere disturbata”, racconta Marco.

 

Si scopre che sono spariti il frigo, la lavatrice e vari suppellettili, e che mezza casa è stata stuccata.

 

Porte, stipiti, cardini, soglie delle porte, battiscopa, prese elettriche, mobili (come lo scolapiatti) e pareti della stanza sono stati ricoperti da uno strato di stucco dello spessore di un centimetro. Tutto ciò che ha un buco, è stato stuccato. La porta blindata è rotta, il parquet della stanza sembra un'area cani. Il perito e l'avvocatessa erano disgustati. Ma facciamo quello che dobbiamo fare e andiamo via”, spiega Marco.

 

Il primo aprile del 2025 mi vengono finalmente riconsegnate le chiavi. Ma queste, non aprono perché la serratura è stata cambiata, quindi ho pure dovuto chiamare il fabbro”.

 

Marco pensa di essere finalmente all'ultimo step del suo terribile viaggio: riprendersi casa, sistemarla e capire a quanto ammontano i danni.

 

E invece no.

 

La casa è infestata da cimici.

 

Ma non qualche decina. Migliaia. Ce ne erano talmente tante che, nonostante siano animali notturni, camminavano sui muri e sulle porte di giorno perché non sapevano più dove andare, di spazi al buio non ce ne erano più.

 

Spuntavano da ogni dove. Ecco perché ogni buco era stato stuccato, perché da ogni buco uscivano le cimici. Scopro che anche l'appartamento accanto è infestato”, spiega Marco.

 

E a vedere la scena sono rimasti senza parole anche i disinfestatori.

 

“Non avevano mai visto una cosa simile – spiega Marco – perlomeno non in un appartamento abitato da persone. Abbiamo dovuto svuotare l'intera casa, mobili, battiscopa e cassoni delle tapparelle compresi. Tutti i mobili sono stati portati via e sono stati smaltiti. E la ditta di traslochi ha voluto un prezzo maggiorato per il trasporto di “materiali a rischio”. Sono stati necessari 4 cicli di disinfestazione, e l'appartamento è rimasto sigillato per 5 mesi. Cinque mesi. Non cinque minuti”.

 

Marco contattata di nuovo l'assistente sociale dell'ormai ex inquilino per spiegare l'enorme problema delle cimici. “Dovevo avvertire che con tutta probabilità il signore si era portato le cimici nel suo nuovo appartamento Ipes e che era il caso di dare una controllata vista la situazione gravissima che si era lasciato dietro. Mi hanno garantito che avrebbero fatto i controlli. Sei mesi dopo ho letto sul giornale che nel condominio Ipes dove era stato trasferito l'uomo era stata necessaria una disinfestazione a causa delle cimici. Coincidenze?”.

 

Marco riesce a incontrare l'assistente sociale e i servizi sociali mentre cerca di rimettere insieme casa sua. E scopre che oltre al danno, vi è una beffa gigantesca.

 

Il progetto “Housing First” al quale ha aderito anni prima, come avevamo anticipato, non si è mai concretizzato.

 

E nessuno lo ha avvisato.

 

Tutti si dichiarano estranei alla vicenda, nessuno sa nulla.

 

Quindi alla fine, gli atti che ottiene l'avvocatessa , contengono solo il contratto di locazione tra Marco e l'inquilino ed esistono carte firmate dall'inquilino e dai servizi sociali. Nient'altro. Nessuna carta con le firme di tutti, nessun rimando al progetto “Housing first”. Nessun richiamo a nessun progetto.

 

E in questo scenario nessuno ha colpa di niente.

 

“Il problema è che qui nessuno ha controllato niente. Una persona con difficoltà è stata abbandonata in condizioni imbarazzanti. Qualcosa è andato chiaramente storto e ci hanno rimesso tutti: io, i condomini, e pure l'inquilino”.

 

“I servizi sociali – prosegue Marco - si dichiarano estranei perché l'inquilino non gli apriva la porta. Quindi le visite domiciliari sono state trasformate in appuntamenti al distretto. E a nessuno è venuto mezzo sospetto? Per tutela mia e per tutela di questa persona, che chiaramente aveva bisogno di aiuto e non riusciva a gestirsi da sola. È possibile che una persona con amministratore di sostegno possa decidere da sé di rifiutare l'accompagnamento domiciliare dei servizi sociali? Non andava consultato l'amministratore di sostegno?” .

 

Ai fini economici pare che nessuno sia responsabile.

 

L'inquilino vive di sussidi pubblici.

 

L'amministratore di sostegno si è limitato a fare pagamenti di affitti e bollette ma non risponde dei danni suo assistito.

 

L'assistente sociale non ne sa nulla.

 

Una causa in corso, che chissà quanto durerà e quanto costerà.

 

I danni totali sono stimati intorno ai 40mila euro.

 

Un bagno di sangue, insomma.

 

“A lasciare la casa vuota ci avremmo guadagnato molto di più – dichiara Marco che ci tiene a sottolineare un particolare importante.

 

“In una città con carenza di alloggi, dove si sente ogni giorno di persone in difficoltà che hanno bisogno, succede una cosa simile. A una persona come me. Io ci tenevo a fare la mia parte, ci tenevo sul serio. Ero fiero di fare qualcosa di effettivamente concreto per qualcuno. Ora invece racconto la mia storia per raggiungere un duplice obiettivo: avvisare la popolazione e denunciare pubblicamente che qualcosa nel sistema non funziona. Perché qualcuno avesse solo aperto la porta di quella casa, avrebbe capito cosa stava accadendo. Se fossero intervenuti a gennaio 2024, quando sollecitati per la prima volta, avrei avuto dei danni da qualche migliaia di euro, non da 40mila euro.

 

E poi mi chiedo: quante famiglie sono state rovinate dallo stesso sistema?”

 

 

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