"Nulla va accettato supinamente", Veronica Pivetti si racconta a il Dolomiti e svela il suo Brecht: "Ironico e sagace, ci dice di esercitare il nostro senso critico"
L'attrice Veronica Pivetti arriva in città con 'Breaking Brecht' e si racconta a il Dolomiti: "Il teatro è un luogo di grande libertà espressiva, fondamentale per continuare a dubitare e mettere tutto in discussione"

TRENTO. "Nulla va accettato supinamente, Brecht ci dice di esercitare continuamente il nostro senso critico". Un insegnamento che attraversa il Novecento e arriva fino ai giorni nostri, in un'epoca in cui la velocità dell'informazione sembra lasciare sempre meno spazio al dubbio. Veronica Pivetti riparte da Bertolt Brecht, dalla sua ironia e dalle sue contraddizioni, per raccontare un autore che ha fatto della critica al potere una delle ragioni della propria arte.
Lo fa con Breaking Brecht, lo spettacolo diretto da Giovanna Gira che la vede protagonista insieme a Manuela Mandracchia e Lucia Vasini e che approda all'Auditorium Santa Chiara di Trento martedì 3 novembre nell'ambito del programma di Audipop (INFO). Un viaggio tra musica, teatro e satira nel quale si incontrano Hitler e Freud, Marx ed Engels, Goebbels e Wagner, mentre la propaganda del Novecento dialoga con le manipolazioni dell'era digitale. Sullo sfondo, non potrebbe essere altrimenti, le musiche di Kurt Weill ma anche il pop internazionale e l'opera lirica.
Lo spettacolo è anche l'occasione per ripercorrere la carriera di un'attrice che, dal doppiaggio alla televisione, dal cinema al palcoscenico, ha attraversato oltre mezzo secolo di spettacolo senza rinunciare a reinventarsi. Pivetti, che si racconta a il Dolomiti, ha iniziato a lavorare a soli sei anni e continua a riconoscere nel teatro uno spazio privilegiato di libertà espressiva. E nella ricerca di nuove sfide una necessità, prima ancora che una scelta professionale.
Partiamo dallo spettacolo, che restituisce tanto il genio artistico quanto le contraddizioni umane di Brecht. Cosa scoprirà il pubblico?
La vera scoperta sono la levità, l’ironia e l’umorismo di un autore troppo spesso ed erroneamente considerato complicato. Imparando da lui, che lo ha fatto per tutta la vita, il pubblico deve mettere da parte il sentito dire e venire a scoprire un Brecht ironico e sagace. Il nostro è uno spettacolo ad alto tasso di emotività dove si ride, ci si commuove e si riflette.
Si mettono in relazione le teorie di manipolazione delle masse del Novecento con la nostra epoca digitale. Brecht considerava fondamentale insegnare al pubblico a dubitare di ciò che vedeva. Crede che oggi abbiamo disimparato a esercitare questo dubbio?
Un po’ sì, purtroppo. Per questo uno spazio come il teatro è fondamentale per continuare a dubitare, a mettere tutto in discussione. Nulla va accettato supinamente, Brecht ci dice di esercitare continuamente il nostro senso critico, e con Breaking Brecht noi, in scena, cerchiamo di fare proprio questo, in suo nome.
Nello spettacolo non mancherà la musica, qual è il suo ruolo nel rapportarsi con la "pesantezza" di certe tematiche?
La musica non manca mai nei miei spettacoli e stavolta con me sul palco ci sono anche Manuela Mandracchia e Lucia Vasini, due magnifiche attrici che hanno accettato questa avventura teatral-musicale con grande entusiasmo. Vi racconteremo in musica e parole un autore che ha vissuto in un’epoca difficile come i primi del novecento fino agli anni cinquanta, un autore "contro", al quale dobbiamo tanto, un uomo che ha lottato coraggiosamente contro i regimi politici e culturali.
Il grande pubblico l'ha conosciuta attraverso personaggi televisivi entrati nell'immaginario collettivo, ma il suo percorso l'ha vista ritagliarsi spazi importanti anche al cinema e in teatro. Dove sente oggi di avere maggiore libertà espressiva?
Amo tutto il mio lavoro, ogni esperienza è diversa e gratificante. Il cinema e la televisione mi hanno dato tantissimo, ma il teatro è senz’altro un luogo di grande libertà espressiva. Non a caso non c’è stagione in cui io non dedichi qualche mese a un nuovo spettacolo e questo "Breaking Brecht" è l’ultimo nato di un percorso partito molti anni fa.
Il suo percorso artistico è cominciato da giovanissima come doppiatrice, prima di trovare nella recitazione una nuova forma di espressione. Ripensando a quel passaggio, che cosa ricorda della Veronica Pivetti che si affacciava a questo mestiere?
Devo al doppiaggio la possibilità di approcciare questo mondo che ora, dopo cinquantacinque anni di lavoro, ho iniziato a doppiare a sei anni, mi permette di essere qui ad affrontare e inventare nuove sfide. A dir la verità per me lavorare è vivere, non concepisco la mia vita senza un progetto lavorativo, in cantiere o in corso.
Prima di salutarla, un'ultima battuta. Ha attraversato generi e linguaggi molto diversi, c'è ancora un territorio artistico che sente inesplorato, qualcosa che vorrebbe raccontare?
Finora ne ho fatte di cotte e di crude, come si suole dire, ma non poniamo limiti alla provvidenza e nemmeno all’inventiva: c’è sicuramente da qualche parte un progetto ardito da affrontare e portare avanti, basta non accontentarsi mai. E soprattutto cercare, cercare e cercare.


















