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Trento
02 novembre | 06:00

Ottanta chilometri di ciclabili a Trento: in città esistono ormai due "partiti", i favorevoli e i contrari. L'inchiesta sul campo de Il Dolomiti: tantissimi i punti critici (FOTO)

In primis va sottolineato che le piste ciclabili - o per meglio dire le corsie dedicate - non sono state realizzate "tutte insieme" e "dall'oggi al domani" perché, già nel 2016, erano presenti 60 chilometri di tracciati dedicati alle biciclette e, a questi, negli ultimi dieci anni, se ne sono aggiunti circa altri 20. Quello che è cambiato è il modo in cui vengono realizzate le ciclabili

Ottanta chilometri di ciclabili a Trento: in città esistono ormai due "partiti", i favorevoli e i contrari

TRENTO. Piacciono, a chi le usa (e, va detto, gli utenti non sono pochi), non piacciono, a chi ritiene che lo spazio loro dedicato sia eccessivo e siano poco "regolamentate". Sicuramente fanno tanto, tanto discutere e il dibattito sulle piste ciclabili a Trento è senza soluzione di continuità e, ormai, pressoché quotidiano.

 

E non solamente nelle aule di Palazzo Thun, dove esiste ormai un "partito" dei favorevoli e un partito dei "contrari", ma soprattutto tra i cittadini, con animi esasperati e un sentimento di "intolleranza" che si sta diffondendo, in taluni casi, in maniera eccessiva, portando ad una "generalizzazione" del dibattito che, a quel punto, rischia di diventare inutile e stucchevole.

 

L'amministrazione Ianeselli, sindaco in carica ormai da sei anni e mezzo e gli assessori che si sono occupati e si occupano di mobilità, vengono "accusati" dall'opposizione di voler "ciclabilizzare" la città.

 

Ebbene, in primis va sottolineato che le piste ciclabili - o per meglio dire le corsie dedicate - non sono state realizzate "tutte insieme" e "dall'oggi al domani" perché, già nel 2016, quando a guidare la città c'era Alessandro Andreatta, nel territorio comunale di Trento erano presenti 60 chilometri di tracciati dedicati alle biciclette (Qui articolo) e, a questi, negli ultimi dieci anni, grazie anche ai fondi Pnrr, se ne sono aggiunti circa altri 20.

 

Quello che è cambiato, semmai (e questo è avvenuto in maniera radicale e assolutamente "visibile"), è il modo in cui vengono realizzate le ciclabili. Se prima si cercava la soluzione migliore possibile per una "sana" convivenza tra ciclisti, automobilisti e pedoni, nel recente passato, in molti casi, si è deciso di "forzare" la mano e deciso di realizzare tratti dedicati alle bici anche dove, oggettivamente, le ciclabili rappresentano più un problema che una risorsa o un'alternativa alla mobilità con auto, sia a livello di viabilità che per quanto concerne la sicurezza, in primis di chi pedala ma anche dei pedoni.

 

E, in altre situazioni, si è invece scelto di togliere spazio ai pedoni (in certi punti è impossibile per due persone camminare l'una a fianco dell'altra), alle corsie dedicate ai veicoli a motore (via Grazioli è l'esempio più evidente) e ai parcheggi.

 

Le situazioni critiche dove, oggettivamente, si poteva e si doveva fare diversamente sono tante, tantissime, troppe.

Qualche esempio? E' presto fatto: partiamo dal primo tratto di via Maccani, quello che precede la rotatoria di Campotrentino. Lì la pista ciclabile si snoda praticamente in prossimità dell'ingresso di vari esercizi commerciali, con lo spazio riservato ai pedoni che è stato ristretto al minimo: chi entra o esce dai negozi, deve prestare grandissima attenzione per evitare di entrare in collisione con le biciclette.

 

Qualche centinaio di metri più avanti, procedendo verso Nord, la situazione è, se possibile, ancora peggiore, visto che le automobili, per svoltare a destra ed entrare nei parcheggi di alcuni esercizi commerciali e del Centro per l'Impiego, devono "attraversare" letteralmente le due corsie della pista ciclabile e anche quella riservata ai pedoni.

Il tutto trovandosi nel mezzo di uno degli snodi più importanti del traffico cittadino, con una rotatoria a doppia corsia che presenta, già di per sé, diverse insidie. Il "coefficiente di pericolosità"? Elevatissimo e, tanto per restare in zona, anche l' "attacco" alla salita del cavalcavia che conduce su via Brennero è mal segnalato e mal delimitato. Di conseguenza la protezione per ciclisti e pedoni è minima.

 

Nel secondo tratto di via Maccani la situazione non migliora e alcuni punti sono ad altissimo rischio d'impatto, con le auto che, soprattutto in uscita, causa anche la ridotta visibilità laterale, si ritrovano a dover "invadere" la ciclabile per potersi immettere sulla via.

Altro punto estremamente critico è quello del sottopassaggio di via Fratelli Fontana, dove la ciclabile - ragionando in direzione del centro cittadino - è posizionata sul marciapiede di destra: ebbene, i ciclisti dovrebbero fermarsi qualche metro prima d'imboccare il sottopasso, scendere dalla bici e spingerla a mano, per poi rimontare in sella qualche metro dopo l'uscita.

 

Questo non accade mai, con il risultato che i mezzi sfrecciano (in discesa) a fianco ai pedoni, in uno spazio estremamente ridotto, che durante la sera e di notte è anche piuttosto buio.

Surreale è quanto accade, invece, in via Brennero, dove il marciapiede di sinistra (procedendo verso Nord) è stato rifatto, sistemato ed adeguatamente protetto e dove sono state predisposte due corsie per le biciclette e una per i pedoni, che devono procedere praticamente in fila indiana, visto lo spazio ristretto. Dalla parte opposta della strada, invece, il marciapiede è decisamente più dissestato, di protezioni neanche l'ombra per centinaia di metri, nonostante la strada sia estremamente trafficata.


C'è poi la questione riguardante via Grazioli, che continua a far discutere dopo un duro confronto, avvenuto nei mesi scorsi, tra maggioranza e opposizione (Qui articolo): per ricavare lo spazio per la nuovissima pista ciclabile a doppia corsia (larga 2,50 metri), inaugurata due anni fa (e, in questo caso, separata dallo spazio riservato ai pedoni da eleganti aiuole) è stata infatti, inevitabilmente, ridotta la sede stradale, ora ad una corsia.

 

Il risultato è stato un'inevitabile congestione del traffico, soprattutto nelle ore di punta, con le difficoltà - tutt'altro che trascurabili - di passaggio per i mezzi d'emergenza e la preoccupazione degli esercenti locali.

Le lamentele riguardanti via Vannetti sono, invece, legate alla mancata "divisione" tra lo spazio riservato alle bici e quello per i pedoni: in tanti chiedono che, vista la tipologia della via (una lunga linea retta), si possa posizionare un "cordolo" tra la ciclabile e il marciapiede per evitare pericolose "invasioni".

Stesso discorso "vale" per via Degasperi, altra via trafficatissima, con la ciclabile che occupa assai più spazio rispetto a quello dedicato ai pedoni, con alcuni passaggi estremamente critici, come quello evidenziato nella foto con addirittura una curva stretta: in tanti si chiedono "ma in quel punto non era proprio possibile interrompere la ciclabile e farla riprendere qualche metro dopo?".

 

Di contro, va detto, che in certe zone della città le ciclabili funzionano bene e hanno permesso di snellire il traffico automobilistico. L'obiettivo di questa inchiesta sul campo realizzata da Il Dolomiti non è certamente quello di demonizzare la mobilità green e i tratti dedicati alle biciclette (tantomeno chi sceglie di spostarsi utilizzando questo mezzo), ma di contribuire al miglioramento della sicurezza dei tratti già esistenti.

 

Eventuali segnalazioni di altre criticità possono essere segnalate a redazione@ildolomiti.it.

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