"Nome ladino 'Plan de Corones' eliminato dal logo gravissimo atto di violenza culturale nei confronti della nostra minoranza". L'attacco degli Schützen: "Bloccare questo scempio"
Durissima presa di posizione degli Schützen Ladini contro la scelta dei vertici del comprensorio sciistico di eliminare il nome ladino dalla comunicazione ufficiale. Il maggiore Emanuel Delmonego attacca i manager e chiede un intervento urgente della politica provinciale: "Chi sceglie di tacere di fronte a questa provocazione si rende complice della cancellazione della nostra identità"

BRUNICO. "Non si tratta di un semplice restyling grafico ma di un gravissimo atto di violenza culturale nei confronti della nostra minoranza e della storia del territorio”. A dirlo è il Maggiore degli Schützen Ladini Emanuel Delmonego che prende una una netta posizione contro la scelta dei vertici del comprensorio sciistico di cancellare la denominazione ladina “Plan de Corones” dalle strategie di comunicazione ufficiale.
Ripercorrendo in breve la vicenda, la nota arriva a pochi giorni dall'annuncio del restyling del marchio di un brand, con tanto di nuovo logo, fino ad oggi noto soprattutto per il turismo invernale ma che ora vuole "valorizzare ulteriormente le altre componenti della propria offerta turistica: la primavera, l’estate e l’autunno, la cultura e l’enogastronomia, l’escursionismo e il ciclismo". Decisione criticata nei giorni scorsi anche da Roland Verra, presidente della Union Generela di Ladins dles Dolomites (QUI ARTICOLO).
E l'attacco degli Schützen arriva proprio in opposizione al rebranding in Kronplatz Dolomites. “Come Schützen Ladini – spiega Delmonego – intendiamo battere i pugni sul tavolo: la nostra identità e la dignità delle nostre valli non sono merci in vendita per assecondare le logiche del profitto globale".
Ad essere sottolineato dal maggiore è come “questo affronto” si inserisca in un contesto sociale ed economico già drammatico per le comunità ladine, caratterizzato da anni di svuotamento dei “nostri paesi”.
“I giovani sono costretti ad andarsene per mancanza di reali prospettive di crescita – si legge nella nota diffusa – mentre i residenti assistono impotenti a una speculazione edilizia senza freni. Case e terreni vengono svenduti a forestieri a cifre astronomiche che i lavoratori locali non possono nemmeno concepire. Noi pochi rimasti difendiamo le nostre radici con le unghie e con i denti, ma l'arroganza di manager che si credono al di sopra della storia rischia di dare il colpo di grazia alle future generazioni”.
E poi l'affondo: “Non tollereremo che il dio soldo calpesti i diritti sanciti dalla nostra stessa Autonomia. Se i manager del marketing pensano che la memoria storica passi in secondo piano rispetto ai fatturati, ricordiamo loro che il tempo e la giustizia del territorio sanno sempre rimettere ogni cosa al proprio posto. Plan de Corones è e rimarrà il nome di questa montagna”.
Ad essere lanciato è infine un “appello formale e perentorio” alla politica provinciale e ai rappresentanti delle istituzioni.
"L'Autonomia non può essere ridotta a uno slogan elettorale – chiosa Emanuel Delmonego – ma deve tradursi in tutele concrete e immediate. Chiediamo un intervento normativo urgente per porre un freno d'emergenza alla speculazione immobiliare e per bloccare questo scempio culturale. Chi sceglie di tacere di fronte a questa provocazione si rende complice della cancellazione della nostra identità”.


















