Omicidio di Strigno: Mauro Sbetta conosceva il suo assassino. Si cerca il movente, non è stata una rapina, il sindaco: "Siamo ancora tutti sconvolti"
E' stato appurato che i due uomini si conoscevano ed è stato lo stesso Sbetta - quasi sicuramente - a farlo entrare all'interno della propria abitazione situata in via Marconi, lungo la strada che attraversa l'abitato e conduce sino alla località Tomaselli e poi in Tesino. In quella casa dove è avvenuto quello che gli inquirenti hanno definito "un pestaggio che ne cagionava la morte per emorragia intracranica"

STRIGNO. Non è stato un tentativo di rapina e non c'è stata effrazione: l'omicidio di Mauro Sbetta, successo nella notte tra sabato 10 e domenica 11 gennaio, è avvenuto, secondo la ricostruzione degli inquirenti, in un contesto di "conoscenza" tra vittima e aggressore.
Il 40enne marocchino che è stato arrestato perché ritenuto responsabile dell'uccisione del 68enne residente a Strigno (Qui articolo), frazione di 1.500 abitanti del comune di Castel Ivano, è un senza fissa dimora che viveva nella zona di Borgo Valsugana.
E' stato appurato che i due uomini si conoscevano ed è stato lo stesso Sbetta - quasi sicuramente - a farlo entrare all'interno della propria abitazione situata in via Marconi, lungo la strada che attraversa l'abitato e conduce sino alla località Tomaselli e poi in Tesino.
In quella casa dove è avvenuto quello che gli inquirenti hanno definito "un pestaggio che ne cagionava la morte per emorragia intracranica".
In paese regna ancora, comunque, lo sgomento per un evento che ha sconvolto la tranquillità del piccolo comune "sparso" valsuganotto che - dal 2016 - comprende gli abitati di Strigno, per l'appunto, Spera, Villa Agnedo e Ivano Fracena.
"Nella tragicità di una situazione surreale che abbiamo vissuto e stiamo tutt'ora vivendo - spiega il sindaco Alberto Vesco, primo cittadino di Castel Ivano dal momento dell'istituzione del comune - il fatto che non si sia trattato di un tentativo di rapina porta un po' di tranquillità nella popolazione, soprattutto quella più anziana. Nei primi momenti dopo il delitto c'era tanta paura in paese che quanto accaduto a Mauro fosse frutto di un'effrazione sfociata poi in un'aggressione. Siamo tutti inevitabilmente sottosopra, quanto è accaduto ha sconvolto l'intera comunità: in un comune come il nostro, anzi nella frazione di una piccola realtà, affermare che "ci si conosce tutti" non è una frase fatta. Anzi, aggiungo, si conoscono bene anche le persone che vivono nelle realtà limitrofe e, quindi, l'impatto emotivo è inevitabilmente molto più "forte" rispetto a quando situazioni analoghe avvengono in grandi città. Mauro lo conoscevano tutti: era un uomo riservato, questo sicuramente, ma mite, benvoluto e non avrebbe fatto male ad una mosca. Dobbiamo riprenderci, ma il percorso non sarà breve e non sarà semplice".
Mauro Sbetta non aveva né fratelli né sorelle. Aveva perso la mamma in giovane età e il padre si era risposato con una donna che lo ha cresciuto e oggi si trova in casa di riposo a Borgo, alla quale l'uomo era molto legato, con cui aveva un buon rapporto e che visitava spesso all'interno della struttura situata nel capoluogo della Bassa Valsugana.
L'attività degli inquirenti, ovviamente, prosegue per definire i contorni della vicenda. In primis il movente che ha portato il 40enne marocchino a scatenare la propria furia omicida nei confronti del 68enne, trovato riverso all'interno del soggiorno con evidenti tracce di sangue in tutto l'appartamento.












